Studio Confartigianato Imprese Veneto: per la prima volta da 50 anni a questa parte, in Veneto le città crescono più del territorio. Per evitare il rischio “marginalità periferica”, bisogna ripartire dalle Comunità.

da sx Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto e Fabrizio Stelluto, presidente Argav

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Un amante del territorio. Mai definizione fu più appropriata – e la si deve a Bruno Barel, il giurista che ha contribuito alla stesura della legge quadro sul consumo del suolo approvata dalla regione Veneto a maggio 2017 – per descrivere Agostino Bonomo, asiaghese di origine, presidente di Confartigianato Imprese Veneto (sorta nel 1947, 24 sedi nel territorio), da noi insignito nel 2018 con il premio Argav e che abbiamo re-incontrato, come tradizione vuole, in occasione dell’assemblea associativa primaverile lo scorso 15 giugno nella sede di Confartigianato a Vicenza.

Sergio Maset

Una fiorente attività di ricerca condotta dall’associazione. Con lui, sabato scorso c’era il ricercatore Sergio Maset, co-autore insieme a Roberto Cavallo, Luca Della Lucia, Federico Della Puppa, Stefano Micelli, Antonella Pinzauti, Michele Polesana ed Ermete Realacci, della pubblicazione “Ripartire dalle comunità per una crescita sostenibile” che Confartigianato Veneto ha portato all’attenzione dei candidati Amministratori e di tutti i comuni in occasione delle ultime Amministrative. Sfogliandolo, ci si rende conto della preziosità dei contenuti, di grande interesse per qualsiasi amministratore pubblico che abbia a cuore il bene comune.

L’incontro è partito con un confronto sulle trasformazioni del territorio veneto a partire dall’analisi dei flussi residenziali e, sorpresa! Il dato di tendenza è, che per la prima volta da 50 anni a questa parte, i capoluoghi comunali crescono più del territorio. La popolazione, infatti, tende a seguire lo sviluppo economico e questo sta avvenendo in città. Altro punto dolente, non nuovo a dire il vero: viviamo in una società più vecchia e con meno giovani. Il problema, però, non è tanto che ci sia l’invecchiamento, ma che non crescano i giovani, anzi, la proiezione al 2030 dà un’ulteriore decrescita in fatto di presenza giovanile. La sfida, allora, secondo i nostri relatori è di immaginare quali elementi di attrattività si possono mettere in campo per rendere più omogeneo il territorio, città e periferia; bisogna interrogarsi e rispondere a come non essere periferici, dove periferico non sta per non essere centrici bensì non contemporanei, marginali in un mondo sempre più globalizzato.

Realtà da valorizzare. “Dobbiamo voler bene alle nostre aziende e dar loro il giusto valore – ha detto Bonomo -. Chi sapeva, ad esempio, che a Velo d’Astico, un paese da cui non si passa comunemente a meno che non ci si debba proprio andare, ci fosse un’azienda come la Forgital, società storica fondata nel 1873 dalla famiglia Spezzapria, con proiezione internazionale, specializzata nella produzione di anelli forgiati, laminati in acciaio e altre leghe speciali per i settori aerospaziale e industriale? Ebbene, a saperlo è stato un fondo d’investimento americano, che l’ha acquistata a maggio scorso per un miliardo“.

