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School of cheese, prorogati a venerdì 8 febbraio i termini di partecipazione al progetto promosso da 4 Consorzi Dop del formaggio, tra cui l’Asiago, che premia la creatività degli studenti

A seguito di numerosi riscontri positivi ricevuti dagli Istituti comprensivi di Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino Alto-Adige e Sardegna coinvolti nel progetto School of Cheese, le quattro DOP di formaggi Asiago, Gorgonzola, Pecorino Sardo e Taleggio promotrici del contest, hanno deciso di estendere il termine per l’invio dell’adesione a venerdì 8 febbraio 2019.

Fruitori i bambini delle scuole elementari. Il fine del contest è portare i bambini a riconoscere le denominazioni di origine, in particolare quella dei prodotti contraddistinti dal marchio DOP, accrescere la loro cultura alimentare e diventare protagonisti di scelte salutari, imparando che il benessere può coniugarsi con gusto e piacere. Il contest, avviato lo scorso 3 dicembre, che si sarebbe dovuto chiudere lo scorso 18 gennaio, è dedicato ai bambini delle scuole elementari delle sette regioni italiane – precisamente delle classi terze, quarte e quinte. L’elaborato che i bimbi saranno invitati a creare con l’aiuto degli insegnanti – sia esso fumetto, un racconto, un servizio fotografico o un gioco, qualsiasi cosa emerga dalla loro creatività – dovrà “raccontare” le prerogative dei formaggi partner, i loro valori nutrizionali, gli abbinamenti e le sinergie possibili.

Il concorso prevede il coinvolgimento di circa 3.500 scuole (circa 500 per ogni regione citata) di cui le prime 10 classi terze, 10 quarte e 10 quinte per ogni regione che avranno inviato la propria iscrizione entro l’8 febbraio, saranno gli effettivi partecipanti. Questi riceveranno entro metà febbraio un kit ludico-didattico gratuito contenente materiale editoriale per i docenti, declinato in modo da offrire loro informazioni e approfondimenti sui prodotti e gli obiettivi della campagna, e materiale rivolto ai bambini realizzato con un linguaggio a loro comprensibile e con una grafica accattivante, con il quale gli alunni potranno mettere alla prova la loro creatività.

Le quattro DOP Consorzio Tutela Formaggio Asiago, Consorzio per la tutela del Formaggio Gorgonzola, Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Sardo e Consorzio Tutela Taleggio realizzeranno inoltre un video, una modalità molto efficace pensata in particolare per i bambini, che possa completare i materiali a disposizione. Vi sarà inoltre un help desk attivo, per fornire assistenza continua agli insegnanti durante l’elaborazione delle proposte artistiche e il  sito web www.schoolofcheese.it.

Il regolamento prevede che ogni classe partecipante possa inviare un solo elaborato, a partire dal 4 marzo ed entro il 29 marzo 2019, quello che meglio illustri il significato del progetto, il valore del marchio DOP e le caratteristiche dei formaggi oggetto della proposta, concentrandosi sui loro valori nutrizionali e i possibili abbinamenti. Di questi ne verrà scelto uno, che verrà premiato durante TUTTOFOOD, evento internazionale organizzato da Fiera Milano dal 6 al 9 maggio 2019.

Fonte: Servizio stampa contest School of cheese

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Musetto d’oro 2019, vince un gruppo di amici, i “The king of macha”. Il prossimo 7 marzo, una delegazione della confraternità andrà a Norcia per la consegna della raccolta benefica.

I The king of macha, vincitori dell’edizione 2019 Musetto d’oro

Centinaia di musetti, chili di purè e cren. Così la Confraternita del Musetto ha celebrato il 17 gennaio scorso, giorno di Sant’Antonio Abate protettore dei Norcini, alla Caneva dei Biasio di Riese Pio X (TV), la seconda edizione della goliardica cena a buffet.

I confratelli hanno dovuto bloccare le iscrizioni una settimana prima dell’evento. In gara c’erano trenta produttori “de casada”, la maggioranza del Trevigiano, ma alcuni, come Sandro Stefanuto di Villotta di Chions, in provincia di Pordenone, hanno dovuto fare chilometri per partecipare all’evento. Una serata unica nel suo genere, ospitata in una cantina tra le botti antiche e che ogni anno propone anche in abbinamento i migliori vini della Caneva dei Biasio: in questo caso, scelto un Raboso Spumante Rosato, che sarà anche la bottiglia ufficiale della Confraternita per il 2019.

