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Istituito il Premio Wigwam- Stampa Veneta rivolto alle nuove generazioni per Comunità resilienti, elaborati da produrre a partire da oggi, 30 novembre 2021, sino al 30 giugno 2022. Tema suggerito: Il Natale dei nonni.

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Wigwam Clubs Italia – Rete del Veneto, in collaborazione con il Sindacato dei Giornalisti del Veneto e Anci Veneto e con il patrocinio di Unarga, Argav e Ucsi del Veneto, ha istituito il “Premio Wigwam-Stampa Veneta“, dedicato alle nuove generazione per Comunità resilienti.

Il Premio intende disseminare e condividere esperienze partecipative volte a valorizzare peculiarità locali e beni comuni, favorire emulazione, collaborazioni e partenariati, stimolare coesione sociale e la costruzione di una rete regionale inclusiva, attraverso la promozione dell’interscambio interno e tra e diverse Comunità locali, promuovere la trasmissione del sapere vissuto ai giovani e il dialogo intergenerazionale.

A chi si rivolge. Il Premio è rivolto a gruppi partecipativi formati da: 10/15 ragazzi/e under 25 anni, giornalisti over 65 anni iscritti all’Ordine dei Giornalisti a supporto dei giovani; giornalisti und 65 anni iscritti all’Ordine dei Giornalisti, storici locali, sempre con la funzione di supporto ai giovani nella trasmissione del sapere nel dialogo intergenerazionale. I gruppi partecipativi prenderanno il nome dalla località o dal tema scelto e viene istituito compilando un “capitolato” di intenti coi riferimenti dei partecipanti, del/della tutor e, tra gli under 25, del/della “capogruppo” o del/della “vice capogruppo” e degli eventuali enti/aziende di supporto.

Modalità di partecipazione. Devono essere redatti: elaborati inediti che raccontino/documentino l’attivismo dei giovani delle Comunità locali per la presentazione, cura e valorizzazione delle peculiarità dei territori (ambiente, cultura, prodotti e piatti tipici, persone) in cui operano i gruppi partecipativi; elaborati composti in chiave di cronaca attuale sottoforma di ricerca, racconto, intervista ai protagonisti.

Tema suggerito, “Il Natale dei nonni”. I partecipanti potranno raccontare attraverso parole e immagini il Natale della tradizione, raccogliendo testimonianze e aneddoti da chi ancora ne conserva memoria o la perpetua. I contenuti potranno poi essere confezionati sviluppando due progetti paralleli: 1) un video documentario; 2) un opuscolo con gli elaborati e le fotografie presentati dal gruppo partecipativo.

Elaborati da produrre a partire dal 30 novembre 2021 sino al 30 giugno 2022. In tutto 12, uno dei quali in video. I testi devono essere in formato word di 6 mila battute esatte, spazi inclusi, più 6 foto originali in formato jpg, corredate da didascalie. I video di 3 minuti devono essere montati, con titoli di testa e note di coda. Testi e video devono essere corredati di liberatoria sottoscritta per la pubblicazione, oltre che di liberatoria per i minori.

Premi. Al miglior insieme di elaborati del gruppo 800 euro, al miglior video realizzato dal gruppo 600 euro, al miglior elaborato singolo under 14 300 euro, al miglior elaborato singolo 14-18 anni 300 euro, al miglior elaborato singolo 18-25 anni 300 euro.

Ulteriori informazioni e invio elaborati: Wigwam Clubs Italia – Rete del Veneto, via Porto 8, 35028 Piove di Sacco (PD), tel. 049-9704413, cell. 333-3938555, email: direzione@wigwam.it

Fonte: Wigwam Clubs Italia – Rete del Veneto

1971-2021: il 29 novembre di cinquant’anni or sono veniva emanata la legge per la tutela dei Colli Euganei deturpati dalle attività estrattive. Se ne parla anche il 19 dicembre all’abbazia di Praglia in occasione della presentazione del libro “I Colli ritrovati”.