I fenomeni sociali, demografici, economici e ambientali in atto pongono oggi una sfida di innovazione agli enti locali. Ma ecco un estratto dello scritto di Maset: “Passato da 2 a 5 milioni di abitanti dal 1871 ad oggi (+150%), il Veneto ha vissuto diverse fasi, dalla urbanizzazione al policentrismo alla immigrazione sino a ritorno della centralità delle città. Oggi 4 milioni di persone (79%) abitano nell’area centrale da Verona a Venezia dove lavora l’82% degli occupati (1,4 milioni). La contrazione nel numero di micro imprese manifatturiere ha comportato anche una riduzione della dispersione dei posti di lavoro sul territorio che si era osservata nei decenni scorsi, e una tendenza alla concentrazione in alcuni addensamenti produttivi. Il lascito di quella stagione è fatto anche di un consistente numero di capannoni spesso al di fuori di zone industriali significative e meglio collegate. C’è poi un problema di spopolamento e di Comuni piccoli: il 52,7% ha visto ridurre la popolazione residente negli ultimi 8 anni – il 77,9% di quelli nelle due fasce esterne del bellunese e bassa padovana, Rovigo -, il 50,8% ha meno di 5mila abitanti ed ospitano il 14,7% della popolazione mentre l’1% di Comuni con più di 50mila abitanti il 20%. Da un lato i comuni di dimensione minore rischiano un ulteriore processo di marginalizzazione, a seguito dei processi di invecchiamento della popolazione; dall’altro la fascia centrale della regione sembra avviata a un processo di densificazione che comporta, se non ben governata, un’accentuazione di fenomeni quali il consumo di suolo, il traffico automobilistico e una mobilità delle persone crescente all’interno delle aree urbane. Sono processi che evidentemente richiedono e richiederanno uno sforzo di progettualità tra e con le amministrazioni locali, chiamate più che in passato a collaborare tra loro perché i fenomeni in atto attraversano e superano i confini amministrativi e perché trovarvi risposte efficaci richiede una riorganizzazione dell’agire amministrativo. La direzione da perseguire è dunque quella di guardare alla gestione associata dei servizi al cittadino da realizzare in bacini di dimensione inizialmente almeno mandamentale, a partire dai 50 mila abitanti (guardando alla esperienza francese delle comunità di agglomerazione), incardinati intorno ai poli urbani locali”.

Superare la frammentazione decisionale è la chiave di volta. Ha aggiunto Bonomo: “Le tendenze demografiche e i nuovi addensamenti occupazionali pongono problemi inediti per la realtà dei comuni veneti. Anziché indugiare sull’allarmismo, Confartigianato Imprese Veneto ha analizzato la situazione in chiave di “crescita sostenibile” proponendo piste di lavoro che i comuni sono chiamati a valutare e condividere anche valorizzando lo strumento dell’associazionismo. Superare la frammentazione decisionale è la chiave di volta, dobbiamo ripartire dalle comunità per una crescita sostenibile. Denatalità e ambiente richiedono una stagione di intensa e attrezzata collaborazione tra comuni che deve declinarsi su 4 linee: governo del territorio con un coordinamento terzo riprendendo il ruolo delle Province, di aggregazione sui servizi complessi ai cittadini per attrarre giovani e famiglie e aiutare gli anziani, lavorare sulla macchina amministrativa, grazie anche al digitale, per una diminuzione dei costi pro capite senza rinunciare alla rapidità e sburocratizzazione del regime autorizzativo ed infine collaborare per monitorare i bandi UE ed essere da stimolo per partenariati territoriali che intercettino fonti di finanziamento”.

Stati Uniti principale fornitore di semi di soia in Europa

Gli ultimi dati elaborati dalla Commissione europea indicano che nella campagna di
commercializzazione che si è appena conclusa (da luglio 2018 a metà aprile 2019) le
importazioni di semi di soia degli Stati Uniti nell’Unione Europea sono aumentate del 121% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Con una quota di mercato del 72% delle importazioni UE di semi di soia, gli Stati Uniti rappresentano attualmente il primo fornitore dell’Europa. Viceversa l’UE costituisce di gran lunga la prima destinazione delle esportazioni di semi di soia statunitensi (22%), seguita da Cina (18%) e Messico (9%). L’intensificazione degli scambi relativi a diversi settori e prodotti, tra cui in particolare i semi di soia, costituiva uno degli obiettivi della dichiarazione congiunta concordata dai presidenti Juncker e Trump il 25 luglio 2018. Rispettando l’impegno assunto, la Commissione europea pubblica regolarmente i dati sulle importazioni UE di semi di soia provenienti dagli Stati Uniti. Quella appena pubblicata è la quinta relazione di aggiornamento sugli scambi commerciali di semi di soia con gli Stati Uniti.