Il vincitore. Tra tutti, ha portato a casa l’ambito “Musetto d’Oro” un gruppo di sei amici che si sono dati il nome di “The Kings of the Macha”. Sono di Montebelluna, da 16 anni ogni 8 dicembre – luna permettendo – uccidono il maiale che deve pesare tra i 250 e i 260 chili e avere un anno di vita. Nella vita fanno altro: direzione commerciale, bonifiche dall’amianto, rappresentanti di dolciumi, panettieri ed essiccatori del legno. Il loro portavoce è Roberto Durante. “La nostra ricetta è semplice: carne, pepe, sale e tradizione”, dice. “Farne meno ma farli buoni, poi in cottura due ore e quarantacinque nell’acqua dopo aver fatto i tre buchi con lo stuzzicadenti”. A premiarli, l’assessore regionale Federico Caner, che peraltro era in giuria e nella finalissima ha potuto degustare più volte i musetti. “Molto buono come gusto, equilibrato”, ha commentato. “Da caldo e da freddo non variava la bontà e anche visivamente era perfetto”. Dietro di loro, si è classificata l’azienda agricola Rossi, quindi Roberto Daminato, Costa del Sol, i Bagolari e al sesto posto Guizzo.

un momento della cena Musetto d’oro 2019

I giurati. Guidati dalle schede di degustazione tecniche appositamente predisposte da Mariano Alberton, oltre a Caner c’erano, il compositore Mario Brunello, il sindaco di Riese Matteo Guidolin e il suo vice Mario Zonta, l’ex assessore di Castelfranco Giancarlo Saran, i giornalisti Luigi Agostino Mariani, Mimmo Vita, socio Argav e Cristiana Sparvoli, il presidente della Confraternita del Formaggio Asiago Piave Fabio Bona e quello della soppressa, Bruno Valle; senza dimenticare lo chef Nino Baggio, Vittorio Scapinello, esperto veterinario, Alessandro Bragagnolo, noto norcino e Adriano Cavarzan, tecnico dell’Usl.

Il 7 marzo a Norcia. Il sindaco Guidolin, che nella serata ha vestito i panni di Gran Norcino, ha annunciato che il prossimo 7 marzo una delegazione della Confraternita si recherà a Norcia per portare quanto raccolto per la beneficenza. “Un anno fa la Confraternita era un’idea, ora invece siamo una realtà”, dice. “Dopo il successo di Porcomondo, la conferma che nella nostra sede a Cendrole il 17 gennaio è diventato un appuntamento imperdibile, l’attenzione da parte di autorità e esperti di enogastronomia da tutta Italia lo conferma, siamo orgogliosi del Museto”.

Fonte: Servizio stampa Confraternita del Musetto

2-4 febbraio 2019, a Verona tutto pronto per Anteprima Amarone 2015

Posizionamento, internazionalizzazione e strategie di promozione del brand più iconico della Valpolicella. Sono i temi più caldi della “Red Week”, la settimana dedicata al “Grande Rosso” (29 gennaio – 4 febbraio) che culminerà con Anteprima Amarone (2-4 febbraio, Palazzo della Gran Guardia di Verona), la 16^ edizione dell’evento targato Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Sotto i riflettori la promettente annata 2015 e non solo: storia, cultura e qualità, ma anche mercati, impatto economico, sostenibilità e formazione sono infatti al centro degli appuntamenti in programma a Verona già dal 29 gennaio, per un focus di filiera che coinvolgerà anche il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio (2 febbraio).

Ad anticipare il battesimo dell’annata 2015 sarà The Second Valpolicella Annual Conference (1 febbraio, Verona – Sala Maffeiana), il vertice socio-economico internazionale dedicato ai due focus “Amarone della Valpolicella come brand di lusso per conquistare i mercati” (ore 9.30) e al “Riconoscimento dei valori del Vino” (ore 11.30). Saranno invece il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Andrea Sartori e il ministro Gian Marco Centinaio ad aprire Anteprima Amarone 2015 in un confronto su “Brand, valore, export e turismo: Il poker per l’Italia nel calice” (2 febbraio, Verona – Palazzo della Gran Guardia, ore 11.00. Giornata riservata alla stampa). A seguire, spazio anche alle contaminazioni con “Red Passion e Sorsi di Cultura”, la sessione che vedrà protagonisti Giordano Bruno Guerri, storico, accademico e saggista e la giornalista cinematografica e scrittrice, Laura Delli Colli.