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(di Renato Malaman, giornalista, socio Argav) Cinquant’anni fa l’ansia era tanta… La sorte della proposta di legge per la tutela dei Colli Euganei (e il conseguente stop a oltre metà delle 70 cave ancora attive) era ancora incerta. La Commissione Istruzione e Belle Arti della Camera l’avrebbe comunque sottoposta all’esame decisivo. E l’avrebbe approvata. La 1097, di cui erano primi firmatari i deputati Giuseppe Romanato di Rovigo e Carlo Fracanzani di Este (ma che aveva il sostegno di altri 26 altri parlamentari: i padovani c’erano tutti e di tutti i partiti), sarebbe poi diventata uno spartiacque fondamentale per la protezione di questo straordinario territorio collinare. Territorio cantato da poeti e letterati di tutte le epoche che le cave, in pochi anni di frenetica attività estrattiva, stavano riducendo in un luogo di devastazione e di rimpianto.

In questa ricorrenza importante – e parliamo di una legge approvata a tempo di record e che giuridicamente ha fatto dottrina a livello nazionale – è doveroso ricordare chi ha sostenuto incessantemente l’azione forte dei parlamentari. Ovvero i Comitati per la difesa dei Colli Euganei, alla cui guida c’erano i fratelli Sandon, Gianni e Franco. Comitati che hanno lavorato con ostinazione, con coraggio e tanta fantasia.

Non fu una battaglia né facile, né semplice, perché le cave allora erano fonte di lavoro per centinaia di famiglie. Però fu una battaglia civile di portata epocale che oggi va ricordata con particolare attenzione. Certamente maggiore di quella che le istituzioni hanno dimostrato nelle ultime settimane, quasi ignorando la ricorrenza. Un silenzio a dir poco imbarazzante…

Nota di redazione. Alle ore 10 di domenica 19 dicembre, 2021 Renato Malaman sarà all’abbazia di Praglia (PD) per presentare il libro ‘I Colli ritrovati’,  realizzato insieme a Claudio Grandis, Toni Grossi e Toni Mazzetti, grazie al supporto di  Banca Patavina. Malaman ha  trattato il capitolo finale, dedicato alla legge 1097. Foto in alto, da sx lo scempio ambientale causato dall’attività estrattiva nei Colli Euganei, Giuseppe Romanato, Carlo Francanzani e Gianni Sandon (credits profilo Fb Renato Malaman)

Rifiuti urbani indifferenziati, sentenza della Corte di giustizia europea prevede che debbano essere smaltiti nell’impianto più vicino al luogo di produzione

Rifiuti speciali

Lo scorso 11 novembre,  la Corte di Giustizia Europea ha emesso una sentenza con la quale vengono dichiarate illegittime le spedizioni all’estero dei rifiuti indifferenziati sottoposti a trattamento meccanico che non ne abbia alterato la natura e le caratteristiche sostanziali.

Infiltrazioni mafiose. “E’ una sentenza, questa, che conferma come il Veneto sia un antesignano nella gestione ecologica e come sia stato capofila in una politica di autosufficienza dei rifiuti. L’organismo comunitario, infatti, legittima la delibera con cui la Regione ha dato un’interpretazione restrittiva alla definizione di rifiuto solido urbano. Un provvedimento importante dal punto di vista ambientale ma anche sociale perché previene infiltrazioni malavitose sempre in agguato”, commenta l’assessore veneto all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin. “La legge prevede che questo tipo di residui debbano essere smaltiti all’interno dei confini regionali – spiega Bottacin – a meno che non ci sia uno specifico accordo tra la regione che li invia e quella che li accoglie. La nostra delibera dà un’interpretazione più corretta e stringente della classificazione. È un provvedimento grazie al quale diventa molto più difficile quello che poteva succedere in precedenza: che i rifiuti urbani fossero sottoposti a un trattamento, anche di relativo impegno ma sufficiente a cambiare il codice identificativo per dichiararlo rifiuto speciale. Con quest’ultimo escamotage, infatti, diventa libero di circolare per l’Europa e può essere inviato a qualsiasi destinazione”.