I punti salienti della relazione. In sintesi, dall’ultima relazione emerge che: rispetto alle prime 42 settimane della campagna 2017/2018 (sempre da luglio a metà aprile), nella campagna di commercializzazione in corso le importazioni UE di semi di soia provenienti dagli Stati Uniti sono aumentate del 121%, attestandosi a 8 244 594 tonnellate; in termini di importazioni totali UE di semi di soia, la quota degli Stati Uniti ammonta attualmente al 72%, rispetto al 36% dello stesso periodo dell’anno precedente. Questi dati collocano gli Stati Uniti ben al di sopra del Brasile (21%), secondo principale fornitore dell’UE, seguito da Ucraina (2,3%), Canada (1,8 ) e Paraguay (0,7 ). Nel gennaio 2019 la Commissione ha concluso che i semi di soia statunitensi soddisfano i requisiti tecnici per l’utilizzo nei biocarburanti nell’UE. Questa decisione crea le condizioni per l’ulteriore espansione di tali esportazioni, ampliandone le opportunità di mercato in Europa.

USA primo anche per le importazioni agroalimentari. Gli Stati Uniti costituiscono anche il primo Paese d’origine delle importazioni europee di prodotti agroalimentari in generale. In base agli ultimi dati, dal febbraio 2018 al gennaio 2019 il valore delle importazioni di prodotti agroalimentari dagli Stati Uniti è aumentato del 14%. Si tratta di un aumento di valore di 1,5 miliardi di euro, dovuto principalmente alla crescita delle importazioni di semi di soia, panelli di soia e vari altri prodotti. Ricordiamo che complessivamente l’UE importa circa 14 milioni di tonnellate di semi di soia all’anno come fonte di proteine per i mangimi animali, compresi quelli per pollame, suini e bovini, nonché per la produzione di latte. Grazie ai prezzi competitivi, i semi di soia provenienti dagli Stati Uniti rappresentano un’opzione molto interessante per gli importatori e gli utilizzatori europei. I dati inclusi nella relazione sui semi di soia provengono dall‘Osservatorio del mercato delle colture, varato dalla Commissione Europea nel luglio 2017 per condividere i dati e le analisi a breve termine del mercato allo scopo di accrescere la trasparenza.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

 

 

“Rifiuti speciali: la carenza di impianti in Italia apre scorciatoie alla malavita e svantaggia i nostri imprenditori”, la coraggiosa denuncia di Antonio Casotto, presidente Greentech italy e Veneto Green, presente oggi a Mestre ( VE) per l’apertura della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile, di cui Argav è partner.

Ing. Antonio Casotto, in occasione di un incontro Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD)

“Nel settore della raccolta e smaltimento di rifiuti industriali c’è una situazione di crescente rischio ambientale, creato dal malaffare, di cui la politica e l’opinione pubblica non possono far finta di non sapere. Gli imprenditori corretti, che operano nel settore, svolgendo un’indispensabile attività a servizio della società industriale, sono stanchi di essere additati come inquinatori per colpa di poche, quanto pericolosissime mele marce“. Lo sfogo è di Antonio Casotto, fondatore dell’associazione Veneto Green e presidente della Rete Innovativa Regionale Greentech Italy fra aziende sensibili ai temi dell’economia circolare.

