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Emergenza West Nile, tenere il verde curato tra le accortezze da osservare per evitare il proliferare delle zanzare

La Direzione prevenzione dell’Area sanità e Sociale della Regione Veneto ha diffuso lo scorso 10 settembre l’ottavo bollettino di Sorveglianza sulle Arbovirosi, che contiene uno specifico focus-West Nile. I casi di febbre del Nilo ufficialmente confermati sono stati complessivamente 174 rispetto ai 159 del rilevamento della settimana precedente. Di questi, 120 sono casi con sintomatologia leggera, 54 sono quelli nella più grave forma neuroinvasiva.

Il Piano straordinario di disinfestazione regionale, sia adulticida che larvicida, finanziato con 500 mila euro della Regione è interamente attivato. Le Ulss, inoltre, sono a completa disposizione per supportare gli Enti Locali. A questo proposito, nel Padovano, una delle aree venete più colpite dai casi di West Nile, c’è stato un incontro tra Ulss 6, che agisce in un ambito territoriale comprensivo di 101 comuni, le relative amministrazioni comunali e il Consorzio di bonifica Bacchiglione, che hanno deciso di attuare una serie di interventi sul territorio, tra cui la pulizia dei fossati e dei ristagni d’acqua nei territori di competenza per evitare la proliferazione della zanzara responsabile della diffusione del virus.

Azione suppletiva. Inoltre, il Consorzio Bacchiglione ha deciso di intervenire con l’esecuzione di uno sfalcio erba suppletivo in alcuni tratti dei canali, lavoro che è già stato avviato nei giorni scorsi. Le zone di maggior interesse sono state individuate in prossimità delle scuole, e dei centri più densamente abitati, in modo tale da garantire la sicurezza in primis nei luoghi più affollati.

Che cos’è West Nile? È una malattia virale che colpisce soprattutto gli uccelli trasmessa da zanzare.  Le zanzare si infettano pungendo gli uccelli e a volte trasmettono il virus anche ad ospiti accidentali come il cavallo e l’uomo. La zanzara che trasmette il virus West Nile (WNV) non è la zanzara tigre, bensì la nostra zanzara comune notturna (Culex pipiens) che punge dal tramonto all’alba. Il virus West Nile è arrivato in Veneto per la prima volta nel 2008, probabilmente veicolato da uccelli migratori dall’Africa  e da allora non ci ha più abbandonato, poiché ha trovato in loco le condizioni ideali per il suo mantenimento, cioè un clima caldo-umido, che favorisce le zanzare, ed abbondanza di volatili selvatici, in particolare nelle nostre aree umide. Ll’uomo, anche se infetto, non è in grado di trasmettere il virus alle zanzare o ad altre persone per contatto diretto. Quindi qualsiasi persona infetta non è contagiosa. Contro West Nile ssiste un Piano nazionale integrato che detta le misure minime di sorveglianza e controllo. Ma la Regione del Veneto fa molto di più con propri piani regionali che si possono consultare sul sito della Regione Veneto e sul sito Resolve, nei quali sono descritte le attività che ULSS, comuni e Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) svolgono in campo medico e veterinario, comprese quelle di controllo ordinario e straordinario delle zanzare. La Regione del Veneto è stata la prima ad attivare la sorveglianza delle febbri estive nell’uomo ed un controllo capillare degli equidi come sentinelle. Ad oggi sono presenti sul territorio 55 trappole per zanzare che catturano insetti tutte le settimane per ricercare il virus. Tutti i donatori di sangue e organi della regione sono controllati per WNV per evitare la trasmissione del virus  con trasfusioni e trapianti. E’ impossibile eradicare le zanzare che trasmettono WNV: non si possono curare o vaccinare i volatili selvatici, serbatoi del virus, e non esiste ancora un vaccino per l’uomo. Si può solo cercare di ridurre la densità delle zanzare effettuando periodici interventi larvicidi nei siti di sviluppo della zanzara comune (caditoie e fossati). Il trattamento adulticida va effettuato solo in caso di focolaio da WNV, oppure anche a seguito di singolo caso umano in ambito urbano, per un raggio di 200 metri attorno alla sua abitazione, avendo l’accortezza di non irrorare i prodotti destinati al consumo umano (piante da frutto ed orti).

Cosa può fare il singolo cittadino. La prima cosa da fare è proteggersi dalle punture di zanzara, utilizzando le zanzariere o i condizionatori quando si è in casa (le zanzare non pungono sotto i 23/24°) ed utilizzando repellenti cutanei quando si fanno attività all’aperto. Sul sito dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è disponibile e scaricabile una guida sul corretto utilizzo dei repellenti, che non sono tutti uguali. La seconda cosa da fare è evitare di “allevare” le zanzare nei propri giardini, eliminando le fonti di acqua stagnante, trattando le caditoie con larvicidi per zanzare, coprendo i bidoni d’acqua negli orti e svuotando quelli non utilizzati, tenendo il verde curato.

Fonte: Servizio stampa Consorzio di bonifica Bacchiglione e IZSVe

 

 

 

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Blue tongue, aviaria e West Nile, Regione veneto attiva sistema regionale di sorveglianza

La Regione, su proposta dell’assessore alla Sanità e di concerto con l’assessore all’Agricoltura, ha affidato ai ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico  delle Venezie di Legnaro (PD) il compito di aggiornare in modo sistematico e continuativo la rete informativa “Resolve”, in modo da raccogliere e pubblicare in tempo reale i dati sanitari sulla diffusione delle epidemie animali e relativi studi epidemiologici.

Anche un’App per veterinari. “Una rete a vantaggio dei servizi veterinari, ma anche degli allevatori e delle relative associazioni – sottolineano i due assessori – perché raccoglierà le disposizioni delle autorità competenti, le informazioni relative ai focolai denunciati, i controlli effettuati, le vaccinazioni eseguite, gli interventi dei veterinari pubblici e privati, la mappa dei permessi di movimentazione dei capi”. Una applicazione consentirà ai veterinari di accedervi anche su dispositivo mobile (smartphone o tablet).

Monitoraggio e sorveglianza focolai di blue tongue, influenza aviaria, West Nile. “Lo scorso anno si sono verificati in Veneto numerosi focolai di ‘blue tongue’ e l’inizio del 2017 è stato contrassegnato da ripetute epidemie di influenza aviaria – spiegano i due assessori – I servizi veterinari e le autorità sanitarie necessitano di uno strumento efficace e aggiornato di monitoraggio per poter predisporre le attività di controllo e biosorveglianza e attivare anche interventi mirati di formazione e di esercitazione”.Per realizzare il sistema di sorveglianza continuativo, la Regione Veneto ha destinato all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie 180 mila euro della quota accentrata del fondo sanitario.

La rete “Resolve”, così implementata, consentirà ai servizi sanitari delle Ulss di gestire in maniera informatizzata tutti i dati delle malattie, accedere ad informazioni dettagliate a livello locale, avere a disposizione una serie di report di tipo geografico e statistico per sorvegliare i focolai e valutare eventuali rischi di trasmissione. Inoltre, la valutazione dei livelli di biosicurezza degli allevamenti consentirà nei prossimi anni di censire le aziende anche in base alla probabilità di rischio di diffusione di malattie infettive, in particolare quelle trasmissibili all’uomo, come l’aviaria.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto