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Ultima ora, epidemia “lingua blu”, Regione conferma vaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione

220px-bluetongue_virusVaccini gratuiti anche per i bovini nelle aree di restrizione per puntare alla eradicazione della malattia e certificazioni veterinarie per la movimentazione dei capi a carico dei servizi veterinari delle Ulss, sono le due nuove azioni che la Regione Veneto  intende assumere per contenere e debellare l’epidemia di ‘blue tongue’, la febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi e armenti negli alpeggi del Bellunese, del Trevigiano e del Vicentino e che, con la ‘demonticazione’ dei capi, rischia di arrivare anche in pianura.

Campagna vaccinale. “Nella riunione odierna con i responsabili dei servizi veterinari e di sicurezza alimentare, del dipartimento Agricoltura e del dipartimento Prevenzione della Regione Veneto abbiamo monitorato gli esiti delle prime azioni condotte per contenere l’epidemia e definito il piano d’azione per l’eradicazione del virus”, informano gli assessori Giuseppe Pan (agricoltura) e Luca Coletto (sanità),  che lavorano in tandem per la gestione dell’emergenza. “Dopo l’acquisto delle 104 mila dosi per la vaccinazione in massa degli ovicaprini delle tre province interessate di Belluno, Treviso e Vicenza  e aver reso obbligatoria la profilassi per i bovini soggetti alle ‘zone di restrizione’ con spese a carico dei proprietari, ora procediamo a intensificare la campagna vaccinale in modo di arrivare a coprire almeno l’80 per cento del patrimonio zootecnico bersaglio del virus”.

Una questione di interesse pubblico. La Regione Veneto provvederà quindi ad acquistare e a fornire alle Ulss  dosi gratuite di vaccino per i bovini delle zone soggette ‘a restrizione’ e renderà gratuito il rilascio da parte dei servizi veterinari del certificato obbligatorio per la movimentazione degli animali. “Di norma, tale certificazione è a carico degli allevatori, in quanto funzionale agli interessi delle aziende – spiega Pan –ma in questo caso, poiché la prevenzione del contagio del virus della ‘lingua blu’ è questione di interesse pubblico, sarà la Regione a farsene carico. Di concerto con l’assessore alla sanità predisporrò un provvedimento, da sottoporre alla Giunta, che renda gratuito il costo delle attestazioni veterinarie per la movimentazioni dei bovini, attualmente pari a 32,5 euro”. Per permettere la vaccinazione dell’intero patrimonio zootecnico delle specie sensibili,  la Regione punta, inoltre, alla collaborazione con gli allevatori e le associazioni di categoria per le operazioni di somministrazione. Le aziende che dispongono del veterinario aziendale sono invitate a provvedere in proprio alla somministrazione del vaccino. Le altre potranno rivolgersi ai Servizi veterinari delle Ulss, che – prospettano i due assessori – adotteranno tariffe calmierate.

Effetti. “La ‘Blue tongue’ non è una malattia trasmissibile all’uomo – ricordano Coletto e  Pan – ed è letale solo per gli ovicaprini, non per i bovini. Tuttavia ha pesanti riflessi sulla movimentazione e sui prezzi di mercato del patrimonio zootecnico. Lavoriamo, quindi, per debellare il virus, con un piano vaccinale di copertura a lungo termine”. Nel frattempo i servizi veterinari delle Ulss delle aree interessate dai focolai  hanno già provveduto a vaccinare oltre 20 mila capi e a monitorare buona parte degli animali all’alpeggio (ovicaprini e bovini): oltre la metà dei bovini saliti nei mesi estivi nelle malghe hanno superato i test di controllo e sono già rientrati nelle stalle di pianura. Nelle aree a maggior rischio di diffusione proseguono i controlli clinici negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche per monitorare la circolazione virale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Epidemia “lingua blu”, Regione attiva vaccinazione di massa per ovicaprini, quella dei bovini, al momento a carico dei proprietari

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Vaccini solo per gli ovini e bovini liberi di ammalarsi, è questa la considerazione  di Coldiretti di fronte al diffondersi dell’epidemia da blu tongue, espressa all’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan durante l’incontro con il consiglio provinciale dell’organizzazione agricola padovana.

Retromarcia regionale. “A causa delle scarse risorse di cassa la priorità d’intervento è nei confronti di pecore e capre in quanto il numero di capi soddisfa le scorte economiche accantonate in caso di simili calamità.  Ma se a vacche, manze buoi e vitelli non viene riservato lo stesso trattamento il virus non sarà mai eradicato dal territorio veneto”, afferma Martino Cerantola, presidente regionale dell’organizzazione agricola.  Coldiretti sottolinea l’improvvisa retromarcia degli uffici della Regione Veneto che di primo acchito  avevano garantito una copertura totale, fatto salvo poi verificare con il pallottoliere che i soldi non bastano e quindi operare le vaccinazioni solo per i greggi. “Cosi facendo il Veneto non sarà mai zona indenne a meno che gli imprenditori non si assumano direttamente l’onere del costo del vaccino: soluzione questa che non aiuta di certo gli allevatori già provati da una crisi di mercato senza fine con effetti speculativi già in atto”. Coldiretti  chiede che” le colpe di qualche falla sanitaria europea non ricadano per l’ennesima volta sugli agricoltori che hanno interesse quotidianamente di  difendere le mandrie e a garantire la salubrità delle carni ai consumatori. I servizi sanitari regionali su questo non possono sgarrare altrimenti  saranno responsabili della scomparsa di migliaia di stalle”.

La risposta della Regione. “Con il decreto di acquisto di 104 mila dosi di vaccini è partita la campagna regionale di vaccinazione di massa delle capre e delle pecore del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano contro la ‘blue tongue’, l’epidemia di febbre catarrale maligna che sta colpendo greggi, mandrie e allevamenti negli alpeggi del Bellunese, del Vicentino e del Trevigiano. Veicolata da un insetto, la malattia della ‘lingua blu’ (così  denominata perché causa dermatosi e ingrossamento della lingua sino a fermarne la circolazione sanguigna) non è una malattia trasmissibile all’uomo, né contamina carni e latte nei bovini, ma ha esiti letali nei capi ovicaprini“.

Colpiti ad oggi 72 capi. Continua la nota della Regione: “La diffusione dell’epidemia della febbre catarrale maligna è costantemente monitorata dai Servizi veterinari del Veneto sin da fine agosto, data del primo focolaio segnalato nel Feltrino. Sinora la ‘blue tongue’ ha già colpito 72 capi (dati aggiornati a due giorni fa, dal Servizio veterinario e di sicurezza alimentare della Regione Veneto), di cui 36 pecore, 2 capre, 1 muflone selvatico e 33 bovini. I focolai, inizialmente concentrati negli alpeggi del Feltrino, si sono progressivamente diffusi all’intera provincia di Belluno, al Vicentino e all’Alta Marca. L’epidemia è stata probabilmente innescata da capi infetti importati. I veterinari delle due Ulss bellunesi hanno iniziato ai primi di settembre a vaccinare capre e pecore, là dove si sono verificati i primi focolai e ora il Centro regionale acquisti in sanità (Cras) sta provvedendo, con procedura di urgenza e centralizzata, all’acquisto delle dosi di vaccino, necessarie per la copertura vaccinale (servono due dosi nel biennio) dei 52 mila capi ovicaprini stimati nelle tre province interessate, Belluno, Rovigo e Vicenza”.

Blue tongue vaccinazione resa falcoltativa dal Ministero della salute. A differenza della precedente epidemia del 2008, quando intervenne il Ministero della salute con un piano straordinario di vaccinazioni obbligatorie su tutto il patrimonio zootecnico, ora non esiste più l’obbligo vaccinale nei confronti della ‘blue tongue’. “Il ministero della Sanità ha reso facoltative le vaccinazioni,  scaricandone così l’onere sulle Regioni – mette in evidenza Pan – che devono quindi effettuarle solo utilizzando risorse proprie. Per ora abbiamo quindi dato precedenza al piano di vaccinazione  degli ovicaprini nelle aree interessate dai focolai, al fine di preservare il patrimonio zootecnico, con un impegno di spesa di circa 100 mila euro per l’acquisto delle dosi”. Il Servizio veterinario e di sicurezza animale della Regione Veneto prosegue i controlli clinici settimanali negli allevamenti, i prelievi di sangue e di siero a campione e i controlli sul latte, oltre al posizionamento di trappole entomologiche nelle aree a maggior rischio di diffusione per monitorare la circolazione virale.