Discariche regionali pressoché esaurite, rifiuti industriali smaltiti all’estero. “Le ripetute scoperte nelle campagne venete, da parte delle forze di polizia, di capannoni abbandonati, stipati di rifiuti anche pericolosi, testimoniano la gravità del fenomeno legato ad organizzazioni criminali – segnala Casotto – La situazione è presto descritta: le discariche regionali sono quasi esaurite e riservano lo spazio residuo ai rifiuti urbani; i siti aziendali di stoccaggio sono al limite delle capacità; noi siamo costretti a smaltire i rifiuti industriali all’estero con aumento dei costi, ma soprattutto dei tempi anche burocratici, senza contare il pericolo dei tanti camion con sostanze inquinanti, che percorrono le strade. In questo quadro si inserisce facilmente una criminalità in giacca e cravatta, professionale ed organizzata, che si propone di risolvere tempestivamente un problema importante per l’imprenditore. Nascono così vere e proprie società, in capo a prestanome, che con una semplice comunicazione, come previsto dalla legge, informano dell’avvio di un’attività di raccolta di rifiuti non pericolosi per poi allargare illecitamente il raggio d’azione. I rifiuti vengono stoccati in capannoni regolarmente affittati; esaurito lo spazio, la società viene chiusa o fatta fallire ed i pericolosi materiali stoccati restano in capo al proprietario dell’immobile che, considerati i costi dello smaltimento, spesso opta anche lui per il fallimento. A quel punto, l’onere spetta all’ignaro Comune, aggravando i conti della finanza pubblica nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso a carico di persone naturalmente insolvibili. Di fronte a questo preoccupante scenario – conclude Casotto – c’è bisogno di non nascondere la testa sotto la sabbia, ma di affrontare il problema con scelte coraggiose quanto impopolari come i termovalorizzatori di ultima generazione. Nell’attesa di un nuovo modello di sviluppo, per il quale la R.I.R. Greentech Italy e l’associazione Veneto Green si stanno adoperando, bisogna essere consapevoli che i rifiuti industriali esistono e per il loro smaltimento non solo paghiamo altri Paesi, ma forniamo loro materia prima per produrre energia. E’ un paradosso, che ci sta costando caro anche in termini di infiltrazioni malavitose nella nostra società.”

Oggi a Mestre. L’imprenditore Antonio Casotto sarà fra i relatori al convegno “Produrre dai rifiuti energia sostenibile e non solo. Esperienze e progetti di economia circolare”, che si terrà oggi, lunedì 17 Giugno (ore 16.30, Hotel Best Western Tritone, in viale della Stazione 16, a Mestre) in apertura della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile , di cui Argav è partner.

 

Vigneto veneto 2019 in ritardo di 15 giorni ma carico d’uva. Difficoltà di gestione del vigneto bio dopo la riduzione Ue del rame per ettaro.

La vendemmia 2019 si annuncia posticipata di circa 10/15 giorni rispetto allo scorso anno, mentre dal punto di vista quantitativo non rispetterà la ciclicità che la vorrebbe scarsa, riportandola invece su livelli normali/abbondanti, comunque inferiori al 2018 (ma ben superiori al 2017). Sono queste le principali informazioni emerse lo scorso 13 giugno a Conegliano (TV) al CIRVE dell’Università in occasione del primo focus del Trittico Vitivinicolo 2019, ormai “storico” evento in tre tappe (giugno, agosto, dicembre) promosso da Regione e Veneto Agricoltura, con ARPAV, AVEPA, CREA-VE e Università di Padova-CIRVE.

Il vigneto veneto è alle prese con le conseguenze delle abbondanti precipitazioni di aprile e maggio, due mesi caratterizzati anche da temperature al di sotto della media stagionale. Con l’arrivo, proprio in questi giorni, di temperature tipicamente estive e una forte concentrazione di umidità relativa è però esplosa non solo la naturale fase vegetativa delle piante ma anche il rischio di infezioniperonospora e oidio su tutte – rimaste finora silenti. Se prevarrà il bel tempo nei prossimi 10/15 giorni, è concreta la possibilità di andare incontro ad una annata vitivinicola più che soddisfacente.

Nel corso del convegno “Clima e viticoltura: verso la fine di una alleanza?”, questo il titolo dell’evento rivolto a viticoltori, tecnici e operatori del settore, è stato fatto il punto sull’anomalo andamento meteo dell’annata vitivinicola 2018/2019 (Francesco Rech dell’ARPAV), nonché sullo stato del vigneto alla vigilia dell’estate e fornite le prime indicazioni di produzione a livello regionale (Diego Tomasi – CREA-VE).