Apertura al pubblico e agli operatori del settore. Le degustazioni di Anteprima Amarone apriranno le porte al pubblico domenica 3 febbraio (dalle 10 alle 19, ingresso a pagamento), mentre il giorno successivo sarà riservato agli operatori di settore (dalle 10 alle 17). Info e prevendita biglietti Anteprima Amarone www.consorziovalpolicella.it

Sono invece dedicati alla formazione i primi giorni della “Red Week” di Anteprima Amarone: dal 29 al 31 gennaio 24 candidati da tutto il mondo, alcuni dei quali in corsa per il titolo di Master of Wine, parteciperanno al Valpolicella Education Program (VEP), il corso di alta formazione sulla viticoltura, i vini e il territorio promosso dal Consorzio. Al termine delle lezioni, i candidati sosterranno un esame per diventare Valpolicella Wine Specialists (VWS), il titolo che darà loro la possibilità di essere inseriti nel network globale di divulgatori della Valpolicella riconosciuti ufficialmente dal Consorzio.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela Vini Valpolicella

A Creazzo (VI), patria del broccolo fiolaro, l’alta formazione culinaria è garantita dall’Università del Gusto Vicenza, punto di riferimento nazionale ed europeo, oltre che locale

Creazzo (VI), pizzeria Bellavista, pizza al broccolo fiolaro

(di Alessandro Bedin, foto di Renzo Michieletto, consiglieri Argav) In occasione della settimana della festa del broccolo fiolaro, in corso fino a domenica 20 a Creazzo (VI), il Direttivo Argav è ritornato per il secondo anno nella cittadina per svolgere il suo incontro mensile di coordinamento ma anche per cenare alla pizzeria Bellavista, gestita da Graziano Cortese, nella quale è possibile deliziarsi con pizze a base della rinomata verdura invernale.

Creazzo, Università del Gusto Vicenza, il direttivo Argav insieme a Sara Patrizi e Diego Trevisan che spiegano l’attività del centro di alta formazione

Un centro di alta formazione. E’ stata così colta l’occasione per visitare l’Università del Gusto di Vicenza che ha sede nel Centro di Formazione Esac, struttura di Confcommercio Vicenza per l’aggiornamento e la formazione professionale riconosciuta dalla Regione Veneto, con sede in via Piazzon, 40 a Creazzo, dove, al termine della visita il Direttivo è stato ospitato per la sua riunione periodica. Si è così potuto toccare con mano come l’Università del Gusto offra formazione specializzata manageriale e per il settore del comparto food rivolto ai professionisti del settore ma anche ai diplomati delle scuole alberghiere, che intendono conseguire una specializzazione, e agli appassionati di buona cucina, che vogliono approfondire le loro conoscenze e abilità. Il progetto è nato dalla volontà di Confcommercio Vicenza – tramite Esac S.p.a. – di contribuire, con percorsi formativi altamente specializzati, alla crescita professionale del settore della ristorazione – quindi di ristoranti, pizzerie, pasticcerie, panetterie, enoteche, gastronomie, bar – vale a dire di quell’insieme di aziende e di operatori che è il primo depositario del grande patrimonio enogastronomico italiano.

Riferimento italiano ed europeo. La visita è stata accompagnata da Sara Patrizi e Diego Trevisan, che hanno evidenziato le peculiarità dei corsi proposti: dalla cucina per professione (come il master della cucina italiana), al bar&wine, dalla panetteria e pizzeria alla pasticceria, fino al servizio in sala e anche a corsi tematici e specifici su singoli ingredienti, pietanze, cocktails e corsi pratici sulle tecniche di lavorazione, cottura e conservazione. La qualità dei corsi è garantita dalla presenza di docenti di alta professionalità, anche chef stellati. In ogni corso i partecipanti hanno l’opportunità di apprendere lavorando in postazioni singole ed a fianco del docente. Una interessante e bella realtà locale ma che è anche un riferimento italiano ed europeo.

