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L’etichetta del pesce è “bugiarda” in tutto il mondo: errori ed inganni spacciano specie ittiche di bassa qualità. In Italia, è il caso del palombo.

Un’analisi del Guardian Seascape di 44 studi recenti su oltre 9.000 campioni di frutti di mare provenienti da ristoranti, pescherie e supermercati in più di 30 Paesi ha rilevato che il 36% dei mitili era etichettato in modo errato, esponendo il consumatore a frodi sui prodotti ittici su vasta scala globale. A riportare la notizia è il quotidiano inglese “The Guardian”, secondo il quale molti degli studi hanno utilizzato tecniche di analisi del Dna relativamente nuove.

Il problema sembra essere diffuso nei ristoranti. Lo studio, che rappresenta il primo tentativo su larga scala di esaminare l’etichettatura errata nei ristoranti europei, ha coinvolto più di 100 scienziati che hanno raccolto segretamente campioni di frutti di mare ordinati da 180 ristoranti in 23 paesi. Il Dna di ogni campione è stato analizzato per identificare la specie e quindi confrontato con i nomi sul menu ed il risultato è stato avvilente: un ristorante su tre vendeva frutti di mare con etichette errate. I più alti tassi di etichettatura errata nei ristoranti, che vanno dal 40% al 50%, sono stati in Spagna, Islanda, Finlandia e Germania. Il “riciclaggio di pesce” è spesso collegato a catture illegali, non dichiarate e non regolamentate (INN) di grandi flotte “lontane”, in cui operano navi battenti bandiera straniera al largo delle coste dell’Africa, dell’Asia e del Sud America.

Per quel che riguarda l’Italia, il caso più eclatante riguarda il palombo: si legge nel report che “dei 130 filetti di palombo acquistati da mercati ittici e pescivendoli italiani, i ricercatori hanno riscontrato un tasso di etichettatura errata del 45%, con specie di squalo più economiche e impopolari che sostituiscono quelle più apprezzate dai consumatori italiani”. Circa il 40% del pesce etichettato “dentice” da pescherie, supermercati e ristoranti in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Singapore, Australia e Nuova Zelanda era tutt’altro. In Germania, invece, il 48% dei campioni testati che si presentavano in etichetta come capesante reali erano in realtà capesante giapponesi, assai meno ambite.

Fonte: Garantitaly.it

2020, annata eccellente per l’olio Veneto Dop

olive pronte per il frantoio

L’ultima annata olivicola-olearia veneta è stata definita da Daniele Salvagno, presidente del Consorzio di tutela olio Veneto Dop, “la migliore del secolo, assieme a quella del 2018, sia per qualità che per quantità”. Una produzione di altissimo valore, dunque, che segna la rinascita dell’olivicoltura regionale dopo la disastrosa annata del 2019.

La produzione. Nella video intervista fatta con Veneto Agricoltura, Salvagno ha messo in risalto le caratteristiche dell’olio veneto Do prodotto in Valpolicella (Vr), sui Monti Berici (Vi), sui Colli Euganei (Pd) e sulle colline della pedemontana trevigiana e vicentina da oltre 340 produttori per 48 aziende agricole certificate e 55 etichette. Complessivamente quest’anno sono stati prodotti 125.000 litri di Olio Veneto DOP, pari a 250.000 bottiglie commercializzate nel formato da mezzo litro in Italia e in numerosi Paesi stranieri. Il video-clip, online su tutti i canali Social di Veneto Agricoltura, è accompagnato da una sintetica scheda tecnica che inquadra il prodotto e il territorio di produzione.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Agricoltura. Definito l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro nella provincia veronese. Aumenti retributivi dal primo gennaio 2021, da settembre per gli agriturismi .

Siglato lo scorso 25 marzo l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti di Verona tra le organizzazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e CIA Verona e i sindacati FAI-CISL, FAI-CGIL e UILA-UIL per il quadriennio 2020-2023. Una trattativa complessa e articolata per l’incertezza della situazione che tutti, aziende e lavoratori nel settore agricolo, stanno vivendo ma con la comune volontà delle parti di trovare un punto di equilibrio con un atteggiamento propositivo per il futuro.

L’aumento retributivo convenuto per i lavoratori è dell’1,7% per tutti i livelli con decorrenza dal primo gennaio 2021, con recupero dei mesi gennaio-marzo nella mensilità di aprile. Tali disposizioni valgono per tutte le aziende agricole ad esclusione di quelle agrituristiche, che sono ancora oggi le più colpite del settore per l’emergenza sanitaria. Per queste, gli aumenti decorreranno dall’1 settembre 2021. L’accordo prevede altresì un adeguamento degli scaglioni per il salario variabile, che viene corrisposto qualora l’azienda agricola, sulla base delle risultanze dei dichiarativi fiscali, abbia avuto un’annata positiva. È stato introdotto anche per gli operai a tempo determinato, se presenti nella stessa azienda da almeno 150 giornate, un permesso retribuito per matrimonio pari a 39 ore lavorative.

Dichiarazioni. “In questo ultimo anno trascorso, a causa dell’emergenza pandemica, non c’è un settore produttivo in ambito agricolo che non sia in sofferenza, con forti conseguenze sulle varie attività”, evidenzia Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona che aggiunge: “In questo contesto era necessario rinnovare l’accordo provinciale del lavoro per determinare gli aumenti salariali dei lavoratori con un occhio di riguardo per il settore agrituristico, particolarmente colpito dalle limitazioni imposte dalla legge e tuttora in forte difficoltà”. Aggiunge Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura: “Il rinnovo di questo contratto provinciale tiene conto della crisi innescata e sostenuta dalla pandemia. Infatti, accanto al riconoscimento del particolare danno subito dal settore agrituristico, il contratto non ha previsto aumenti per tutto l’anno 2020. Viene anche introdotto l’utilizzo del welfare. Questo rinnovo contrattuale è comunque il frutto delle buone relazioni sindacali della nostra provincia che trovano espressione concreta nell’attività di Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura veronese”. Conclude Andrea Lavagnoli, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona: “La stipula del contratto ci aiuta ad esercitare un’azione coordinata con tutte le parti firmatarie per una politica dei ristori, modulata in base alle perdite dei diversi comparti”.

Fonte: Comunicato congiunto Coldiretti/Confagricoltura/CIA Verona

Giovedì 1 aprile 2021, ore 18, webinar Argav “Autostrade per l’acqua. Le grandi arterie irrigue del Nord Italia”

Nel calendario delle attività on-line, Argav, in collaborazione con Anbi Veneto, presenta giovedì 1 aprile dalle ore 18 una videoconferenza (webinar)sul tema “Autostrade per l’acqua – le grandi aste irrigue del Nord Italia”, vale a dire i canali Cavour (Piemonte), Villoresi (Lombardia), C.E.R.(Emilia Romagna), L.E.B. (Veneto); a fare da fondamentale cornice sarà il Grande Fiume, cioè il Po. A  pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo), ci srà così modo di conoscere le grandi infrastrutture idriche che, oltre a migliorare la produttività agricola,  rivestono importanti funzioni ambientali (e non solo). 

Programma. Saluti: Francesco Vincenzi, presidente ANBI, Francesco Cazzaro, presidente ANBI Veneto, Moreno Cavazza, presidente Consorzio Lessinio Euganeo Berico. Interventi: Meuccio Berselli, segretario generale Autorità Bacino Distrettuale Fiume Po – Parma, Mario Fossati, direttore Consorzio Coutenza Canali Cavour – Vercelli, Laura Burzilleri, direttrice Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi – Milano, Paolo Mannini, direttore Consorzio Canale Emiliano Romagnolo – Bologna, Matteo Dani, capo settore tecnico Consorzio Lessinio Euganeo Berico – Cologna Veneta (Verona). Coordina Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

Il webinar sarà trasmesso in diretta su  www.facebook.com/argav.giornalistiagroalimentariambientali. Chi voglia partecipare sulla piattaforma Teams deve inviare esplicita richiesta all’indirizzo stampargav@gmail.com , indicando il proprio nome, cognome, qualifica/organizzazione e, nel caso sia giornalista, testata giornalistica. 

 

Polesine. Una nuova quercia (di Dante) per San Basilio.

Si narra che il grande Dante Alighieri, perdendosi in quello che era un fitto bosco nel Delta del Po, smarrì la via riuscendo a ritrovarla grazie ad un possente albero: una enorme quercia che, per oltre cinquecento anni, ha fatto da sentinella al Po e che è diventata leggenda. La Grande Rovra, meglio conosciuta come La Quercia di Dante, non ha resistito al passare dei secoli e nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2013, dopo un violento temporale, è crollata lasciando un grande vuoto. Ma dalle sue radici è nata una nuova quercia, che è stata piantumata vicino al luogo in cui prosperava la sua maestosa antenata, a San Basilio, nel comune di Ariano nel Polesine (RO).

foto Fondazione Cariparo

Un evento simbolico, che celebra il settimo centenario della morte del Sommo Poeta e che arriva a conclusione della mostra Visioni dell’Inferno, ospitata a Palazzo Roncale (RO), cuore pulsante di un grande progetto culturale: La Quercia di Dante. Infatti, sempre a San Basilio, parallelamente alla piantumazione della nuova quercia, la Fondazione Cariparo offrirà ai visitatori del Centro Visite di San Basilio l’opportunità di conoscere la storia della Quercia di Dante. Ha scelto di farlo donando alcuni materiali realizzati appositamente per la mostra da poco conclusa a Palazzo Roncale. La Fondazione ha infatti acquistato il dipinto di Brigitte Brand, che illustra il legame tra Dante e la Grande Quercia, per donarlo a questo territorio. L’opera, ora esposta a San Basilio, va ad arricchire la sezione del museo riservata alla Quercia di Dante. San Basilio avrà a disposizione anche le immagini della campagna fotografica realizzata dal fotografo Aldo Pavan sui luoghi più spettacolari del Delta e di quel ramo del Po ormai leggendario. Punti di interesse che, a piedi o noleggiando una bicicletta, il turista è invitato a raggiugere.

Fonte: Fondazione Cariparo

Situazione idrica in Italia: mancano 5 miliardi di metri cubi d’acqua rispetto a quanto previsto 50 anni fa

In Italia non dobbiamo compiere il miracolo di trasformare il deserto in una terra florida, bensì dobbiamo utilizzare al meglio i talenti affidatici con un territorio straordinario, che va altresì difeso dalla minaccia dell’aridità”: è in questa, evocativa immagine che Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI), indica, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, svoltasi lo scorso 22 marzo, la strategia idrica, che l’Italia dovrebbe seguire.

I “talenti” sono dati da un andamento pluviometrico che, nonostante l’estremizzazione degli eventi atmosferici, vede cadere annualmente sull’Italia 1000 millimetri di pioggia (quasi mm. 2.000 in alcune zone del Friuli Venezia Giulia e della Liguria e solo mm. 300 su aree della Puglia), pari ad un volume complessivo di circa 300 miliardi di metri cubi, oltre la  metà dei quali, però, vengono restituiti in atmosfera attraverso l’evapotraspirazione; si calcola, quindi, che il patrimonio idrico potenzialmente a disposizione sia di circa 110 miliardi di metri cubi, di cui solo 53 miliardi realmente utilizzabili. “Di questa ricchezza riusciamo, però, a trattenere solo  5,8 miliardi, cioè circa l’11%. Il talento, che dobbiamo sviluppare è aumentare tale percentuale” precisa il presidente di ANBI.