“La nostra delibera è stata impugnata e ha avuto un percorso complicato fino ad arrivare alla Corte europea che ci ha dato ragione – prosegue Bottacin -. Sono convinto che sia stato compreso come sia imperniata su due pilastri. Uno, quello di non lasciare spazio ad equivoci e situazioni in cui era sufficiente un trattamento al fine di rendere possibile qualsiasi destinazione, responsabilizzando le regioni a dotarsi degli impianti necessari. L’altro, favorire e difendere la legalità. È cronaca di qualche anno fa, infatti, quella che parla anche di arresti in un’altra regione perché era stato scoperto che rifiuti solidi urbani giravano sui camion, diretti in tutta Italia, senza nemmeno essere stati sottoposti a trattamento ma solo alla modifica del codice e della bolla di accompagnamento. Ora con il pronunciamento europeo è inequivocabile: indipendentemente dai codici di identificazione assegnati i rifiuti urbani indifferenziati restano tali e devono essere smaltiti nell’impianto più vicino al luogo in cui sono stati prodotti per limitarne al massimo il trasporto”.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

26 novembre 2021, alla serata Argav-Wigwam, accreditata anche come corso di formazione giornalisti dal Sindacato dei giornalisti Veneto, si parlerà di cammini e camminanti, “Le vie dello Spirito”

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Venerdì 26 novembre p.v. alle ore 19.00 i soci Argav torneranno ad incontrarsi al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) in via Porto 8, per parlare di “Cammini e camminanti, le vie dello Spirito”.

A coordinare i lavori della serata sarà Romina Gobbo, giornalista e consigliere Argav. Gli interventi saranno a cura di: don Raimondo Sinibaldi, presidente Fondazione Homo Viator- San Teobaldo, Alberto Sfriso, project event manager  “Antonio 20-22”, Daniela Castiglione, comitato Fare Rete. Interverranno da remoto: Avelio Martini, responsabile relazioni  internazionali  Rete Wigwam, Andrea Spinelli, camminante ed autore del libro “Se cammino, vivo”, Marco Boscarato, camminante e ristoratore, Sandro Buzzatti, camminante ed attore. La serata, aperta a tutti con Green Pass, è accreditata come corso di formazione  dal Sindacato dei Giornalisti Veneto; giornalisti e giornaliste sono invitati ad iscriversi attraverso la piattaforma Sigef (corsi terzi, 2 crediti). Foto in alto: Tarvisio-Monte Lussuri, tappa della Romea Strata (credits sito Romea Strata)

Premio “Cucina – Identità del Territorio”, Antica Trattoria al Bosco di Saonara (PD) miglior ristorante 2020 per il periodico “Con i piedi per terra” 

Venturato, Gambin con Stefania Deniele e Renato Malaman

Lunedì 8 novembre scorso,  l’Antica Trattoria al Bosco, storico ristorante di Saonara (PD), è stato proclamato miglior ristorante 2020 dal periodico “Con i piedi per terra”, diretto dal socio Argav Mauro Gambin, per essere riuscito a rappresentare al meglio la tradizione e i valori enogastronomici del proprio territorio.

Premio Cucina Identità del Territorio. Nel corso di un incontro conviviale organizzato nel locale premiato, Mauro Gambin e Giampaolo Venturato, editori del periodico che guida alla conoscenza di arte, storia, natura e prodotti tipici della Bassa Padovana, hanno consegnato nelle mani della titolare, Stefania Daniele, davanti ad un numeroso pubblico, costituito dai migliori ristoranti padovani e da diversi produttori dell’agroalimentare, la targa con l’alberello simbolo della testata. La scelta è ricaduta sullo storico ristorante dopo aver valutato i risultati delle “pagelle” delle recensioni redatte dal giornalista Renato Malaman, socio Argav, nel corso del 2020. Il critico enogastronomico, da anni “firma” della testata, ha visitato anche lo scorso anno alcuni ristoranti della Bassa Padovana e dei territori limitrofi per valutarne la proposta.

A portare in alto il punteggio assegnato all’Antica Trattoria al Bosco, che proprio nel 2020 ha compiuto 40 anni di attività, sono stati il largo impiego in cucina di materie prime locali, la stretta osservanza della stagionalità, la rielaborazione della tradizione secondo fantasia e creatività, l’accoglienza, l’abbinamento ai vini e – ovviamente – il rapporto qualità-prezzo. A fianco della consegna della targa con l’alberello, la serata di premiazione ha visto l’assegnazione anche di due Menzioni Speciali, la prima al ristorante Heros di Piove di Sacco (PD) e l’altra alla pizzeria Mama di Lendinara (PD), entrambi ritenuti dalla giuria del premio, costituita dalla redazione del magazine, sicuri presidi dell’identità gastronomica e capaci innovatori nell’elaborazione di una proposta di ristorazione in chiave moderna e originale.

Premio arrivato alla quinta edizione. Le precedent isono state vinte dal ristorante La Torre di Monselice, dall’Hostaria San Benedetto di Montagnana, dal Ristorante La Montanella di Arquà Petrarca e dal Ristorante Boccadoro di Noventa Padovana.

Fonte: Servizio stampa “Con i piedi per terra”

Ordine dei giornalisti del Veneto, insediato il nuovo Consiglio, alla vicepresidenza confermato Matteo Guarda, socio Argav

Neo Consiglio Ordine Giornalisti del Veneto

Il giornalista professionista Giuliano Gargano è stato eletto alla presidenza del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Veneto per il prossimo triennio. Nel corso della seduta di insediamento, tenutasi ieri a Venezia, è stato riconfermato Matteo Guarda (pubblicista), socio Argav, nel ruolo di vicepresidente. Nuova segretaria è la professionista Francesca Mazzola. Tesoriere è stata eletta la professionista Sara Barovier. Nel nuovo Consiglio siedono anche i professionisti Claudio Baccarin, Lino De Marchi, Giorgio Massimiliano Gasco e i pubblicisti Giacomo Costa e Nicoletta Masetto. Eletto anche il presidente del Collegio dei Revisori dei Conti: è il professionista Andrea Buoso. Il Collegio è completato dal professionista Enrico Scotton e dal pubblicista Lorenzo Parolin. Nella foto in alto, il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Veneto (credits Ordine dei giornalisti del Veneto)

I soci e il direttivo Argav augurano al vicepresidente Matteo Guarda e a tutto il nuovo Consiglio buon lavoro.

“Appello per la riconversione ecologica dei territori”, presentazione stampa il 23 novembre 2021, ore 11, nell’Auletta di Montecitorio a Roma

Bioarchitettura

Per salvare il nostro pianeta dalla pandemia virale e ambientale serve un rivoluzionario cambiamento di rotta dei nostri stili di vita e in particolare nel mondo dell’edilizia in termini di durabilità, economicità, ecologia, autosufficienza energetica e programmazione strutturale. Nel contesto del Pnrr (Piano nazionale di rilancio e resilienza), la Fondazione Italiana per la Bioarchitettura e l’Antropizzazione Sostenibile dell’Ambiente, vuole lanciare insieme ai firmatari l’ “Appello per la riconversione ecologica dei territori” nel corso della conferenza stampa che si svolgerà martedì 23 novembre 2021 alle ore 11 presso l’Auletta di Montecitorio a Roma. Obiettivo dell’incontro stampa, fare incontrare i media con i firmatari e la politica per dare concretezza ai postulati e alle proposte del documento.

L’Appello si inserisce nella lunga serie di attività divulgative, progettuali ed editoriali della Fondazione finalizzate alla sensibilizzazione e all’attuazione di iniziative concrete che contribuiscano ad innescare un processo di transizione resiliente del Paese. Diffuso da “Le Carré Bleu, feuille internationale d’architecture” con l’”instant magazine luglio 2021” francese/inglese/italiano e da “Bioarchitettura/ Abitare la terra” sul n. 129 e redatto in collaborazione la Fondazione Italiana per la Bioarchitettura e altri 12 soggetti di rilevanza nazionale e internazionale -, l’Appello è teso a definire una strategia di azione mirata a favorire la capacità di adattamento del territorio nazionale alle, ormai inevitabili, conseguenze dei cambiamenti climatici. L’incontro vuole essere un momento di confronto su questi temi in un tempo di svolta in cui il termine “ecologia” risuona nei discorsi politici ed economici più come uno slogan, che come un’intenzione concreta basata reali contenuti.

Parteciperanno alla conferenza stampa i rappresentanti delle organizzazioni firmatarie dell’Appello: Le Carré Bleu, feuille internationale d’architecture, Fondazione Italiana di Bioarchitettura e Antropizzazione Sostenibile dell’Ambiente, Università La Sapienza Roma – Prorettorato alla Sostenibilità, CNAPPC – Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, IN-Arch Istituto Nazionale di Architettura, Greenaccord Onlus, Alleanza per il Clima, AzzeroCO2, Legambiente, Italian Institute for the Future, Civilizzare l’Urbano ETS, Unaga, OICE, AIQUAV – Associazione Italiana per la Qualità della Vita e gli stakeholder invitati: Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, Massimo Sessa, Presidente Consiglio Superiore LLPP, Manfred Schullian, Onorevole, Gilberto Dialuce, Presidente ENEA, Sabrina Alfonsi, assessore all’Ambiente e all’Agricoltura del Comune di Roma, Franco Gallerano, docente del Dipartimento di ingegneria dell’Università La Sapienza, Giorgio Parisi, premio Nobel 2021 per la fisica, Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola.

La Fondazione Italiana per la Bioarchitettura® e l’Antropizzazione Sostenibile dell’Ambiente, con sede a Firenze, Roma e Bolzano e delegazioni in tutte le regioni italiane, già ente terzo di formazione riconosciuto dal MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e dal CNAPPC (Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), dal 2012 è impegnata nella diffusione delle tematiche della Bioarchitettura. La fondazione opera da anni nell’analisi degli effetti delle emissioni di CO2 da consumi energetici e nello studio delle misure di contenimento in ambito architettonico e urbano. Possibile anche il collegamento on line, informazioni: arch. Laura Paladino T. 327 9743106 T. 336 453195, dott. Nicolas Spiess T. 338 6283413. 

Fonte: Fondazione Italiana per la bioarchitettura e l’antropizzazione sostenibile dell’ambiente

Bolzano, le novità della gestione del rischio in agricoltura presentate al primo Agri Risk Future Day

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Si è tenuto il 19 novembre scorso a Bolzano il primo Agri Risk Future Day organizzato da Condifesa Bolzano, Condifesa Trento in collaborazione con Asnacodi Italia. L’evento, andato in scena in concomitanza della fiera AgriAlp, ha permesso di conoscere le ultime novità della gestione del rischio in agricoltura a livello nazionale, regionale e provinciale, ma non solo. Infatti, il convegno ha visto la partecipazione di relatori provenienti dal Parlamento europeo, gli onorevoli Herbert Dorfmann e Paolo De Castro, che hanno raccontato cosa ci aspetterà nei prossimi anni con l’avvento della nuova PAC a partire dal 2023. “Importanti novità ci riserva la nuova programmazione politica europea per il mondo della gestione del rischio – ha spiegato Dorfmann – a partire dalla possibilità data agli Stati Membri di prelevare il 3% dei fondi dal Primo Pilastro della PAC per creare una soluzione trasversale per le aziende agricole di salvaguardia dai danni catastrofali (gelo, alluvione e siccità)”.

Nuovo catasto frutticolo e digitalizzazione. Hanno portato la loro visione sulle nuove strategie di gestione del rischio, Mauro Serra Bellini (dirigente del Mipaaf) e Filippo Codato (competence leader fondi per Asnacodi Italia). Il dirigente ministeriale ha spiegato come la normativa relativa alla gestione del rischio negli ultimi anni si sia sviluppata in maniera importante, Serra Bellini ha sottolineato l’importanza dei fondi mutualistici e ne ha spiegato in maniera dettagliata funzionamento e gestione. Filippo Codato ha spiegato nel suo intervento il lato pratico dei fondi mutualistici, presentando le attività che sono state svolte a livello nazionale dai Condifesa del Sistema Asnacodi Italia e i fondi mutualistici settoriali attivati, sottolineando l’importanza che questi innovativi strumenti a disposizione degli agricoltori. Focus tecnico per continuare il pomeriggio dedicato all’agricoltura 4.0 sul campo con gli interventi di Martin Pazeller (Provincia di Bolzano), Marco Galli (Agrin) e Steno Fontanari (Enogis). Il dirigente della Provincia ha presentato il nuovo catasto frutticolo altoatesino sviluppato impiegando le ultime novità in termini digitali e attraverso un’importante azione di networking con le cooperative e il mondo associazionistico. Nuovo catasto frutticolo che diventerà un vero e proprio strumento al servizio dell’agricoltore. La rilevazione digitale dei danni in campo da avversità atmosferiche e da fitopatie è stato il focus degli interventi di Galli e Fontanari i quali hanno presentato e fatto toccare con mano le potenzialità della digitalizzazione. In particolare, Fontanari ha presentato l’app AgriPerizie specificandone vantaggi e modalità di uso, “applicazione – ha evidenziato Fontanari – già in uso in diversi Condifesa e in Compagnie di assicurazione a livello nazionale, sia per il rilievo dei danni da avversità che dai danni causati dalle fitopatie”.

Cuore dell’incontro è stata la tavola rotonda dove si sono susseguiti i massimi esperti del settore, da Angelo Frascarelli (presidente di Ismea), Silvia Lorenzini (direttore Agea Coordinamento), Massimo Crespi (presidente Hypermeteo), Martin Pazeller (dirigente Reparto Agricoltura Provincia di Bolzano), Romano Masé (dirigente Reparto Agricolo Provincia di Trento), Georg Kössler (presidente VOG), Thomas Oberhofer (presidente Vi.P.) e Michele Odorizzi (presidente Melinda) che hanno portato la loro visione sul futuro del comparto e hanno tracciato le sfide che ci aspettano, su tutte la sostenibilità, ambientale, sociale ed economica. Specificando che gli strumenti di gestione del rischio e la digitalizzazione giocheranno un ruolo di primaria importanza per superare le sfide del prossimo futuro. Sono intervenuti a seguire Arnold Schuler e Giulia Zanotelli, rispettivamente assessore all’agricoltura della Provincia di Bolzano e di Trento. L’assessore trentino, ha spiegato l’importanza della gestione del rischio e “come l’innovazione sia sentita come necessario e forte elemento su cui porre particolare attenzione al fine di dare sia concrete risposte agli agricoltori, che prospettiva di sostenibilità futura dell’attività agricola in generale. La valorizzazione degli strumenti ordinari assicurativi attraverso i processi di digitalizzazione – ha continuato Zanotelli – e semplificazione delle procedure amministrative (agricoltura 4.0, utilizzo dei droni, rilevazioni satellitari, introduzione standard value), assume quindi particolare rilevo anche e soprattutto per il tema della “gestione del rischio”. Non va per altro dimenticato il ruolo e l’importante lavoro svolto fino ad oggi dal consorzio di difesa presente sul nostro territorio, che ha saputo distinguersi per capacità operativa e di ricerca di nuove soluzioni-prodotti, accompagnando e sostenendo le nostre aziende anche attraverso l’attivazione di percorsi innovativi di gestione del rischio” – ha concluso l’assessore. Anche l’assessore bolzanino ha condiviso la visione del collega trentino, ribadendo l’importanza della Gestione del Rischio. Infine, Stefano Francia (vicepresidente di Asnacodi Italia) ha voluto sottolineare l’importanza che lo sviluppo tecnologico, l’innovazione digitale, i big data, ecc. hanno per il sistema Asnacodi Italia-Condifesa, “stiamo lavorando alacremente per portare soluzioni sempre più impattanti in senso positivo agli associati dei nostri Condifesa, gli agricoltori, focalizzando l’attenzione verso la semplificazione, che non significa limitare controlli, ma bensì renderli più intelligenti e veloci. Come Asnacodi Italia e sistema di Condifesa ci stiamo adoperando per raggiungere questo primario obiettivo, oggi ne sono state prova le relazioni che abbiamo sentito ed i risultati che sono stati già raggiunti e che oggi abbiamo potuto toccare con mano” – ha concluso Francia.

Fonte: Servizio stampa Condifesa Trento

Stasera si riunisce on line il nuovo direttivo Argav, a guidarlo Stelluto, riconfermato presidente all’unanimità

Fabrizio Stelluto

A seguito delle risultanze dell’Assemblea Elettiva, svoltasi a Vicenza lo scorso 13 novembre e che ha visto riconfermato presidente il giornalista Fabrizio Stelluto, stasera si riunirà on line il nuovo direttivo Argav.

Tra i primi obbiettivi del rinnovato gruppo dirigente, indicati dal presidente Stelluto, ci sono il rafforzamento della presenza in Trentino Alto Adige e l’impegno per una sempre maggiore professionalizzazione dei giornalisti di settore di fronte alle cruciali sfide per la salvaguardia del Pianeta, lo sviluppo dell’agricoltura e la tutela delle risorse idriche.,

L’incontro, che vede la regia del giornalista consigliere Mauro Poletto, avrà inizio alle ore 18:30 e prevede il seguente ordine del giorno: comunicazioni del Presidente, comunicazioni della Segretaria, Premio Argav e pranzo di Natale, attribuzione incarichi operativi, prossime attività, varie ed eventuali.

La grande alluvione in mostra per non dimenticare il Polesine. Le immagini e il ricordo 70 anni dopo.

(di Romina Gobbo, giornalista, consigliere Argav) C’è chi racconta di aver ospitato una famiglia sfollata e chi di aver ascoltato alla radio gli appelli alla solidarietà. Sono passati settant’anni, ma in Veneto il ricordo dell’alluvione che, tra il 14 e il 25 novembre 1951, si riversò sul Polesine, è ancora vivo.

Non era la prima volta che il Po fuoriusciva, anzi, quell’area è da sempre contesa fra terra e acqua, lo attesta già lo storico romano Tito Livio. Ma quella fu la prima calamità naturale dell’Italia del dopoguerra e, proprio per la sua portata, ne divenne anche il primo evento mediatico. Un territorio rurale sconosciuto ai più, marginale, e molto povero, in un’epoca in cui non esisteva la televisione, grazie a riviste come La Domenica del Corriere e L’Europeo e a grandi firme come Enzo Biagi, Sergio Zavoli, Toni Cibotto, si trovò catapultato sulla scena mondiale.

Ha il sapore della rinascita la mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione” (aperta fino al 31 gennaio 2022, a palazzo Roncale, Rovigo), curata del giornalista Francesco Jori e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. «Alle immagini e cronache dell’alluvione, abbiamo aggiunto documenti che raccontano la storia del Polesine e la resilienza della sua popolazione. Quell’evento ha generato dei cambiamenti nel tessuto fisico, sociale, ed economico del Polesine – spiega Jori, che è anche autore del libro “I giorni del diluvio” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine) –. La ricostruzione innescò un meccanismo di accelerazione dello sviluppo: l’economia passò dall’essere solo agricola, al manifatturiero, ai servizi all’industria, e oggi il tasso di crescita si è allineato al resto del Veneto. Per questo, volevamo che le celebrazioni per il settantesimo andassero oltre la memoria del fatto calamitoso, che rimane comunque la “madre di tutte le alluvioni”». In undici giorni si riversarono nel territorio polesano 8 miliardi di metri cubi d’acqua, inondando 100mila ettari, e distruggendo 20mila micro aziende e 150mila quintali di prodotti, uccidendo un centinaio di persone e migliaia di animali. Il tutto per danni per 300 miliardi di lire dell’epoca e un esodo drammatico: 180mila profughi, 80mila dei quali non fecero più ritorno.

La mostra fa memoria di un’epoca che non è ancora troppo lontana, ma che rischia di sbiadire mano a mano che gli ultimi testimoni vengono a mancare. «Avevo quasi dodici anni. La mia era una famiglia da sempre abituata all’acqua. Papà era un pescatore e aveva una piccola impresa di drenaggi fluviali – racconta Luciano Rovatti di Occhiobello –. Non ho mai più rivisto gli occhi di papà così preoccupati come quel 14 novembre 1951 quando, con un boato sordo, l’argine si aprì. Papà, con la sua imbarcazione, continuò per giorni a portare in salvo persone». Le immagini in bianco e nero raccontano di lanci di viveri e medicinali dagli aerei, persone ammassate nei camion con le poche cose salvate, volti sperduti, i vestiti logori. Bello l’allestimento, interessanti il documentario sulla tragedia a firma dell’Istituto Luce, e i tre professori universitari, “ologrammi” che si alternano per raccontare passato e presente del territorio.

pubblicato su Avvenire – giovedì 11 novembre 2021 – pag. 10 e su http://www.scriptandclick.com