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Reti d’Imprese: in due anni, quasi triplicata la quota di partecipazione delle imprese agricole

La crescita del sistema delle Reti d’ Imprese, avviato nel 2010, accelera: solo negli ultimi due anni (2015-2016) sono state costituite 1.459 nuove Reti, appena 468 meno di quelle create nel quinquennio precedente (2010-2014), quando ne erano state costituite 1.927.

Cosa sono. Si ha una Rete d’Imprese quando due o più imprese stabiliscono un accordo di collaborazione allo scopo di mettere in comune conoscenze, e/o attività, e/o risorse, per migliorare il perseguimento dei rispettivi obiettivi produttivi ed economici attraverso l’innovazione e la maggiore competitività sul mercato. Ebbene, a fine 2016, l’incremento complessivo dei Contratti di Rete, l’accordo che stabilisce gli obiettivi, gli impegni e le modalità di collaborazione fra le imprese che partecipano a una Rete d’Imprese, rispetto al 2014 è stato del 75,7%; i Contratti con soggettività giuridica sono più che raddoppiati. Le imprese partecipanti a Contratti di Rete sono cresciute più dei Contratti (+79,5%), sicché il numero medio delle imprese che costituiscono una Rete è aumentato del 2%.

La regione col maggior numero d’imprese “in Rete” si conferma la Lombardia, seguita da Toscana e Lazio, che negli ultimi due anni hanno scavalcato l’Emilia Romagna, fino al 2014 seconda in graduatoria. Otto regioni, nell’ultimo biennio, hanno più che raddoppiato il numero di imprese partecipanti alle Reti d’Impresa. Fra le imprese che partecipano a Contratti di Rete, il maggior numero opera nel settore dei servizi (30%), seguito da quelli delle attività manifatturiere (22%) e dell’agricoltura, selvicoltura, acquacoltura e pesca (16%). Il settore agricolo è quello che nell’ultimo biennio ha registrato la maggiore crescita di imprese “in Rete” passando da un’incidenza sul totale del 5,9% nel 2014, al 15,6% nel 2016. Gli altri settori più dinamici sono quelli dei servizi, del turismo e dei trasporti.

Le aziende del settore primario (agricoltura, selvicoltura, acquacoltura e pesca) che partecipano a Reti d’Imprese sono arrivate, a fine 2016, vicine a quota 3.000, con larga prevalenza di quelle che svolgono attività di coltivazione e allevamento del bestiame (poco meno di 2.900). La distribuzione regionale delle aziende del settore primario che partecipano a Reti d’Imprese ordinarie (in cui ciascuna impresa partecipa alla Rete conservando la propria autonomia giuridica e fiscale e il contratto stabilisce i rapporti fra le imprese che lo stipulano) vede ai primi posti, nell’ordine, Toscana, Lazio e Friuli Venezia Giulia. La prima regione del Mezzogiorno è la Campania (4° posto) e, fra le isole, la Sardegna (6° posto).

Le aziende del settore primario partecipano complessivamente a 568 Reti d’Imprese ordinarie, oltre la metà delle quali (55%): indicano come azienda di riferimento un’azienda agricola), sono composte prevalentemente da imprese agricole, hanno per finalità esclusiva o prevalente il sostegno alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti primari oppure alla promozione di attività di agriturismo e agricoltura sociale. Le altre Reti cui partecipano aziende agricole riguardano soprattutto promozione e commercializzazione di diversi prodotti, promozione dell’offerta turistica di un determinato territorio.

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

Nuovo piano produttivo 2017-2019 per Asiago Dop

Con il decreto 1574/2017 del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, diventa operativo il Piano di Regolazione dell’Offerta del formaggio Asiago, approvato all’unanimità dai caseifici produttori soci per il triennio 2017-2019.

Le novità. Dopo l’esperienza positiva del periodo appena concluso, che ha permesso di valutare i benefici della programmazione finalizzata all’equilibrio tra domanda ed offerta, il nuovo piano introduce importanti novità: semplifica il meccanismo di regolazione dell’offerta limitando gli eccessi di stock, valorizza la denominazione “prodotto della montagna” ed ulteriori nicchie, come l’Asiago biologico, punta a rafforzare l’orientamento al mercato con un approccio che premia i produttori impegnati ad esportare Asiago DOP nel mondo. Il piano triennale si basa su una programmazione trimestrale per Asiago Fresco e semestrale per Asiago Stagionato. Per il primo trimestre 2017, il punto di equilibrio dell’Asiago Fresco sarà di 348.248 forme (peso medio unitario di 14,2 kg); per il primo semestre 2017, per l’Asiago Stagionato, sono previste 135.688 forme dal peso medio di 9,65 kg, ad esclusione del Prodotto della Montagna per il quale è definita, per entrambe le tipologie, un’assegnazione annua simbolica.