Vigneti bio. Sono state affrontate, inoltre, alcune importanti questioni quali la sempre più difficile gestione dei vigneti biologici dovuta alle recenti normative europee che obbligano la riduzione dell’uso di rame per ettaro e che stanno mettendo in difficoltà i viticoltori alle prese con stagioni spesso molto piovose.A questo proposito, Luisa Mattedi, della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Tn), ha presentato le esperienze condotte sul campo facendo il punto sulle conoscenze attuali e le prospettive future della gestione biologica del vigneto, sostenendo che nonostante le numerose sperimentazioni condotte (poltiglia bordolese, estratto di buccia di agrumi, ossicloruro di rame, ecc.) i risultati sembrano non soddisfacenti a riportare la situazione al controllo del vigneto biologico. La conferma è arrivata anche da Christian Marchesini, produttore biologico in Valpolicella e vicepresidente dell’Area Vino di Confagricoltura nazionale, che ha rimarcato le difficoltà in cui si trovano ad operare oggi i produttori vitivinicoli biologici e la necessità inderogabile di un supporto sempre più importante da parte degli Enti di ricerca.

Professionalità in vigna. Interessante anche quanto riportato da Tomasi in relazione al tutto sommato soddisfacente stato vegetativo delle piante, dovuto anche all’estrema professionalità dei viticoltori veneti che hanno saputo operare in vigna in questi difficili mesi di aprile e maggio difendendo le colture e la produzione. Infine, Andrea Battistella, del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, ha ribadito l’importanza di gestire la produttività in vigneto nel rispetto dei disciplinari.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Colli Euganei e Bassa Padovana: al via le visite guidate gratuite “Dai Colli all’Adige”

Riparte il progetto “Dai Colli all’Adige”, il piano di azioni finalizzate allo sviluppo locale avviato nel 2017 dal GAL Patavino e pensato per promuovere la conoscenza dei 44 comuni situati nel territorio che si estende a Sud della provincia di Padova, tra i Colli Euganei e il fiume Adige.

Visite guidate gratuite. Tra le prime iniziative che prenderanno il via nel corso delle prossime settimane ci sarà il servizio di visite guidate gratuite: un’occasione unica per scoprire e riscoprire da una prospettiva inedita i luoghi di interesse storico, artistico, architettonico e naturalistico dell’area grazie ai tour e agli itinerari proposti dalle guide turistiche del territorio. Percorsi tematici, visite al tramonto, escursioni a piedi o in bicicletta, trekking tour urbani, itinerari family friendly, quiz tour: sono molteplici e diversificate le proposte che verranno offerte quest’anno con l’obiettivo di informare e stimolare l’interesse del pubblico per un territorio ancora oggi troppo poco conosciuto, nell’ottica di uno sviluppo in senso turistico dell’intera area.

Si parte sabato 15 giugno con la prima visita guidata “Sul far della sera”: in occasione della “Cena lungo la Fratta” a Urbana (PD). Sarà possibile visitare l’antico Monastero di San Salvaro, che oggi ospita un interessante museo etnografico dedicato alle antiche strade della Bassa Padovana.

Domenica 23 giugno la visita alla maestosa Villa Correr a Casale di Scodosia– con il piano terra adibito a museo contadino e l’ampio piano nobile in parte affrescato, aperta eccezionalmente in occasione della rassegna d’arte “Passpartout”; martedì 25 giugno la passeggiata sul far della sera nel giardino della cinquecentesca Villa Dolfin dal Martello a Due Carrare (PD), per ammirare le forme palladiane dell’edificio, per arrivare, nel cuore della città di Monselice venerdì 28 giugno e scoprire i segreti di  Villa Pisani, eretta attorno al 1556 dal nobile patrizio veneziano Francesco Pisani di Zuanne come piccola dimora per agevolare i suoi viaggi da e per Montagnana. Queste ultime due visite guidate aprono le proiezioni dell’Euganea Film Festival.