Bovini, al momento la vaccinazione è a carico dei proprietari. Pan conclude: “Siamo consapevoli che per eradicare la malattia sarebbe necessario estendere la vaccinazione anche  ai circa 160 mila bovini presenti nelle zone interessate. L’attuale piano di profilassi richiede in via prioritaria la vaccinazione obbligatoria dei bovini che devono essere movimentati dalle zone di restrizione e di quelli da riproduzione, con spese però a carico dei proprietari. Per oggi è stato indetto un vertice con i tecnici dei servizi di prevenzione veterinaria sull’emergenza ‘blue tongue’ nel corso del quale, compatibilmente con le ristrette disponibilità del bilancio regionale, cercheremo di trovare una soluzione anche alle richieste delle organizzazioni professionali degli allevatori di bovini di essere  aiutati dalla Regione nel sostenere l’onere vaccinale”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Caseus Veneti 2016, i quattro formaggi top

caseus-veneti-2016Nella splendida cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD), la giuria aurea di Caseus Veneti, formata da stampa di settore nazionale, ha eletto tra i 37 formaggi premiati con una medaglia d’oro i quattro “top formaggi 2016”.

Ed in vincitori sono…La Casatella Trevigiana DOP della Latteria S.Andrea di Povegliano (TV), il formaggio Piave DOP di Lattebusche di Cesio Maggiore (BL), lo stracchino del Caseificio Castellan Urbano di Rosà (VI), il Capra ubriacato al Traminer della Latteria Perenzin di San Pietro di Feletto (TV), rispettivamente per le categorie DOP freschi e stagionati, formaggi variegati, e per ultimo affinati ed erborinati.

La giuria popolare. Ha premiato ancora Latteria S.Andrea per la Casatella Trevigiana e il Piave di Lattebusche nelle categorie DOP, Paliotto stagionato sempre di Latteria Sant’Andrea e infine l’Imbriago del Centro Veneto Formaggi. Il premio popolare è andato ai casari che hanno elaborato il formaggio.“Un ringraziamento va alla Regione, ai consorzi e a tutto lo staff che ha contribuito al successo di questa manifestazione che dimostra di avvicinare ogni anno migliaia di consumatori – ha detto Terenzio Borga, presidente Aprolaval prodotto del territorio, un prodotto che nasce dal latte, materia prima di qualità delle stalle del Veneto e viene trasformaggio in formaggi che sono la storia della nostra regione”.

Gli chef ai fornelli. Successo anche per gli show cooking 7 Chef per 7 Formaggi più uno, condotti da Adua Villa, sommelier master class e Marco Colognese, selezionatore Guide Espresso, che hanno visto alternarsi per due giorni gli chef più promettenti del Nordest (Silvia Moro, ristorante Aldo Moro di Montagnana- PD; Carlo Nappo, Podere dell’Angelo, Pordenone; Andrea Rossetti, Do Campagni, Cavallino Treporti-VE; Leandro Luppi, Vecchia Malcesine – VR; Alerto Basso, 3 Quarti di Grancona- VI; Ljublica Komlenic, Sporting by Lju a Caorle –VE; Alessio Longhini, Stube Gourmet di Asiago – VI).

Fonte: Servizio Stampa Caseus Veneti

 

30 settembre 2016, i soci Argav visitano l’Orto Botanico di Padova

Ingresso Orto Botanico Università PadovaVenerdì 30 settembre i soci Argav visiteranno l’Orto Botanico di Padova.

Una guida d’eccezione. Situato vicino alla Basilica di Santa Giustina e Prato della Valle,  è il più antico orto botanico universitario del mondo (fondato nel 1545), dichiarato dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità. La grande varietà di piante, suddivise per tipologia e specie, ne comprende alcune molto rare ed antiche, come la palma di Goethe del 1585. Molto bello è il nuovo Giardino della Biodiversità, in cui sono riprodotte le diverse zone climatiche della Terra, progettato dall’architetto Giorgio Strapazzon, che in questa occasione sarà nostra guida d’eccezione.