Evitare eccedenze di stock. “La regolazione dell’offerta ha mostrato, in questo triennio, i suoi effetti positivi; per Asiago Fresco, ad esempio, i margini medi al litro rispetto al prezzo del latte registrati nel triennio del piano produttivo sono stati del 64% superiori rispetto al triennio precedente” – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio di Tutela.   “Il nuovo piano si limita a creare le condizioni per evitare eccedenze di stock, che avrebbero ripercussioni negative per la filiera produttiva ed i consumatori. Una proficua ed efficace valorizzazione commerciale, atta a non svilire il prezzo del prodotto è, invece, responsabilità delle aziende che, a vario titolo, lo commercializzano”.

Il piano 2017-2019 impatta anche sulle esportazioni. Tra il 2009 e il 2016, il fatturato export del formaggio Asiago è cresciuto di oltre il 60%. Una crescita che il Consorzio di Tutela intende continuare ad incentivare attraverso l’azione congiunta con le aziende esportatrici. Da un lato, dunque, un apposito capitolo del piano di programmazione dell’offerta prevede, per i caseifici impegnati a diffondere il prodotto all’estero, un “Bonus Export”, dall’altro il Consorzio di Tutela  conferma e rafforza le sue attività all’estero con una particolare attenzione agli USA, al Canada e ai paesi emergenti dell’Asia e dell’America Latina.

Fonte: Ufficio Stampa Consorzio Tutela Asiago Dop

A Lanzarote la XXVIII edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso, all’’unanimità, di dedicare la campagna di studio, cura e divulgazione della XXVIII edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino al Jardín de Cactus di Lanzarote, parte di una speciale costellazione di cave e crateri coltivati dell’’isola che costituisce una testimonianza esemplare di un fertile equilibrio tra natura e cultura.

Lanzarote, la prima isola dell’’arcipelago canario che si incontra arrivando dall’’Europa, a soli 130 chilometri dal continente africano, sorprende per le grandi distese di lava che occupano un quarto di una superficie di 846 chilometri quadrati e con un’’estensione longitudinale di appena 58 chilometri. Su un suolo di scarsa pendenza, l’’avanzata lenta e la forma espansa di questo manto di lava, in tempi recenti, a più riprese, ha lasciato dietro di sé un mondo privo di vita, che ha visto emergere venticinque nuovi vulcani. Investita da numerose eruzioni vulcaniche – la più recente, durata sei anni consecutivi, nel XVIII secolo– l’’isola ha saputo più volte ripartire da zero, e cogliere in condizioni di vita estreme – la natura povera del suolo, i venti incessanti, l’’assenza di acqua – i motivi di una sua rigenerazione e gli strumenti per un legame consapevole con il proprio ambiente. L’’estensione e la qualità delle sue coltivazioni, in particolare quella della vite, testimoniano oggi questo carattere e questa attitudine a convivere in modo inventivo con un territorio apparentemente inospitale. Un’’attitudine che si è espressa anche attraverso sguardi estetici e politiche culturali di grande interesse.

Coscienza ambientale. In particolare, nel XX secolo, un artista e abitante dell’’isola, César Manrique (1919-1992), ha saputo riconoscere il valore dei propri luoghi e mettere in atto strumenti e pratiche tali da sviluppare una coscienza sociale e politica di un ambiente sino ad allora considerato povero e privo di attrattività. Il contributo di questo artista militante che, a partire dagli anni sessanta, si battè contro lo sfruttamento turistico dell’’isola, proponendone un modello alternativo, ci mette di fronte alle questioni irrisolte nel rapporto tra conservazione e trasformazione nel campo del paesaggio. Manrique ha mostrato con il proprio lavoro una possibile strada, costruendo luoghi come il Jardín de Cactus, che nel loro insieme si presentano come il manifesto di un diverso modo di vivere nell’’isola e di riconoscerne, con occhi nuovi, la bellezza.