Siccità inverno 2019, mancanza di neve e riserve d’acqua sotto la media: in Veneto la scarsità d’acqua desta attenzione

Niente allarmismi ma la scarsità di precipitazioni che sta caratterizzando questo primo mese d’inverno ha comportato un abbassamento dei livelli d’acqua dei fiumi veneti che comincia a destare attenzione”, ad affermarlo è Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica della Regione. “La stagione delle irrigazioni è ancora lontana ma ad oggi la situazione generale è vicina a quella registrata nel 2017, l’anno più siccitoso degli ultimi due secoli“.

Mancanza di pioggia e impoverimento risorse nivali. Romano commenta così i dati emersi nella prima riunione dell’anno, svoltasi nei giorni scorsi, dell’Osservatorio delle Risorse Idriche, che riunisce Autorità di Bacino Distrettuale Alpi Orientali, Arpa di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino e le Anbi del Nord Est (i Consorzi di Bonifica), e che rappresenta lo strumento ufficiale di analisi e gestione delle crisi idriche. Non solo mancanza di piogge dunque, a influire sulle portate dei corsi d’acqua è anche il generale impoverimento delle riserve nivali delle montagne del Veneto e del Trentino. Il manto nevoso, del tutto assente sotto i 1.500 metri raggiunge livelli coerenti con le medie stagionali solo a partire da quota 1.700. In Veneto il serbatoio nivale del bacino del Piave equivale attualmente a 80 milioni di metri cubi d’acqua, valori al di sotto della media seppur non di molto.

Sostanzialmente nella media è la risorsa idrica invasata nei laghi trentini, che contribuisce in maniera fondamentale alla portata dell’Adige e in parte del Brenta. L’invaso di Santa Giustina, il più importate per capienza, è al 70%, sostanzialmente in linea con la media del periodo. In linea con la media stagionale è anche il lago di Forte Buso, al 50% della sua capacità, mentre un po’ sotto alla media è l’invaso di Stramentizzo, in questi giorni pieno al 30%.

In Veneto i laghi del Bacino del Piave (Santa Croce il più importante) sono al 60% della capacità d’invaso, un po’ meno rispetto alla media del periodo. L’Invaso del Corlo, che alimenta il Brenta, desta la maggiore attenzione. Al 60% della propria capacità d’invaso segna di fatto un – 25% rispetto alla media del periodo. Sono infine nella media, grazie alle precipitazioni dello scorso autunno, i valori delle falde acquifere. “E’ evidente che stiamo risentendo dei cambiamenti climatici in atto, con situazioni che appaiono surreali: si pensi che siamo passati dall’emergenza alluvionale ad una situazione di quasi siccità in appena due mesi .È necessario che lo Stato investa maggiori risorse sugli invasi e sull’efficientamento della rete irrigua e che al contempo velocizzi la burocrazia per aprire i cantieri delle opere già finanziate nel Piano Invasi”, ha concluso Romano.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

Agrometeorologia, una grande opportunità in agricoltura. Nel frattempo, in Trentino-Alto Adige, oltre il 90 per cento degli agricoltori ricorre alle assicurazioni agevolate.

«Mio nonno si alzava la mattina e scopriva solo allora come si sarebbe declinata la sua giornata nei campi, oggi, grazie alle numerose tecnologie a disposizione degli agricoltori possiamo conoscere in anticipo le condizioni meteo e organizzare al meglio le attività». Così lo scorso 19 novembre ha aperto i lavori dell’incontro organizzato in occasione del Festivalmeteorologia di Rovereto (TN) Giorgio Gaiardelli, presidente di Co.Di.Pr.A. Subito seguito da Sergio Menapace, direttore generale della Fondazione E. Mach, organizzatori, insieme a Condifesa di Bolzano, dell’evento, che ha evidenziato come sia necessario un nuovo approccio alla ricerca per riuscire a rispondere in maniera tempestiva alle esigenze del settore agricolo.