La mattina di sabato 22 giugno è in programma un’interessante escursione naturalistica al Monte Cecilia, lungo un sentiero che attraversa boschi e prati ricchi di meravigliose orchidee e di ruta patavina, una specie molto rara che in Italia si trova solo in alcune ristrette aree dei Colli Euganei. La mattina del 29 giugno da Baone un’escursione in bicicletta porterà i visitatori a sud dei Colli Euganei, passando per Este e Cinto Euganeo, intorno al Monte Cero e ai piedi dei monti Cinto, Gemola e Cecilia. Un percorso che non solo regala un meraviglioso panorama del settore sud dei Colli, ma permette anche di scoprire molto della geologia e degli aspetti naturalistici di quest’area.

Al pomeriggio del 29 giugno l’imperdibile visita alla Villa Arca del Santo e l’Oratorio di Sant’Antonio ad Anguillara Veneta (PD), entrambi eretti nel 1660 per volere della Veneranda Arca di Sant’Antonio, l’istituzione che dal 1396 amministra i beni della Basilica padovana e di cui Anguillara rappresentava un possedimento esterno. L’Oratorio, riaperto dopo un lungo restauro, ospita in questo periodo una mostra dedicata alla figura del letterato e notaio della Signoria Carrarese Sicco Rizzi Polenton nell’anniversario della pubblicazione della sua opera prima “Catinia”, ambientata proprio ad Anguillara.

Il calendario completo delle iniziative con tutti i dettagli e le informazioni è consultabile sul sito www.collieuganei.it e sul sito del GAL Patavino www.galpatavino.it, dove sarà possibile anche effettuare la prenotazione alle visite guidate.

Fonte: Servizio stampa Gal Patavino

Api, 14 comuni trevigiani seminano la Facelia per aiutarle a vivere. Un progetto estendibile anche agli agricoltori, in quanto la Pac dà contribuiti specifici per la semina della pianta nei terreni messi a riposo.

Facelia con ape

Quattordici comuni della provincia di Treviso hanno aderito al progetto “Facelia”, promosso da Apat – Apicoltori in Veneto patrocinato da Confagricoltura, Coldiretti e Cia Treviso, per contribuire alla sopravvivenza degli insetti impollinatori. Il progetto consiste in un’azione di diffusione della Facelia (Phacelia tanacetifolia), pianta ad alto potenziale mellifero, produttrice di nettare e polline e dunque richiamo irresistibile per le api e altri insetti impollinatori.

Il progetto fa leva sulla sensibilità dei comuni, ai quali Apat e Confagricoltura chiedono di acquistare i semi della pianta, seminandoli in appezzamenti comunali e mettendoli a disposizione gratuitamente dei residenti. Viene chiesto anche di organizzare un incontro informativo con un agronomo e un apicoltore. La lettera con la proposta è stata inviata a 140 comuni tra Treviso e Venezia. I primi ad aderire sono stati Spresiano e Ponzano Veneto, seguiti da Quinto di Treviso, Asolo, Cison di Valmarino, Cornuda, Crocetta del Montello, Jesolo, Monastier di Treviso, Musile di Piave, Nervesa della Battaglia, Paese, Revine Lago e Villorba. A breve si unirà Resana e altri comuni partiranno in autunno. A Paese sono stati seminati 5.000 metri quadrati di Facelia a fianco al cimitero e in un’ex cava. A Quinto seminati due campi accanto agli orti urbani.

Azione estendibile agli agricoltori. “L’iniziativa ha incontrato i favori non solo degli apicoltori, ma anche di tanti cittadini attenti ai problemi ambientali e alla biodiversità, consapevoli del prezioso lavoro delle api e degli altri impollinatori – spiegano Stefano Dal Colle, presidente regionale di Apat e Dino Masetto, agronomo di Confagricoltura -. In futuro contiamo di estenderla anche agli agricoltori. La Pac, politica agricola comune, prevede infatti la possibilità di seminare la Facelia nei terreni messi a riposo, con contributi specifici. Negli ultimi anni si è assistito a una grande moria delle api, che sono fondamentali perché il loro lavoro rappresenta un terzo di quello che troviamo nel nostro piatto, direttamente e indirettamente. I foraggi, che servono all’alimentazione degli animali, sono prodotti grazie all’impollinazione, così come fiori, frutta ed erbe hanno bisogno delle api. Ma con l’aumento della popolazione di api potrà tornare a crescere anche la produzione di miele. Oggi, infatti, il miele italiano riesce a soddisfare in termini produttivi appena il 50% del fabbisogno interno. Tanto che dobbiamo importare da Cina, Ungheria e Romania”.