Il giardino. Inaugurato il 17 marzo 1990 nella località di Guatiza, e immerso nel mosaico delle coltivazioni di fico d’India (Opuntia ficus-indica), il Jardín de Cactus si è insediato in una cava di picón (lapilli vulcanici, che nell’isola si usano in agricoltura) abbandonata e poi ridotta a discarica. Al suo interno, un sistema concentrico di terrazzamenti e ambienti che si inseriscono nelle pareti della cava ospita oggi una spettacolare collezione di succulente che diventano, in questo contesto, il punto di contatto dell’’isola con altri ambiti geografici e colturali, in particolare con il continente americano. Un progetto che contemporaneamente prosegue, assumendo forme inaspettate e fantasiose, il lavoro di trasformazione delle pieghe e delle cavità del suolo dell’’isola, con le modalità di sempre: elevare terrazzamenti, distendere superfici di cenere vulcanica, inventare forme di protezione dal vento. La sensibilità estetica di Manrique si manifesta qui, in modo particolare, in termini di lavoro di squadra, trasmissione collettiva di sapere, indirizzo di pratiche e capacità manuali animate più che da un sentimento nostalgico o ideologico di riproposizione di paesaggi tradizionali, da un desiderio di lasciare il segno del proprio tempo, compreso il piacere del gioco e di uno sguardo divertito sul mondo. Il giardino dei cactus raccoglie in sintesi, e in uno spazio ristretto, tutti i caratteri di una storia – la cultura del paesaggio di Lanzarote – che qui invita a proseguirne e rinnovarne i caratteri.

Le iniziative a Treviso. La campagna di attenzioni del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2017 prosegue a Treviso, nella sede della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con le giornate pubbliche di venerdì 19 e sabato 20 maggio, che prevedono: l’’apertura di un’’esposizione dedicata al luogo del Premio con un concerto di musica tradizionale canaria, un seminario pubblico di approfondimento, la pubblicazione di un volume collettivo dedicato a Lanzarote e al Jardín de Cactus, la cerimonia pubblica del Premio con la presentazione del documentario realizzato e la consegna del sigillo disegnato da Carlo Scarpa (1906-1978), simbolo del Premio.

Sigillo al giardiniere. Quest’’anno, il Comitato scientifico della Fondazione Benetton ha deciso di consegnare questo sigillo ad Antonio Martín Santos, giardiniere lanzaroteño del Jardín de Cactus. Il suo lavoro, fatto di cure quotidiane e passione civile, raccoglie il senso di un insegnamento che è all’’origine di questa avventura culturale e politica unica, che ha trasmesso agli abitanti dell’’isola la coscienza di un paesaggio che in ogni momento, nonostante la fragilità della sua condizione, può riconoscere in quelle mani lo strumento per costruire il proprio futuro. La campagna del Premio proseguirà con altre iniziative pubbliche, anche a carattere internazionale, nel corso dell’’anno. Iniziativa culturale con il patrocinio di: Observatorio del Paisaje de Canarias, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione del Veneto, Città di Treviso

Fonte: Ufficio Stampa Fondazione Benetton Studi e Ricerche

Amaranto e nocciolo nuove future produzioni bellunesi? Se ne parla ad Agrimont in corso fino a domenica 26 marzo 2017 a Longarone Fiere (BL).

E’ un sabato pieno di iniziative quello in programma oggi ad Agrimont, la fiera dell’agricoltura di montagna aperta a Longarone Fiere (BL) fino a domani, domenica 26, dalle 9 alle 19.

cavallo Haflinger

Presenti diverse filiere, dalla canapa alla bachicoltura fino all’intero sistema foresta-legno. E complessivamente 274 marchi (139 espositori diretti da 13 regioni italiane) dall’Italia e dall’estero con le principali aziende di prodotti, macchine e attrezzature per l’agricoltura e tutto ciò che riguarda il mondo rurale montano, compreso il mondo dell’orticoltura e della cura e della manutenzione del territorio. Agrimont ospita anche un’intera area riservata al settore dell’allevamento che, grazie alla consolidata collaborazione con l’A.R.A.V. – Associazione Regionale Allevatori del Veneto, si presenta con un’esposizione di razze particolari di bovini, equini e con altre razze di animali meno diffusi ma allevati comunque nel territorio. Continuano inoltre l’attività promozionale del cavallo Haflinger dedicata ai ragazzi e dalle 15.30 alle 16.30 il Battesimo della sella per i bambini con i pony.