Prolungata siccità, anticipo attività vegetativa, gelate i rischi per l’agricoltore legati al cambiamento climatico. Fabrizio Lorenz, presidente di Itas Mutua che era sponsor dell’evento ha sottolineato come la compagnia assicuratrici sia al lavoro per sostenere la crescita economica degli agricoltori e della filiera implementando strumenti che possano avere un ruolo di prevenzione al fine di mitigare i cambiamenti climatici.  «È fondamentale che il settore agricolo si confronti con quello meteo, ha spiegato Dino Zardi, ideatore del Festival, inoltre, gli agricoltori si devono poter fidare delle previsioni meteo per questo abbiamo bisogno di previsioni il più precise possibili. «È in atto una deriva climatica, c’è una variazione monodirezionale consistente, ha esordito Luciano Pilati, Università di Trento, e questo è attribuibile principalmente a due fattori: l’effetto dell’uomo e la radiazione solare. Cambiamento che può causare notevoli implicazioni sul mondo agricolo, come periodi di prolungata siccità, anticipo dell’attività vegetativa con conseguente rischio di gelate”.

Agrofarmaci, loro sostenibilità da valutare anche dal punto di vista dell’impronta carbonica. Francesca Ventura, Associazione italiana di agrometeorologia, ha spiegato gli obiettivi e scopi della associazione che presiede sottolineando l’importanza del confronto tra i diversi settori. «I cambiamenti climatici ci impongono una gestione aziendale efficiente, ha spiegato Ilaria Pertot, Centro 3A, e sapere se pioverà, quanto pioverà e cosa succederà la prossima settimana è la grande sfida che meteorologi e biologi devono saper affrontare. Sicuramente, ha continuato Pertot, la tecnologia può aiutare per semplificare decisioni complesse, sono molteplici le influenze del meteo che condizionano le scelte dell’agricoltore». I cambiamenti climatici sono un argomento delicato anche per le aziende produttrici di mezzi tecnici per l’agricoltura come Manica spa e proprio per questo Michele Manica, dirigente dell’azienda, ha voluto lanciare una proposta legata all’impatto che hanno gli agrofarmaci in agricoltura proponendo di valutarne la sostenibilità non solo dal punto di vista dell’impatto che hanno sull’ambiente ma anche per quello che hanno sul clima, ovvero calcolandone l’impronta carbonica.

La tavola rotonda in pillole. Moderata da Nicola Castellani de L’Informatore Agrario, che ha visto partecipare numerosi esponenti del mondo agricolo. I relatori si sono confrontati sul ruolo dei cambiamenti climatici e hanno cercato di suggerire possibili soluzioni. I partecipanti alla tavola rotonda: Andrea Piazza (Meteotrentino), Michele Odorizzi (Melinda), Ezio Poli (Vignaioli del Trentino), Angelo Frascarelli (Università di Perugia), Andrea Faustini (Cavit), Marco Caselli (Eldes), Andrea Berti (Co.Di.Pr.A.), Manfred Pechlaner (Condifesa di Bolzano), Giovanni Razeto (Ismea), Guido Pizzolotto (Itas Mutua), Albano Agabiti (Asnacodi). «Dobbiamo evidenziare che la previsione meteo a volte è inaffidabile e questo complica la decisione dell’agricoltore, ha spiegato Piazza, per ridurne l’errore è necessario affidarsi a metodologie di previsione probabilistiche». Michele Odorizzi ha sottolineato come sia necessario avere 3 ordini di previsione: a breve tempo con un trend di 15 giorni e di un mese, al fine di migliorare la gestione aziendale. Ezio Poli ha evidenziato come sia fondamentale avere a disposizione supporti alle decisioni anche in campo meteo che ci permettono di adattarsi e agire di conseguenza. Angelo Frascarelli, invece, ha voluto sottolineare come sia necessario velocizzare l’introduzione dell’innovazione nelle aziende agricole nazionali. Proprio di nuove tecnologie ha parlato Andrea Faustini, evidenziando come queste siano necessarie per svolgere in maniera efficiente l’attività agricola. Infatti, Cavit è da 3 anni che si è dotata di una piattaforma dove vengono raccolte numerose informazioni per supportare le decisioni in campo e comunicarle ai soci attraverso messaggi preparati su misura. Attività sempre più richiesta dai soci, tanto che si sta pensando di creare un tavolo informatico. Marco Caselli ha spiegato come la tecnologia del radar può limitare l’errore di determinazione della previsione meteo. «Dopo le catastrofiche gelate del 2017, ha spiegato Andrea Berti, abbiamo attivato un progetto europeo con ricaduta immediata sul sistema agricolo trentino, dove, in collaborazione con i principali istituti di ricerca provinciali, stiamo costruendo una piattaforma meteoclimatica per microaree che darà informazioni sul rischio gelo e la possibilità di strutturare eventuali metodi di difesa, attivi o passivi. Manfred Pechlaner ha spiegato come i dati meteo siano fondamentali per il lavoro giornaliero dei condifesa, sia per fini assicurativi ma anche per sviluppare nuovi strumenti di tutela dell’agricoltura, come la polizza prati-pascoli nata dalla collaborazione con Co.Di.Pr.A. e con il supporto tecnico di Laimburg e della Fondazione E. Mach.
«Partendo dal concetto che in Trentino-Alto Adige oltre il 90% degli agricoltori ricorre alle assicurazioni agevolate, ha sottolineato Giovanni Razeto, dobbiamo evidenziare che nel resto d’Italia non è così, per questo è necessario pensare a polizze nuove e adeguarle alle vere esigenze degli agricoltori». «Il danno da eventi atmosferici, ha spiegato Guido Pizzolotto, vale 300 milioni di euro all’anno in Italia e in continuo aumento, questo è un quadro abbastanza preoccupante. Le polizze agevolate che coprono i danni da eventi atmosferici attualmente sono costruite partendo dalle indicazioni che arrivano dall’Europa. Sono in fase di nascita nuove polizze per coprire anche le perdite di reddito delle aziende agricole. Sarebbe utili potere collegare la prevenzione alle polizze, anche per ridurne il costo. Albano Agabiti ha sottolineato il fatto che, ogni volta che si attiva un processo di semplificazione, va a finire che tutto il processo diventa più complesso, basti pensare cosa è successo nel 2015 con la nascita dei Piani di assicurazioni individuali. La sfida per il futuro è quello di avere un sistema di consorzi sempre più coeso da Nord a Sud Italia. Samuele Trestini ha concluso l’evento sottolineando come la deriva climatica non ci permetta di adagiarsi sugli allori basti pensare che i cambiamenti climatici hanno un effetto negativo sull’agricoltura in termini di resa, resilienza, creazione di valore. Per questo è necessario sviluppare un modello di interdisciplinarità di tutte le competenze.