La Facelia è anche ottimale per favorire la biodiversità del territorio, abbellire il paesaggio con l’abbondante e prolungata fioritura dal colore violetto. La pianta, originaria dal Nord Messico e California, raggiunge un’altezza compresa tra i 60 e i 100 centimetri. Una volta sfiorita, si trincia e si interra, incrementando la sostanza organica del terreno (sovescio). Il progetto Facelia prevede anche iniziative di sensibilizzazione rivolte al mondo della scuola. All’istituto comprensivo di Spresiano è stato organizzato il concorso di disegno “La mia ape”, che ha coinvolto oltre 200 ragazzi dalla prima alla quinta elementare. In autunno partiranno conferenze nelle scuole dedicate alle api promosse sempre da Apat e Confagricoltura Treviso.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Treviso

Dai Pfas alla Sesa: è il Veneto, la nuova terra dei fuochi?

Fabrizio Stelluto, presidente Argav

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Attenzione: la vicenda Sesa (Società Estense Servizi Ambientali Spa di Este, in provincia di Padova) – Fanpage è una di quelle in cui la comunicazione rischia di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica “sul dito invece che sulla luna” ed è una di quelle, in cui, i colpevoli, se riconosciuti tali, dovranno essere puniti e le chiavi, metaforicamente, buttate via.

Non mi scandalizza la supposta profferta di 300.000 euro in pubblicità pur di “controllare” l’inchiesta giornalistica (non sono nato ieri…), né sono disposto a plaudire, senza ulteriori verifiche, alla “schiena diritta” del sito d’inchiesta (ne ho viste di tutti i colori…), ma vorrei richiamare l’attenzione, oltre al terribile danno all’ambiente ed alla salute pubblica eventualmente arrecati, sulla figuraccia “planetaria”, cui sono stati indotti (ritengo incolpevolmente) Coldiretti e Ministro alle Politiche Agricole (oltre agli altri invitati), promotori di una mega iniziativa, a metà Aprile, per promuovere l’uso di compost di qualità, svolta a Giare di Mira nel veneziano, proprio in un’azienda agricola di Angelo Mandato, coinvolto nell’”affaire” e socio al 49% di Sesa, nel cui compost, allora indicato come esempio di qualità, pare invece siano state riscontrate sostanze altamente inquinanti.

Ora chi glielo dice, al titubante agricoltore mio vicino a quel simposio, che aveva ragione a dubitare di fronte alle forti sollecitazioni dei relatori, ma che l’uso del compost (quello vero) è una scelta indispensabile per un mondo sostenibile? Senza nulla togliere ai gravissimi reati eventualmente commessi e per i quali la giustizia farà, nel caso, il suo corso, è l’uccidere il futuro del Pianeta, l’aspetto che più mi colpisce; di fronte ai sacrosanti appelli dei giovani a garantire il loro domani su questa Terra, è vigliacco approfittare della buona fede del mondo contadino e di chi lo rappresenta. Per questo, se le accuse saranno confermate, è gravissima la “distrazione” del Comune, socio di maggioranza di Sesa: saremmo al paradosso della “terra dei fuochi”, inquinata da suoi stessi abitanti (camorristi). Così, si toglie ogni speranza: le Istituzioni avranno le loro colpe, ma qui, sotto accusa, c’è l’irresponsabilità individuale ed umana di chi non solo avrebbe diffuso materiali inquinanti sulle campagne, ma avrebbe gabbato la fiducia platealmente accordatagli. Per me, è da ergastolo (metaforicamente, perché non sono uomo di legge).