Amaranto, nuova possibile produzione? Tra le iniziative realizzate, da segnalare il convegno di approfondimento “Amaranto, risorsa alimentare del futuro“, svoltosi ieri, sul possibile sviluppo della coltivazione dell’amaranto in provincia di Belluno. Al momento, la pianta annovera tra i principali Paesi europei produttori la vicina Austria. Ad interessare in particolare le sue notevoli proprietà nutritive, la grande produttività e l’assenza di glutine che lo rende quindi adatto anche per chi soffre di celiachia.

Nuove opportunità economiche dal nocciolo. Tra gli eventi in programma nel pomeriggio di oggi, alle 14.30 in Sala Barel, l’attesissimo incontro sul tema “Il nocciolo, innovazione e opportunità in Provincia di Belluno” a cura di Longarone Fiere Dolomiti e Coldiretti Belluno. Ad intervenire su quella che sembra essere l’opportunità più sentita del momento, in particolare per l’interessamento espresso anche dai grandi marchi italiani, sarà in primis il dott. Alberto Pansecchi sugli aspetti agronomici della coltivazione del nocciolo e a seguire il dott. Enrico Vidale sulla relativa valorizzazione economica. Inoltre alle 15.00 nel piazzale esterno – ingresso centrale – si svolgerà la seconda ed ultima dimostrazione di “Teoria e pratica dell’innesto e della potatura” organizzata dall’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Della Lucia” di Feltre.

Canapa e cultura di precisione. Non mancheranno le iniziative curate dal Centro Consorzi nel Pad. C con i momenti di confronto sulle esperienze di coltivazione della canapa nel bellunese che includono le dimostrazioni di spremitura dei semi per produzione di olio e farine, la decorticazione dei semi e la realizzazione di coibentazioni canapa-calce e lana di pecora; invece nel Pad. B ci sarà la presentazione del Progetto Elicka – Agricoltura di precisione: simulazioni di volo, dimostrazioni e prove pratiche di utilizzo dei droni.

Fonte: Servizio Stampa Longarone fiere

 

Specie non endemiche, avvistata in provincia di Rovigo la Vespa velutina, originaria dall’Asia, seria minaccia per le api

il nido di vespe di Bergantino (RO)

Dopo la cimice, dall’Asia è in arrivo una nuova minaccia per gli agricoltori veneti.  Stavolta sono gli apicoltori ad essere sotto attacco, perché nelle campagne di Bergantino, in provincia di Rovigo, è appena sbarcata la temutissima Vespa velutina e il timore è che si diffonda velocemente nelle province vicine.

La Vespa velutina, nota anche come calabrone a zampe gialle, è un animale originario dell’Asia sud-orientale, comparso in Europa nel 2004, probabilmente introdotto con merci di origine cinese. Dopo il primo rilevamento in Francia, si è diffusa in pochi anni in Europa, penetrando in Belgio, Spagna, Portogallo, Germania e infine in Italia, dove è sbarcata in Liguria dal confine francese. In Francia, a causa della Vespa velutina, sono state segnalate perdite degli alveari che arrivano fino al 50%. Il calabrone asiatico è infatti un efficientissimo cacciatore di api. Le cattura davanti agli alveari e le uccide per nutrire le numerose larve presenti nei suoi nidi.

Api mellifere senza difese. A differenza dell’ape asiatica (Apis cerana), la nostra ape (Apis mellifera ligustica) non riesce a difendersi adeguatamente. Quando questo predatore tiene sotto assedio gli alveari, le api smettono di uscire per raccogliere il cibo (nettare e polline) necessario per nutrire la famiglia. Di conseguenza la colonia si indebolisce pericolosamente.

Per evitare la diffusione dell’insetto, la Regione Veneto distribuirà entro breve tempo un massiccio numero di trappole in tutto il territorio regionale. In Veneto si stima la presenza di 60.000 alveari, con una produzione di oltre 2.000 tonnellate di miele di cui il 50% di acacia, il 20% di millefiori, il 15% di castagno e il 15% di altri mieli come il tiglio, il tarassaco, la melata di abete, la barena e piccolissime quantità di rododendro. Alta la produzione di polline, propoli, pappa reale e cera d’api. “Siamo molto preoccupati per questa nuova minaccia», dice Francesco Bortot, portavoce degli apicoltori di Confagricoltura Veneto, «perché in Francia i nostri colleghi hanno visto distrutti, in pochi anni, tutti gli alveari e sono stati costretti ad andarsene in cerca di posti indenni dalle vespe. Solo nel Montello, nel periodo di fioritura dell’acacia, abbiamo 20.000 alveari, con una produzione di 30 chili di miele per alveare, ma tutto il territorio veneto, dall’Altopiano di Asiago alle Dolomiti bellunesi, dalla Lessinia veronese ai Colli Euganei nel Padovano, pullula di alveari. È importantissimo, dunque, fermare subito questo dannosissimo insetto prima che metta a repentaglio un’importante fonte di reddito per gli agricoltori. Noi abbiamo già iniziato a mettere un po’ di esche in maniera preventiva”.

Tempi serrati per evitare la proliferazione. Nel Padovano, a Conselve, l’Apat, l’associazione che raccoglie gli apicoltori del Veneto, ha organizzato il 19 marzo un convegno proprio sul temibile calabrone asiatico: «A Bergantino, verso il centro abitato, è stata trovata un’enorme colonia, su un carpino, a circa otto metri di altezza», spiega il presidente Stefano Dal Colle. «Nel nido, che ha dimensioni eccezionali (70 per 40 centimetri circa), sono state trovate molte larve di calabrone non sfarfallate. Le regine fuoriuscite molto probabilmente stanno svernando nell’area. In aprile cominceranno a creare i nidi e ad allevare le operaie. In poco tempo le famiglie si ingrandiranno e prolifereranno su tutto il territorio. È fondamentale, perciò, che la Regione Veneto distribuisca entro aprile le trappole su tutto il territorio, perché dopo può essere tardi».

Danni diffusi. L’ape non è importante solo per il miele, ma anche perché è il principale insetto impollinatore. Dalla sua sopravvivenza dipende la capacità riproduttiva di almeno 130.000 specie di piante. Oltre alle api – che rappresentano l’80% della dieta proteica delle larve di Vespa velutina in ambiente urbano e il 45-50% in ambiente rurale – il calabrone preda anche altri importanti impollinatori (come bombi, megachilidi e farfalle). Danni secondari, ma non trascurabili, sono quelli ai frutti maturi, prediletti dagli esemplari adulti di velutina. Infine, il calabrone è pericoloso anche per l’uomo. In prossimità dei nidi il suo attacco può essere violento: 8-12 punture possono provocare un avvelenamento che richiede il ricovero in ospedale.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Clima, Italia a secco dopo inverno caldo con -24 per cento di pioggia

Dopo un inverno climatologico più caldo di quasi mezzo grado (+0,49) con il 24% di pioggia in meno l’Italia è a secco e la natura è in tilt. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’arrivo della Primavera, dalla quale si evidenzia che ad aggravare la situazione è un marzo bollente e drammaticamente asciutto dopo febbraio che in Italia si è classificato al sesto posto tra gli anni piu’ caldi dal 1800 con la colonnina di mercurio che è risultata di 2,11 gradi superiore alla media del periodo di riferimento.

Se è allarme siccità con il Po in magra come ad agosto, le alte temperature hanno provocato l’esplosione contemporanea delle fioriture che provoca una impennata delle allergie da polline. L’Italia – sottolinea la Coldiretti – si è inaspettatamente coperta di fiori che sono comparsi nello spazio di pochi giorni dai giardini fino ai campi coltivati dove è un tripudio di colori.  Primule, viole e margherite ricoprono i prati mentre nelle campagne – precisa la Coldiretti – sono fioriti mandorli, albicocchi, peschi e tutte le piante da frutto si sono “risvegliate” con la diffusione del polline e delle allergie. Alla bellezza del paesaggio si contrappone però una preoccupante mancanza di acqua perché la pioggia e le nevicate invernali – spiega la Coldiretti – sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante alla ripresa vegetativa primaverile per crescere e garantire i raccolti.

La situazione di difficoltà in cui versa il Paese è evidente dalla situazione dei principali bacini idrografici del Paese a partire dal fiume Po che fa segnare lo stesso livello idrometrico della scorsa estate ed inferiore di oltre un metro rispetto allo stesso periodo del 2016, al Ponte della Becca dove il livello e di appena -2,7 metri. Il risultato – continua la Coldiretti – è visibile nei principali bacini idrici dove, secondo l’ultimo monitoraggio della Coldiretti, lo stato di riempimento del lago Maggiore è al 51,5%, quello del Lago di Iseo al 22,1% quello del Lago di Como al 17,1% mentre piu’ positiva è la situazione del Garda con il 79,2%. Al Nord in Piemonte e in Emilia Romagna il volume complessivo delle risorse idriche disponibili è ai livelli minimi dal 2010, ma in difficoltà sono anche la Lombardia dove è già attivato da settimane l`Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, il Trentino Alto Adige e il Veneto. Nel resto della Penisola la situazione è a macchia di leopardo con Abruzzo, Basilicata e Sicilia, che segnalano le più basse disponibilità idriche degli ultimi anni.

Prezzi dei prodotti fluttuanti. Siamo di fronte – precisa la Coldiretti – agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana perché si moltiplicano gli sfasamenti stagionali e gli eventi estremi con precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal maltempo al sereno. Siccità e bombe d’acqua, ma anche gelate estreme e picchi di calore anomali – continua Coldiretti – si alternano lungo l’anno e lungo tutta la Penisola sconvolgendo i normali cicli stagionali. Una sfida anche per i consumatori che – conclude la Coldiretti – sono costretti a fare i conti con le fluttuazioni anomale nei prezzi dei prodotti che mettono nel carrello della spesa dove a febbraio si sono registrati aumenti del 37,2% nei prezzi dei vegetali freschi per le gelate di gennaio mentre a marzo le quotazioni stanno rientrando con il bel tempo.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

 

23 marzo 2017, alla Biblioteca La Vigna convegno e inaugurazione mostra “Sulla via della seta”, esposte foto di metà ‘800

Giovedì 23 marzo 2017 alle ore 17.30 alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza si tengono un convegno e una mostra di fotografie di metà dell’800 mai esposte finora inerenti al tema “Sulla via della seta in Cina“. La mostra sarà poi visitabile fino al 21 aprile 2017, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.

Un po’ di storia/1. Nel 1859, quando l’epidemia della “pebrina” stava già devastando da alcuni anni i raccolti di bozzoli dell’Europa mediterranea, partirono per la Cina due grosse spedizioni di setaioli italiani. Una era guidata da due notabili friulani, distintisi nei fatti del ’48, Gherardo Freschi e Giovan Battista Castellani, entrambi sericultori esperti, l’altra era nelle mani del lombardo Carlo Orio. L’obiettivo era di raccogliere, selezionare e portare in Europa un massiccio quantitativo di uova di bachi da seta (il “seme-bachi” nel gergo di allora). Si sperava così di poter almeno arginare, ricorrendo alle immense produzioni seriche della Cina, la “dominante malattia” in Europa e far ripartire in pieno la produzione nostrale.

Un po’ di storia/2. Castellani si recò nel cuore del più quotato distretto cinese per produzioni di qualità e vi risiedette per oltre sei settimane. Di questo esperimento, mai tentato in precedenza in Cina, Castellani tenne un accurato diario arricchito da decine e decine di annotazioni su pratiche, usi, abitudini, peculiarità della sericoltura locale oltreché sulle più frequenti infermità dei bachi e sui sistemi cinesi di prevenzione. Lo studio venne pubblicato al rientro, nel 1860, a Firenze con il titolo “Dell’allevamento dei bachi da seta in Cina, fatto ed osservato sui luoghi”, un testo di oltre 200 pagine con otto tavole incise di cui alcune ricavate da originali fotografici ripresi da Giacomo Caneva, padovano, uno dei maggiori fotografi italiani della metà dell’Ottocento che aveva partecipato alla spedizione.

Un po’ di storia/3. Una copia del testo di Castellani fu presentata e descritta nel 2012 al direttore del China National Silk Museum di Hangzhou, il Dr. Zhao Feng, che ne apprezzò immediatamente l’importanza. Si decise pertanto, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze storiche, geografiche e dell’antichità – DISSGeA dell’Università di Padova, di procedere alla traduzione in inglese e in cinese del testo, sotto la supervisione del Prof. Claudio Zanier (Università di Pisa).  Nel frattempo, per fortunata e straordinaria coincidenza, sono apparse sul mercato delle foto antiquarie, alcune decine di originali di Caneva fatte in quel suo viaggio in Cina, originali che si credevano ormai del tutto dispersi. Acquistate in buona parte da un collezionista trevigiano, Giuseppe Vanzella, sono state generosamente messe a disposizione per poter essere inserite nel volume che si andava pubblicando. Ora saranno presentate per la prima volta nella mostra a “La Vigna”, che accompagnerà la presentazione del volume del Castellani nella versione sino-inglese, presentata al pubblico italiano per la prima volta a Vicenza. Il tutto arricchito da un’esposizione di volumi sulla seta appartenenti al ricco patrimonio della Biblioteca.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna