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Agrometeorologia, una grande opportunità in agricoltura. Nel frattempo, in Trentino-Alto Adige, oltre il 90 per cento degli agricoltori ricorre alle assicurazioni agevolate.

«Mio nonno si alzava la mattina e scopriva solo allora come si sarebbe declinata la sua giornata nei campi, oggi, grazie alle numerose tecnologie a disposizione degli agricoltori possiamo conoscere in anticipo le condizioni meteo e organizzare al meglio le attività». Così lo scorso 19 novembre ha aperto i lavori dell’incontro organizzato in occasione del Festivalmeteorologia di Rovereto (TN) Giorgio Gaiardelli, presidente di Co.Di.Pr.A. Subito seguito da Sergio Menapace, direttore generale della Fondazione E. Mach, organizzatori, insieme a Condifesa di Bolzano, dell’evento, che ha evidenziato come sia necessario un nuovo approccio alla ricerca per riuscire a rispondere in maniera tempestiva alle esigenze del settore agricolo.

Prolungata siccità, anticipo attività vegetativa, gelate i rischi per l’agricoltore legati al cambiamento climatico. Fabrizio Lorenz, presidente di Itas Mutua che era sponsor dell’evento ha sottolineato come la compagnia assicuratrici sia al lavoro per sostenere la crescita economica degli agricoltori e della filiera implementando strumenti che possano avere un ruolo di prevenzione al fine di mitigare i cambiamenti climatici.  «È fondamentale che il settore agricolo si confronti con quello meteo, ha spiegato Dino Zardi, ideatore del Festival, inoltre, gli agricoltori si devono poter fidare delle previsioni meteo per questo abbiamo bisogno di previsioni il più precise possibili. «È in atto una deriva climatica, c’è una variazione monodirezionale consistente, ha esordito Luciano Pilati, Università di Trento, e questo è attribuibile principalmente a due fattori: l’effetto dell’uomo e la radiazione solare. Cambiamento che può causare notevoli implicazioni sul mondo agricolo, come periodi di prolungata siccità, anticipo dell’attività vegetativa con conseguente rischio di gelate”.

Agrofarmaci, loro sostenibilità da valutare anche dal punto di vista dell’impronta carbonica. Francesca Ventura, Associazione italiana di agrometeorologia, ha spiegato gli obiettivi e scopi della associazione che presiede sottolineando l’importanza del confronto tra i diversi settori. «I cambiamenti climatici ci impongono una gestione aziendale efficiente, ha spiegato Ilaria Pertot, Centro 3A, e sapere se pioverà, quanto pioverà e cosa succederà la prossima settimana è la grande sfida che meteorologi e biologi devono saper affrontare. Sicuramente, ha continuato Pertot, la tecnologia può aiutare per semplificare decisioni complesse, sono molteplici le influenze del meteo che condizionano le scelte dell’agricoltore». I cambiamenti climatici sono un argomento delicato anche per le aziende produttrici di mezzi tecnici per l’agricoltura come Manica spa e proprio per questo Michele Manica, dirigente dell’azienda, ha voluto lanciare una proposta legata all’impatto che hanno gli agrofarmaci in agricoltura proponendo di valutarne la sostenibilità non solo dal punto di vista dell’impatto che hanno sull’ambiente ma anche per quello che hanno sul clima, ovvero calcolandone l’impronta carbonica.