Il cicloturismo in Veneto cresce, ma serve più sinergia tra pubblico e privato

Il cicloturismo in Veneto è in forte crescita, ma bisogna riuscire a creare un prodotto cicloturistico rurale d’eccellenza con personalità, qualità e professionalità se si vuole essere competitivi sul mercato. E per farlo serve una sinergia tra pubblico e privato, anche per garantire la manutenzione dei percorsi ciclabili e i servizi che oggi spesso sono carenti o assenti. È quanto è emerso lo scorso novembre nella Tenuta Borgoluce a Susegana (Treviso), all’eductour promosso da Agriturist Veneto (l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura Veneto), giornata dedicata al cicloturismo che ha coinvolto numerosi addetti ai lavori del settore e rappresentanti istituzionali.

L’Alto Adige fa scuola. Robert Seppi, ex direttore dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano, ha raccontato come il Trentino Alto Adige abbia investito da anni nel turismo lento, con il risultato che oggi ci sono milioni di passaggi sulle maggiori ciclabili e che il cicloturismo è diventato una realtà consolidata. “Un cicloturista spende 128 euro al giorno – ha spiegato -, compiendo mediamente un percorso di 64 chilometri in bicicletta, alla quale dedica nove giorni all’anno di vacanza con almeno sette tappe. Sceglie strutture rurali di qualità, cerca le specialità culinarie e territori con un patrimonio storico-culturale. Purtroppo c’è ancora una scarsa considerazione degli operatori pubblici e privati nei confronti dei cicloturisti, che si traduce nella frammentazione dei servizi, nella chiusura degli esercizi ricettivi nei mesi di interesse cicloturistico, nella carenza di piste ciclabili e segnalate, nell’insufficienza di trasporti integrati e di iniziative promozionali”.

La rete escursionistica regionale. Elena Schiavon, organizzatrice di progetti e iniziative di turismo rurale per la Regione Veneto, ha sottolineato che il cicloturismo è in crescita in tutta Europa: secondo un’indagine Ue, genera una ricaduta economica pari a 47 miliardi di euro all’anno. “C’è un aumento di tour operator specializzati e di club di prodotto legati alla bicicletta – ha detto -. Anche la Regione Veneto guarda con interesse al settore, puntando ad ampliare la rete escursionistica regionale, che oggi è costituita da cinque grandi itinerari e sette escursioni, lavorando a nuovi prodotti e progetti speciali. Recentemente abbiamo lavorato anche alla nuova segnaletica turistica, dedicata anche ai cammini e al turismo equestre”.

La Treviso Ostiglia. Renzo Lotto, sindaco del comune di Grisignano di Zocco, ha parlato del nuovo gioiello cicloturistico, la Treviso Ostiglia, che ha completato la parte che ricade nella Marca e ora sta aggiungendo nuovi pezzi nel territorio vicentino: “Abbiamo terminato il tratto di Grisignano, che era il nodo più difficile – ha precisato -. Entro la fine dell’anno approveremo il tratto Grisignano-Montegalda, importantissimo perché andrà a collegarsi alla ciclopista del Bacchiglione. Il tratto vicentino sarà completato entro 4-5 anni. Sono fiducioso che altre risorse vengano messe in campo dalla Regione. Portare avanti questo progetto di ciclovia è un impegno doveroso per gli amministratori, perché gli investimenti tornano sotto forma di risparmio per i cittadini e in minori spese mediche. Il costo di una ciclabile è di 150.000 euro al chilometro: in dieci anni, per ogni euro investito nella ciclabile, tornano 3 euro ai cicloturisti di risparmio rispetto all’uso dell’auto e 4,30 euro a chi la usa per camminare. Senza contare al ritorno per le aziende agrituristiche, per il turismo rurale, per l’offerta formative e dei servizi, per lo sviluppo di nuove attività”.

Per i cicloturisti, meglio il fondo asfaltato che le strade bianche. Luciano Renier, referente della Fiab (Federazione amici della bicicletta) per il Veneto, a proposito di Treviglio Ostiglia ha chiarito che se ne parla dal 2003 e non è ancora completata: “Sarebbe importante per collegare la ciclovia delle Dolomiti a quella del Sole. La parte trevigiana ha il neo di essere sterrata. Un’indagine dice che 8 cicloturisti su 10 privilegiano un fondo asfaltato. Chiediamo che le ciclovie abbiano perciò un fondo asfaltato. Poi c’è il problema della manutenzione, che stiamo affrontando con la Regione Veneto, secondo la quale sarebbe compito dei Comuni. I Comuni però non hanno risorse, e perciò le ciclovie diventano percorsi forestali e finiscono per morire”.

Alimentazione del cicloturista. Infine Laura Cominato, nutrizionista, ha spiegato come le aziende agricole e gli agriturismi debbano prestare sempre più attenzione all’alimentazione del cicloturista, cercando di concepire menu che gli forniscano tutti quegli alimenti che gli garantiscono il giusto supporto energetico durante l’attività. Prima dell’attività servire un pasto a base di carboidrati e grassi, dopo l’allenamento una quota proteica e zuccheri. Nei suoi pasti non devono mai mancare comunque verdura, cereali integrali, proteine buone, frutta, acqua”.

Agriturismi ancora “timidi” nei confronti del cicloturista. Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto, ha ricordato come pubblico e privato debbano fare rete con tutte le aziende che operano nell’ambito del cicloturismo per far decollare il settore: “In Veneto ci sono 1.450 agriturismi, gran parte dei quali devono ancora capire l’importanza di questo turismo lento e sostenibile, curioso e rispettoso dell’ambiente, che si sposa perfettamente con il nostro spirito. Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale per quanto riguarda la progettazione e la gestione dei percorsi cicloturistici, dove spesso difetta la manutenzione”. D’accordo Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Il cicloturismo sta assumendo una crescente importanza e questo richiede sforzi da parte delle aziende agrituristiche di adeguarsi alle richieste del mercato, che può dare ottime opportunità. In Germania sono più di 4 milioni le persone che fanno una vacanza in bicicletta. I cicloturisti sono disposti a spendere, vogliono mangiare bene, vogliono alloggi di qualità. Perciò le aziende devono offrire servizi all’altezza, mentre il pubblico deve lavorare sui percorsi e sulla tabellazione. La provincia di Treviso ha ciclabili anche piuttosto lunghe che vanno nel Veneziano, come quella del Sile. La zona delle Prealpi trevigiane invece non ha una rete completamente in sicurezza che consenta di visitare tutto il territorio di Conegliano-Valdobbiadene. Auspichiamo che venga fatto, perché gioverebbe anche al sistema Prosecco”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto