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La conferenza organizzativa di Confagricoltura Veneto e Friuli-Venezia Giulia

Come può l’associazione degli imprenditori agricoli restare al passo con i tempi per recitare un ruolo non meramente conservativo delle posizioni già acquisite e rappresentare in maniera  attendibile i valori e gli interessi che le sono affidati? Come può aiutare gli imprenditori agricoli ad affrontare una contingenza economica così difficile non rinunciando alla funzione strategica che l’agricoltura comunque rappresenta in una società postmoderna? Una risposta è stata data, nella storica cornice del Castello di San Salvatore di Susegana (Treviso), da Confagricoltura Veneto e Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, che, nella loro conferenza organizzativa svoltasi nei giorni scorsi, hanno provato ad analizzare l’oggi per aprirsi verso il futuro.

Intese e sinergie. Come hanno sottolineato i presidenti Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi e Piergiovanni Pistoni, il primo segnale di cambiamento è rappresentato proprio dal fatto che l’iniziativa sia stata condotta insieme dalle due Federazioni regionali; le quali  testimoniano così che il futuro dell’associazione degli imprenditori agricoli non può prescindere dalla ricerca di intese e sinergie fra i suoi diversi livelli territoriali, per mettere insieme le idee, le risorse, le iniziative e dare così maggior forza ed incisività ad una presenza che i tempi richiedono sempre più organizzata. Su questa linea si sono inseriti anche il direttore generale di Confagricoltura Luigi Mastrobuono e il presidente nazionale Mario Guidi. Le loro riflessioni hanno permesso ai presenti di valutare la posizione che le agricolture del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, le cui caratteristiche sono state oggetto di un’accurata analisi da parte dell’esperto Alberto Braghin, potranno occupare nel contesto nazionale e comunitario.

L’importanza di far rete. Mastrobuono ha sottolineato l’importanza dell’aggregazione estesa a tutta la filiera per andare oltre la crisi, perché “non ci si salva da soli ma insieme”, indicando il contratto di rete come lo strumento privilegiato per realizzare sinergie fra gli imprenditori agricoli senza sacrificarne l’autonomia.
Per quanto riguarda il sindacato, Mastrobuono ha affermato che Confagricoltura vuole diventare l’associazione di categoria agricola più innovativa perché “l’innovazione è vincente”, puntando sulla valorizzazione e la circolazione del grande patrimonio di conoscenze e di informazioni che contraddistingue il nostro mondo.

La PAC? Nasce già vecchia. Anche il presidente confederale Mario Guidi ha insistito sul concetto di rete, da applicarsi non solo alle imprese come strumento giuridico che le mette insieme “perché ottengano qualcosa di più di quanto otterrebbero da sole”, ma anche all’interno dell’organizzazione, ove si tratta di collegare i suoi diversi livelli territoriali perché diano vita ad uno scambio continuo di informazioni. L’obiettivo ultimo, ha detto Guidi, è quello di promuovere un modello di organizzazione che si ponga al servizio delle imprese, dando loro risposte adeguate in un momento economico ed istituzionale di grave difficoltà. La nuova PAC, infatti, disporrà di risorse sempre più basse e nasce già vecchia, perché punta ancora sul disaccoppiamento, sistema sbagliato quanti altri mai perché non tiene conto delle capacità dell’imprenditore e delle esigenze produttive di ogni singolo Paese. Il quadro nazionale, a sua volta, si contraddistingue per una diffusa indifferenza verso le sorti dell’impresa agricola, da un lato stretta da una pesantissima morsa fiscale che si è riusciti ad allentare solo temporaneamente, dall’altro priva di qualunque misura orientata allo sviluppo. Ma della politica, ha concluso il presidente nazionale di Confagricoltura, abbiamo ancora bisogno e “dobbiamo aiutarla a ricostruire i suo fondamentali”.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

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