 

 

 

Colline del Prosecco: presidente Zaia presenta logo e protocollo per la candidatura Unesco a “Patrimonio dell’Umanità”. Ed invita tutti a far gioco di squadra al fine di ottenere il riconoscimento.

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Lo skyline stilizzato delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, trasformate in un “puzzle” di verdi, gialli, blu e oro, adagiato su uno striscio di terra, simbolo del territorio: è il nuovo logo delle colline del Prosecco, il paesaggio dell’Alta Marca che ambisce a entrare nella lista Unesco dei “patrimoni dell’umanità”. Lo ha presentato ieri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia al palazzo Grandi Stazioni di Venezia, insieme al presidente dell’Associazione temporanea di scopo che ha promosso la candidatura, Innocente Nardi, i sindaci dei 28 comuni del comprensorio collinare, il presidente della Provincia di Treviso Stefano Marcon, i rappresentanti delle categorie economiche, gli esperti del comitato tecnico-scientifico che supporta la candidatura, la rappresentante del ministero dei Beni culturali Renata Codello e il consigliere del ministro per l’Unesco Pier Luigi Petrillo.

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Il momento della firma del protoccollo

Necessario un gioco di squadra compatto e unitario. “Il logo è una nuova ed importante tappa nel percorso della candidatura del paesaggio del Prosecco“, ha sottolineato Luca Zaia, che otto anni fa, da ministro all’Agricoltura, fu il primo lanciare l’idea del marchio Unesco per le colline trevigiane della Sinistra Piave. Il logo è stato predisposto in concomitanza con la chiusura del dossier tecnico-scientifico elaborato dal team di esperti, coordinati dall’architetto Pietro Lauretano, e con la firma del protocollo-dintesa-firmato-collineunesco tra i 28 comuni delle ‘Terre Alte’ della Marca e la Regione per la tutela paesaggistica del territorio”. Per il presidente del Veneto, il logo dovrà contrassegnare ogni bottiglia prodotta sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e ogni attività promozionale del territorio, come simbolo del lavoro corale e “coeso” di tutta una comunità. “Ora abbiamo bisogno di un gioco di squadra compatto e unitario – ha auspicato Zaia – perché la candidatura superi nel 2017 la valutazione nazionale ed entri nella selezione degli esperti Unesco di Parigi”.

Farra di Soligo, località Collagu

Farra di Soligo, località Collagu

L’iter. Ideata nel 2008, lanciata nel 2010 con l’iscrizione nella lista ministeriale delle “‘proposte”,  suggellata nel 2015 con l‘iscrizione nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici del  ministero per le politiche agricole e rilanciata in occasione del Vinitaly, la candidatura Unesco dei 440 chilometri quadrati delle colline di Conegliano e Valdobbiadene è il traguardo-simbolo di un paesaggio plasmato e conservato nei secoli grazie al lavoro sapiente  ed ‘eroico’ dell’uomo che ha saputo coltivare ogni zolla, trasformando le ripide rive, strappate ai rovi e alla boscaglia, in terrazze di pregiati vigneti costellate di borghi, pievi e casali in pietra vita.

Nei suoi dipinti, Cima da Conegliano inseriva sempre le “sue” colline, identificabili ancor oggi. “Questo è un paesaggio rimasto pressochè integro, grazie al lavoro manuale dell’uomo che l’ha saputo conservare – ha sottolineato Zaia – e rendere produttivo. I vigneti, a dispetto dei detrattori che dopo la tragedia di Refrontolo hanno accusato il prosecco di essere la causa dello sbancamento del territorio, sono stati e continuano ad essere l’elemento che ha consolidato i valori estetici di questo sito d’eccellenza e ne garantiscono la tutela per le generazioni future”. La continuità tra passato e presente è testimoniata dai paesaggi rinascimentali immortalati da Cima da Conegliano, Giorgione, Giovanni Bellini e dai grandi maestri della pittura veneta, come ha ricordato Amerigo Restucci, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia ed ex rettore dello Iuav; e resta la cifra identitaria di un territorio-comunità, come ha sottolineato Ottavio Di Bella, responsabile della redazione del dossier tecnico-scientifico che sta per essere consegnato all’Unesco.

Candidatura non di un vino ma di un territorio. Anche la firma del protocollo d’intesa tra i 28 Comuni del comprensorio collinare del prosecco, che impegna le singole amministrazioni a condividere norme urbanistiche e regolamenti comunali per la tutela e la valorizzazione del paesaggio, è una ulteriore conferma della volontà del territorio della Sinistra Piave di rimanere fedele a sé stesso e di saper coniugare rispetto per l’ambiente, capacità produttive, innovazione scientifica”, ha sottolineato Zaia. Che ha concluso con un monito: “Ci sono tutte le carte in regola per  entrare nella ‘tentative list’ dell’Unesco, a patto che tutti ci credano: non  stiamo candidando un vino, ma il paesaggio, quel mix di natura, storia, cultura e arte che rende le colline dell’Alta Marca un sito unico al mondo per bellezza, cultura e produttività. Un sito che è la carta d’identità del Veneto e che merita di diventare patrimonio di tutta l’umanità”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Capannoni industriali in disuso i nuovi campi di produzione orticola urbana? Se ne parla il 14 ottobre a Venezia, all’International Inventors Exhibition (13-16/10/2016)

da sinistra, Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Fabrizio Stelluto e Francesco Sini

da sinistra, Giorgio Prosdocimi Gianquinto, Fabrizio Stelluto e Francesco Sini

(di Marina Meneguzzi) Dal 13 al 16 ottobre 2016, nella città “più inventata” al mondo dall’uomo, Venezia, si terrà l’International Inventors Exhibition, organizzato da D-nest web s.r.l., società spin- off del Dipartimento di Informatica dell’Università di Verona. Durante la “quattro giorni” al Pala Expo veneziano, inventori, imprese, istituti di ricerca e associazioni presenteranno e condivideranno le proprie idee di innovazione, ma non solo. Saranno infatti organizzate numerose iniziative collateriali, quali conferenze tematiche e workshop di livello internazionale. Tra queste, venerdì 14 ottobre, figura un convegno sull’agricoltura del futuro. Ad anticiparcene i contenuti,  nell’incontro moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto lo scorso 23 settembre al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), sono intervenuti due studiosi, padovani di nascita ma bolognesi d’adozione: Giorgio Prosdocimi Gianquinto, docente di orticoltura urbana nonché coordinatore del corso di laurea magistrale in Scienze Tecnologiche e Agrarie dell’Università di Bologna, e il ricercatore senior all’Università di Bologna Francesco Sini.

Ricavare ortaggi di qualità in ambienti un tempo impensabili, come i capannoni industriali e i tetti degli stabilimenti. “Considerando il rapporto tra superficie disponibile e popolazione, attualmente ognuno di noi ha idealmente a disposizione 2.000 metri quadri di terreno coltivalbile, ma da qui a trent’anni, con l’aumento della popolazione, la cifra è destinata a calare drasticamente, si parla di 1.300 metri quadrati circa. Poiché nuove terre non ce ne sono e la deforestazione non è sostenibile, il convegno vuole portare alla ribalta l’argomento e la necessità di un’agricoltura sempre più intelligente”, ha esordito Prosdocimi Gianquinto. Che ha aggiunto: “Coltivare in città significa coltivare con sistemi sia di bassa che alta tecnologia. Un esempio è dato dagli orti urbani coltivati in terreni abbandonati, ma anche dai capannoni industriali, oggi in gran parte vuoti per la crisi economica che, grazie alla tecnologia, possono diventare dei campi di produzione di ortaggi di qualità, come anche le serre costruite sui tetti degli stabilimenti. L’orticoltura urbana dà la possibilità di ricucire le lacerazioni in corso con la Terra, è un modo per tornare a presidiare il territorio, creare corridoi ecologici attraversati dagli animali, rigenerare la biodiversità“.

Interventi dal taglio divulgativo d’informazione. Al convegno sono previste sei relazioni di esperti internazionali volte ad esplorare, in modo comprensibile a tutti, alcune tematiche legate all’agricoltura innovativa. Uno studioso belga parlerà dell’agricoltura di precisione attuata con droni e strumenti satellitari in varie pratiche agricole, dalla lotta agli infestanti all’irrigazione. Stefania De Pascale, dell’Università di Napoli, collaboratrice all’Agenzia Spaziale Europea, parlerà di “agricoltura nello spazio“, vitale per le missioni attuali ma anche per il futuro dell’umanità (si parla nel 2030 di una missione su Marte e una parte degli alimenti sarà costituita da ortaggi che gli astronauti producono già in ambienti di bassa gravità). Francesco Sini parlerà del valore terapeutico sociale dell’agricoltura urbana mentre due colleghi spagnoli parleranno di innovazioni in serra e impatto ambientale dei sistemi di coltivazione agricoli intensivi. L’ultimo intervento in programma sarà quello di Maurizio Paoletti dell’Università di Padova e verterà sull‘entomofagia, ossia l’allevamento degli insetti per la produzione di proteine animali per la nutrizione.

Italia, paese “geniale” ma che non brevetta. Diversi e tutti interessanti, dunque, gli argomenti che saranno affrontati a Venezia in occasione di questo nuovo appuntamento in laguna dedicato all’innovazione, la cui genesi è spiegata da Matteo Cristiani, docente di Informatica all’Università di Verona, Ceo di D-nest web srl. “Il genio italiano è famoso in tutto il mondo, eppure oggi il nostro Paese è tra quelli, che annualmente, registra il minor numero di brevetti ed invenzioni. Idee, innovazioni, invenzioni hanno invece bisogno di sostegno e di condivisione, di occasioni per manifestarsi e della tutela di un ambiente sicuro anche sotto il profilo giuridico“.

Autunno, “foliage” e bramito dei cervi, nel bosco del Cansiglio, è di scena lo spettacolo della Natura

I cervi in Cansiglio (foto Mirka Cameran Schweiger)

I cervi in Cansiglio (foto socia Argav Mirka Cameran Schweiger)

A due passi dalla pianura, a 1000 metri di quota, il bosco del Cansiglio, che si estende su 6.000 ettari tra le province di Treviso, Belluno e Pordenone, aspetta gli amanti della natura, ancora più affascinante in questo scampolo di estate. Tra qualche settimana due spettacolari fenomeni della natura: il cambiamento dei colori della foresta e il bramito dei cervi.

La Foresta del Cansiglio, è un’area con caratteristiche uniche, dove si mescolano Storia antica (non solo geologica ma anche paleontologica), bellezze naturali, musei e una irrinunciabile cucina fatta di prodotti locali. Una foresta demaniale che, per vastità, è la seconda in Italia, con una sentieristica ramificata per decine di chilometri, in buona parte di facile percorrenza. Una foresta ricca di varietà botaniche e specie animali. Per cogliere gli aspetti peculiari del Cansiglio, soprattutto in questa stagione, basta avvicinarsi con spirito esplorativo, andando al di là dei numerosi punti ristoro presenti, che comunque offrono delle prelibatezze gastronomiche a base di prodotti a km zero.

Tra questi numerosi luoghi di ristoro, in un angolo strategico quale punto di osservazione panoramico o di partenza per entrare nella Foresta, merita di essere ricordata la Casa Vallorch, il Centro di Animazione Rurale e di Educazione Naturalistica di Veneto Agricoltura, classificato dalla Provincia di Belluno come Rifugio Escursionistico. Qui ha sede l’Associazione “Lupi, Gufi e Civette”, attiva da anni nel campo della didattica naturalistica e del turismo ambientale. L’Associazione propone una variegata attività di didattica in ambiente esterno per conto di Veneto Agricoltura.

Per prenotare escursioni guidate nella Foresta (tra qualche settimana si potrà ammirare lo spettacolare fenomeno del cambiamento dei colori e subito dopo il bramito dei cervi), visite guidate al Giardino Botanico Alpino “Lorenzoni”, al MUC (Museo dell’Uomo in Cansiglio) o più semplicemente per degustare i prodotti tipici della zona, contattare l’Associazione: 349 0945001;  lupiguficivette@gmail.com http://www.lupiguficivette.it.

Fonte: Veneto Agricoltura