La tavola rotonda in pillole. Moderata da Nicola Castellani de L’Informatore Agrario, che ha visto partecipare numerosi esponenti del mondo agricolo. I relatori si sono confrontati sul ruolo dei cambiamenti climatici e hanno cercato di suggerire possibili soluzioni. I partecipanti alla tavola rotonda: Andrea Piazza (Meteotrentino), Michele Odorizzi (Melinda), Ezio Poli (Vignaioli del Trentino), Angelo Frascarelli (Università di Perugia), Andrea Faustini (Cavit), Marco Caselli (Eldes), Andrea Berti (Co.Di.Pr.A.), Manfred Pechlaner (Condifesa di Bolzano), Giovanni Razeto (Ismea), Guido Pizzolotto (Itas Mutua), Albano Agabiti (Asnacodi). «Dobbiamo evidenziare che la previsione meteo a volte è inaffidabile e questo complica la decisione dell’agricoltore, ha spiegato Piazza, per ridurne l’errore è necessario affidarsi a metodologie di previsione probabilistiche». Michele Odorizzi ha sottolineato come sia necessario avere 3 ordini di previsione: a breve tempo con un trend di 15 giorni e di un mese, al fine di migliorare la gestione aziendale. Ezio Poli ha evidenziato come sia fondamentale avere a disposizione supporti alle decisioni anche in campo meteo che ci permettono di adattarsi e agire di conseguenza. Angelo Frascarelli, invece, ha voluto sottolineare come sia necessario velocizzare l’introduzione dell’innovazione nelle aziende agricole nazionali. Proprio di nuove tecnologie ha parlato Andrea Faustini, evidenziando come queste siano necessarie per svolgere in maniera efficiente l’attività agricola. Infatti, Cavit è da 3 anni che si è dotata di una piattaforma dove vengono raccolte numerose informazioni per supportare le decisioni in campo e comunicarle ai soci attraverso messaggi preparati su misura. Attività sempre più richiesta dai soci, tanto che si sta pensando di creare un tavolo informatico. Marco Caselli ha spiegato come la tecnologia del radar può limitare l’errore di determinazione della previsione meteo. «Dopo le catastrofiche gelate del 2017, ha spiegato Andrea Berti, abbiamo attivato un progetto europeo con ricaduta immediata sul sistema agricolo trentino, dove, in collaborazione con i principali istituti di ricerca provinciali, stiamo costruendo una piattaforma meteoclimatica per microaree che darà informazioni sul rischio gelo e la possibilità di strutturare eventuali metodi di difesa, attivi o passivi. Manfred Pechlaner ha spiegato come i dati meteo siano fondamentali per il lavoro giornaliero dei condifesa, sia per fini assicurativi ma anche per sviluppare nuovi strumenti di tutela dell’agricoltura, come la polizza prati-pascoli nata dalla collaborazione con Co.Di.Pr.A. e con il supporto tecnico di Laimburg e della Fondazione E. Mach.
«Partendo dal concetto che in Trentino-Alto Adige oltre il 90% degli agricoltori ricorre alle assicurazioni agevolate, ha sottolineato Giovanni Razeto, dobbiamo evidenziare che nel resto d’Italia non è così, per questo è necessario pensare a polizze nuove e adeguarle alle vere esigenze degli agricoltori». «Il danno da eventi atmosferici, ha spiegato Guido Pizzolotto, vale 300 milioni di euro all’anno in Italia e in continuo aumento, questo è un quadro abbastanza preoccupante. Le polizze agevolate che coprono i danni da eventi atmosferici attualmente sono costruite partendo dalle indicazioni che arrivano dall’Europa. Sono in fase di nascita nuove polizze per coprire anche le perdite di reddito delle aziende agricole. Sarebbe utili potere collegare la prevenzione alle polizze, anche per ridurne il costo. Albano Agabiti ha sottolineato il fatto che, ogni volta che si attiva un processo di semplificazione, va a finire che tutto il processo diventa più complesso, basti pensare cosa è successo nel 2015 con la nascita dei Piani di assicurazioni individuali. La sfida per il futuro è quello di avere un sistema di consorzi sempre più coeso da Nord a Sud Italia. Samuele Trestini ha concluso l’evento sottolineando come la deriva climatica non ci permetta di adagiarsi sugli allori basti pensare che i cambiamenti climatici hanno un effetto negativo sull’agricoltura in termini di resa, resilienza, creazione di valore. Per questo è necessario sviluppare un modello di interdisciplinarità di tutte le competenze.

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Il cicloturismo in Veneto cresce, ma serve più sinergia tra pubblico e privato

Il cicloturismo in Veneto è in forte crescita, ma bisogna riuscire a creare un prodotto cicloturistico rurale d’eccellenza con personalità, qualità e professionalità se si vuole essere competitivi sul mercato. E per farlo serve una sinergia tra pubblico e privato, anche per garantire la manutenzione dei percorsi ciclabili e i servizi che oggi spesso sono carenti o assenti. È quanto è emerso lo scorso novembre nella Tenuta Borgoluce a Susegana (Treviso), all’eductour promosso da Agriturist Veneto (l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura Veneto), giornata dedicata al cicloturismo che ha coinvolto numerosi addetti ai lavori del settore e rappresentanti istituzionali.

L’Alto Adige fa scuola. Robert Seppi, ex direttore dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano, ha raccontato come il Trentino Alto Adige abbia investito da anni nel turismo lento, con il risultato che oggi ci sono milioni di passaggi sulle maggiori ciclabili e che il cicloturismo è diventato una realtà consolidata. “Un cicloturista spende 128 euro al giorno – ha spiegato -, compiendo mediamente un percorso di 64 chilometri in bicicletta, alla quale dedica nove giorni all’anno di vacanza con almeno sette tappe. Sceglie strutture rurali di qualità, cerca le specialità culinarie e territori con un patrimonio storico-culturale. Purtroppo c’è ancora una scarsa considerazione degli operatori pubblici e privati nei confronti dei cicloturisti, che si traduce nella frammentazione dei servizi, nella chiusura degli esercizi ricettivi nei mesi di interesse cicloturistico, nella carenza di piste ciclabili e segnalate, nell’insufficienza di trasporti integrati e di iniziative promozionali”.

La rete escursionistica regionale. Elena Schiavon, organizzatrice di progetti e iniziative di turismo rurale per la Regione Veneto, ha sottolineato che il cicloturismo è in crescita in tutta Europa: secondo un’indagine Ue, genera una ricaduta economica pari a 47 miliardi di euro all’anno. “C’è un aumento di tour operator specializzati e di club di prodotto legati alla bicicletta – ha detto -. Anche la Regione Veneto guarda con interesse al settore, puntando ad ampliare la rete escursionistica regionale, che oggi è costituita da cinque grandi itinerari e sette escursioni, lavorando a nuovi prodotti e progetti speciali. Recentemente abbiamo lavorato anche alla nuova segnaletica turistica, dedicata anche ai cammini e al turismo equestre”.

La Treviso Ostiglia. Renzo Lotto, sindaco del comune di Grisignano di Zocco, ha parlato del nuovo gioiello cicloturistico, la Treviso Ostiglia, che ha completato la parte che ricade nella Marca e ora sta aggiungendo nuovi pezzi nel territorio vicentino: “Abbiamo terminato il tratto di Grisignano, che era il nodo più difficile – ha precisato -. Entro la fine dell’anno approveremo il tratto Grisignano-Montegalda, importantissimo perché andrà a collegarsi alla ciclopista del Bacchiglione. Il tratto vicentino sarà completato entro 4-5 anni. Sono fiducioso che altre risorse vengano messe in campo dalla Regione. Portare avanti questo progetto di ciclovia è un impegno doveroso per gli amministratori, perché gli investimenti tornano sotto forma di risparmio per i cittadini e in minori spese mediche. Il costo di una ciclabile è di 150.000 euro al chilometro: in dieci anni, per ogni euro investito nella ciclabile, tornano 3 euro ai cicloturisti di risparmio rispetto all’uso dell’auto e 4,30 euro a chi la usa per camminare. Senza contare al ritorno per le aziende agrituristiche, per il turismo rurale, per l’offerta formative e dei servizi, per lo sviluppo di nuove attività”.

Per i cicloturisti, meglio il fondo asfaltato che le strade bianche. Luciano Renier, referente della Fiab (Federazione amici della bicicletta) per il Veneto, a proposito di Treviglio Ostiglia ha chiarito che se ne parla dal 2003 e non è ancora completata: “Sarebbe importante per collegare la ciclovia delle Dolomiti a quella del Sole. La parte trevigiana ha il neo di essere sterrata. Un’indagine dice che 8 cicloturisti su 10 privilegiano un fondo asfaltato. Chiediamo che le ciclovie abbiano perciò un fondo asfaltato. Poi c’è il problema della manutenzione, che stiamo affrontando con la Regione Veneto, secondo la quale sarebbe compito dei Comuni. I Comuni però non hanno risorse, e perciò le ciclovie diventano percorsi forestali e finiscono per morire”.

Alimentazione del cicloturista. Infine Laura Cominato, nutrizionista, ha spiegato come le aziende agricole e gli agriturismi debbano prestare sempre più attenzione all’alimentazione del cicloturista, cercando di concepire menu che gli forniscano tutti quegli alimenti che gli garantiscono il giusto supporto energetico durante l’attività. Prima dell’attività servire un pasto a base di carboidrati e grassi, dopo l’allenamento una quota proteica e zuccheri. Nei suoi pasti non devono mai mancare comunque verdura, cereali integrali, proteine buone, frutta, acqua”.

Agriturismi ancora “timidi” nei confronti del cicloturista. Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto, ha ricordato come pubblico e privato debbano fare rete con tutte le aziende che operano nell’ambito del cicloturismo per far decollare il settore: “In Veneto ci sono 1.450 agriturismi, gran parte dei quali devono ancora capire l’importanza di questo turismo lento e sostenibile, curioso e rispettoso dell’ambiente, che si sposa perfettamente con il nostro spirito. Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale per quanto riguarda la progettazione e la gestione dei percorsi cicloturistici, dove spesso difetta la manutenzione”. D’accordo Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Il cicloturismo sta assumendo una crescente importanza e questo richiede sforzi da parte delle aziende agrituristiche di adeguarsi alle richieste del mercato, che può dare ottime opportunità. In Germania sono più di 4 milioni le persone che fanno una vacanza in bicicletta. I cicloturisti sono disposti a spendere, vogliono mangiare bene, vogliono alloggi di qualità. Perciò le aziende devono offrire servizi all’altezza, mentre il pubblico deve lavorare sui percorsi e sulla tabellazione. La provincia di Treviso ha ciclabili anche piuttosto lunghe che vanno nel Veneziano, come quella del Sile. La zona delle Prealpi trevigiane invece non ha una rete completamente in sicurezza che consenta di visitare tutto il territorio di Conegliano-Valdobbiadene. Auspichiamo che venga fatto, perché gioverebbe anche al sistema Prosecco”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Viticoltura in Veneto, vendemmia 2018 da record, superficie vitata a bio inferiore alla media nazionale

Lonigo, tavolo dei relatori, prima da dx il consigliere Argav Renzo Michieletto

Il vigneto veneto ha prodotto nel 2018 ben 16.409.000 quintali di uva, pari ad uno stratosferico +48,87% rispetto al 2017; va però ricordato che quest’ultima era stata un’annata scarsa e che in questo dato è compresa una quota dell’8,45% di nuovi impianti entrati in produzione proprio nel 2018. Si tratta comunque di una super produzione, già annunciata nelle scorse settimane, che ieri a Lonigo (Vi, c/o Cantine Collis), in occasione del tradizionale focus, moderato dal consigliere Argav Renzo Michieletto, dedicato al consuntivo della vendemmia organizzato da Regione e Veneto Agricoltura con Avepa, ha trovato conferma nei dettagli.

Individuare nuovi mercati. “Per far fronte ad annate così abbondanti Il settore vitivinicolo dovrà necessariamente rivedere la propria programmazione, che non significa certamente limitare i produttori bensì trovare nuovi strumenti a loro sostegno, a partire dall’individuazione di nuovi mercati di sbocco del prodotto”, ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan. Del resto, il vino ottenuto nel Veneto grazie all’ultima abbondante vendemmia è pari a 13.413.777 ettolitri, contro i 9,5 del 2017, gli oltre 10 del 2016 e i 9,8 del 2015. “Un’annata certamente non facile – ha ricordato il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro – che i nostri vignaioli hanno però saputo affrontare con grande professionalità, confermando il Veneto una delle più importanti locomotive viticole del mondo”.

In dettaglio. Nel 2018 la superficie vitata nel Veneto è stata di 94.414 ettari, cresciuta di un +8,27% rispetto al 2017 (+4,78% sul 2016 e +8,27% sul 2015), in gran parte dedicata ad uve DOC, DOCG e IGT. Il Prosecco (Glera) ovviamente fa la parte del leone con una produzione di 4.696.000 di quintali (+37,4% rispetto al 2017), seguito dal Pinot Grigio “Delle Venezie” (oltre 1,7 mln di q; +28,9%), dal Conegliano-Valdobbiadene (1,278, +31,0%), quarto il Valpolicella (0,971; +4.9%), poi Soave (0,591; -12,8%), Bardolino (0,310; +32,1%), Garda (297; +22,2%), ecc.

Il vigneto veneto presenta due importanti macrosistemi: il “Sistema Prosecco”, con il Prosecco, Conegliano-Valdobbiadene e l’Asolo Prosecco, che nel 2018 ha superato i 6 milioni di quintali di uva; e il “Sistema Verona”, con il Valpolicella, Soave, Bardolino, Bianco di Custoza e Garda, che ha toccato i 2,32 milioni di quintali di uva. Insieme i due sistemi hanno prodotto ben 8,48 milioni di quintali di uva, ovvero la metà della produzione 2018. Il ragionamento cambia poco se ci si riferisce ai volumi imbottigliati. Relativamente ai vini DOCG, ai primi tre posti troviamo il Conegliano-Valdobbiadene (679.827 hl; – 0,79%), l’Amarone (103.079 hl; -7,72%) e l’Asolo (92.564 hl; +15,61%). Per quanto riguarda invece le DOC ai primi tre posti troviamo il Prosecco (3,48 milioni di hl; + 5,58%), il Soave (0,351; -12,51%) e il Valpolicella Ripasso (0,205; -1,02%).

Export vino. Nei primi 9 mesi dell’anno, ancora una volta il Veneto si posiziona al primo posto in Italia con un valore di 1,6 miliardi di euro (+3,4% rispetto al 2017) in un contesto nazionale che vale complessivamente 4,4 miliardi di euro (+3,4%). Ben lontane troviamo le regioni Piemonte, Toscana e Trentino-Alto Adige. A Lonigo è stato presentato anche uno studio di Veneto Agricoltura sulle 19 Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto che ribadisce il loro importante ruolo per la valorizzazione/promozione del territorio. I tecnici dell’Agenzia regionale sottolineano che le Strade registrano oltre un milione di presenze all’anno, di cui l’80% estere o extra regione.

Sostenibilità in viticoltura. Pan ha reso merito ai grandi investimenti effettuati dai produttori, dalle cantine sociali e dai consorzi, nonché dalla Regione e dagli enti controllati, per il potenziamento e la qualificazione di un settore strategico del comparto primario, che vale il 35,5 per cento dell’export vinicolo nazionale. Ma, nel contempo, il titolare delle politiche agricole della Regione ha sollecitato il mondo dei produttori a porre al centro delle proprie attenzioni il tema della sostenibilità presente e futura del settore vitivinicolo. “La superficie vitata investita a biologico rappresenta il 5% del totale regionale (circa 4.500 ettari)il valore è in continua crescita, ma è tuttavia inferiore alla media nazionale (16%), anche se confrontabile con quello delle principali regioni del Nord. Quanto all’impiego di prodotti fitosanitari e a sistemi di coltura più sostenibili, la Regione Veneto finanzia con i fondi del Psr investimenti per sistemi e strumenti di meccanizzazione rispettosi dell’ambiente ed è impegnata a predisporre i disciplinari per la certificazione ministeriale integrata e a promuovere il sistema “Qualità Verificata”, nonché guarda con attenzione allo studio e alla sperimentazione di vitigni resistenti, cioè di colture che comportino una sensibile riduzione del numero di trattamenti annui e costituiscano una valida opportunità nei contesti sensibili, laddove è più forte l’interazione con l’uomo e l’abitato”. Tutti i dati sono disponibili al seguente link: http://www.veneto

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Veneto Agricoltura

16 gennaio 2019, visita dei soci Argav all’Università del Gusto di Creazzo (VI). Al termine, Direttivo.

Mercoledì 16 gennaio p.v., su iniziativa del consigliere Alessandro Bedin, i soci Argav visiteranno la sede dell’Università del Gusto a Creazzo (VI), in via Piazzon 40. Alla visita, che avrà inizio alle ore 17:45, farà seguito il Direttivo, per gentile disponibilità di una sala della realtà ospitante. Questo l’ordine del giorno: approvazione verbale precedente; comunicazioni del Presidente; comunicazione della Segretaria; domande iscrizione nuovi soci; programmazione prossime attività 2019; varie ed eventuali. Per i consiglieri che lo desidereranno, la serata terminerà alla trattoria pizzeria Bellavista, tra le cui specialità stagionali c’è la pizza al broccolo Fiolaro, coltivato in  terrenti di proprietà.

 

Regione Veneto equipara istituti agrari con proprie aziende agricole all’interno ad imprenditori agricoli, potranno così accedere ai fondi regionale Psr

Gli istituti agrari del Veneto che per ragioni didattiche hanno al proprio interno delle aziende agricole con una propria capacità produttiva, potranno partecipare ai bandi regionali per lo sviluppo rurale. E’ quanto prevede il nuovo articolo, presentato alla Giunta regionale del Veneto e approvato all’unanimità dalla commissione Attività produttive del Consiglio regionale, ad integrazione del progetto di legge di adeguamento ordinamentale in materia di agricoltura, caccia, commercio e piccole e medie imprese.

Il testo (Pdl 390), in attesa ora del via libera della Affari istituzionali del Consiglio mercoledì 16 gennaio, sarà quanto prima all’esame per l’aula. Gli istituti superiori professionali agrari del Veneto potranno così concorrere ai bandi regionali per l’ammodernamento delle strutture e dei mezzi dell’impresa agricola e beneficiare dei contributi pubblici per il rinnovo del parco macchinari o di quelle strumentazioni indispensabili, sia dal punto di vista didattico, sia per migliorare la produttività dei propri laboratori.

Il conferimento dello ‘status’ di produttore agricolo interessa 17 istituti superiori e professionali agrari del Veneto, frequentati da oltre 8500 studenti. Gli istituti sono: il professionale “Della Lucia” di Feltre, il “Domenico Sartor” di Castelfranco Veneto, il “Cerletti” di Conegliano, l’istituto “8 Marzo-Konrad Lorenz” di Mirano, il “Leonardo da Vinci” di Portogruaro, il “Viola-Marchesini” di Rovigo, l’istituto “Munari” di Castelmassa (Rovigo), il “Duca degli Abruzzi” di Padova, il “De Nicola” di Piove di Sacco, il “J.F.Kennedy” di Monselice, il tecnico agrario “Trentin” di Lonigo, l’istituto “Parolini” di Bassano, l’istituto “Stefano Bentegodi” di Verona, il polo di istruzione “Giuseppe Medici” di Legnago, l’istituto tecnologico “Aulo Ceccato” di Thiene, l’istituto “Mario Rigoni Stern” di Asiago e l’istituto “Scarpa-Mattei” di San Donà di Piave.L’elenco delle scuole interessate è consultabile nel sito retescuoleagrarietriveneto.org

Un investimento lungimirante. “Parificare le scuole alle aziende nell’accesso ai fondi pubblici per l’innovazione significa aiutare l’attività didattica e premiare l’imprenditorialità e la propensione allo sviluppo degli istituti di formazione superiore – afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Pan – Da queste scuole escono gli imprenditori e i tecnici del settore primario di domani. La preparazione professionale e culturale dei ragazzi che si preparano ad entrare nel mondo produttivo dell’agroalimentare rappresenta un essenziale fattore moltiplicatore dell’innovazione del settore. E’ pertanto un investimento lungimirante far rientrare queste scuole altamente professionalizzanti nella platea degli imprenditori agricoli che possono concorrere alla leva dei fondi comunitari e alle misure regionali di sostegno per il miglioramento produttivo. Il programma di sviluppo rurale 2014-2020, che per il Veneto vale 1169 milioni di euro, è lo strumento per portare l’innovazione nel sistema produttivo e non poteva continuare a ignorare gli istituti agrari, parte integrante della “filiera” agroalimentare”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

 

Produzione vino in Veneto nel 2018, lunedì 14 gennaio a Lonigo i dati ufficiali

I dati definitivi della vendemmia 2018 in Veneto saranno presentati lunedì 14 gennaio (ore 9,30) a Lonigo (VI) nella cantina di Collis Group in occasione del tradizionale focus promosso in questo periodo da Regione Veneto e Veneto Agricoltura, con Avepa.

Produzione da record. I tecnici regionali, che stanno concludendo, proprio in queste ore, l’elaborazione dei dati suddivisi per area viticola e tipologia di uva sulla base delle dichiarazioni di produzione dei produttori, annunciano una produzione da record, ovvero superiore ai 16 milioni di quintali di uva, pari ad un +48%  rispetto alla vendemmia 2017 – ma va ricordato che quella era stata un’annata scarsa -, e comunque superiore del 20% rispetto alla vendemmia considerata “normale” del 2016. Quella del 2018 sarà dunque ricordata come una vendemmia straordinaria, sia per qualità che per quantità, a cui fanno eco anche i dati positivi sull’export, che sempre lunedì a Lonigo saranno presentati in maniera dettagliata per Paese di esportazione e tipologia di vino esportato.

Nei primi nove mesi del 2018 il comparto veneto del vino ha esportato il 3,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2017. Oltre ai dati finali della vendemmia 2018 e dell’export di vino veneto, nel corso dei lavori di Lonigo è prevista la presentazione di uno studio realizzato da Veneto Agricoltura sulle Strade del vino e dei prodotti tipici del Veneto (limitatamente all’area “vino”), importante strumento per promuovere il territorio regionale, il prodotto vino, le eccellenze agroalimentari regionali e le aziende, ovvero la sinergia tra enogastronomia e turismo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Al via il concorso per raccontare il paesaggio del Veneto Oientale attraverso la fotografia, invio dei materiali entro il 10 marzo 2019

Raccontare il paesaggio del Veneto Orientale attraverso la fotografia per trasferire l’immagine di un territorio: è questo l’obiettivo del concorso fotografico indetto da VeGAL in collaborazione con Ediciclo Editore.

La scadenza per l’invio dei materiali è entro e non oltre il 10 marzo 2019. Il concorso si inserisce nell’ambito dell’attuazione del piano di comunicazione del Programma di Sviluppo Locale Leader 2014/2020 “Punti, Superfici e Linee” e vuole favorire la diffusione della strategia di sviluppo presso gli attori locali e dare informazione sui progetti che il PSL finanzia (rivolti in particolare al target “giovani” e “imprese”).  Ospite e protagonista delle attività di quest’anno è la scrittrice Elisa Cozzarini (La Piave, Acqua guerriera, Vite controcorrente sul Piave, Il deserto negli occhi, Io non voglio fallire), che racconterà storie delle imprese e degli uomini del territorio.

Il paesaggio oggetto del concorso è terra di fiumi (Sile, Piave, Livenza, Lemene e Tagliamento), lagune (nord di Venezia, Mort di Eraclea e Laguna di Caorle) e canali (Litoranea Veneta). Sarà importante per i partecipanti focalizzarsi sui luoghi dei ricordi individuali o su quelli della memoria collettiva, ritraendo i segni specifici del territorio come “punti” (ad es. chiese, edifici rurali, mulini, idrovore, architetture contemporanee, ecc.), “superfici” (ad es. boschi, parchi, lagune, ecc.) e “linee” (itinerari, filari, corsi dei fiumi, canali, ecc.). “Punti”, “superfici” e “linee” rappresentano le sezioni del concorso. Il testo del bando con tutte le indicazioni è disponibile nella home page del sito di VeGal.

Fonte: Servizio stampa VeGal