Al proposito, ANBI ha indicato fin dal 2017, unitamente all’allora Struttura di Missione #italiasicura, una strategia fatta di 2.000 invasi medio-piccoli da realizzare in 20 anni grazie ad un investimento di circa 2.000 miliardi di euro; contestualmente sono stati  presentati i primi 218 progetti, interessanti 17 regioni (il maggior numero, 73, in Veneto, ma  è la Calabria, la regione ad abbisognare di maggiori investimenti: 527 milioni di euro). A Settembre 2020, nella prospettiva del Recovery Plan, ANBI ha presentato un Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, comprendente, innanzitutto, la manutenzione straordinaria di 90 bacini, in buona parte interriti. “La loro capacità – afferma Massimo Gargano, direttore Generale di ANBI – è ridotta del 10,7% a causa della presenza di oltre 72 milioni di metri cubi di sedime, depositati sul fondo: 46 bacini sono al Sud, 36 al Centro, 9 al Nord.” Oltre a ciò, il Piano ANBI prevede  il completamento di 16 bacini (capacità complessiva: mc. 96.015.080; investimento: quasi 452 milioni di euro) e la realizzazione di 23 nuovi invasi (capacità complessiva: mc. 264.493.800; investimento: circa 1 miliardo e 231 milioni di euro).   

“Sono tutti progetti definitivi ed esecutivi, cioè in avanzato iter burocratico e quindi capaci di rispettare il cronoprogramma indicato dall’Unione Europea, garantendo quasi 10.000 posti di lavoro. Per questo – insiste il dg di ANBI– ribadiamo la richiesta di inserimento nel Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza. E’ utile ricordare che, ancora nel 1971(!), la Conferenza Nazionale delle Acque aveva indicato in almeno 17 miliardi di metri cubi, la necessità di invaso  necessaria a soddisfare le esigenze del Paese al 1980(!); oggi, secondo i dati del Comitato Italiano Grandi Dighe, tale capacità ammonta a 13,7 miliardi di metri cubi, di cui però è autorizzato l’uso di solo 11,9 miliardi, un volume ben lontano da quanto previsto  50 anni fa!  Risulta evidente, secondo l’ANBI,  l’urgente necessità di incrementare sensibilmente le capacità di invaso per sopperire alle esigenze idriche in un quadro condizionato dalla crisi climatica, dove ormai piove in maniera sempre più “tropicale” ( grandi volumi in autunno-inverno, poco in primavera-estate) con ripetuti fenomeni alluvionali in tutte le regioni (negli anni recenti, lo Stato spende mediamente 3 miliardi e mezzo all’anno per riparare i danni) e stagioni siccitose anche in aree, dove nel passato tali fenomeni erano molto rari (la situazione è già oggi critica in Sicilia e condizioni di sofferenza idrica si stanno ripetendo sulla fascia adriatica dell’Appennino). 

Ad innervare  d’acqua il territorio italiano è una rete di circa 200.000 chilometri di corsi d’acqua (circa 5 volte la circonferenza della  Terra), bisognosa di manutenzione straordinaria di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici. I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno pronti 729 progetti cantierabili (ricompresi nel Piano ANBI per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese: 241 al Nord, 266 al Centro, 222 al Sud), capaci di garantire quasi 12.000 posti di lavoro con un investimento di circa 2 miliardi e 365 milioni di euro. “Nella Giornata Mondiale dell’Acqua  – conclude Gargano – è stato opportuno segnalare con forza che la fondamentale funzione del reticolo idraulico minore, rischia ora di essere pregiudicata dall’applicazione meccanica dei parametri comunitari del  Deflusso Ecologico, evoluzione del Minimo Deflusso Vitale, già in essere nel nostro Paese. L’obbiettivo di garantire le condizioni di vivibilità dei corsi d’acqua è prioritario ma, come sempre, deve essere declinato in base alle realtà locali. E’ evidente che le fluenze dei grandi fiumi continentali sono assai diverse da quelle dei corsi d’acqua italiani, dove anche il Po è ormai caratterizzato da un andamento torrentizio con forti escursioni di portata.”

“I corpi idrici vanno rispettati, ma il pericolo di un’interpretazione rigida dei parametri – comunica preoccupato Vincenzi – è di non avere più a disposizione  l’acqua sufficiente a garantire un territorio riconosciuto nel mondo e di cui sono parte integrante i fontanili, le marcite, i prati stabili, la policromia dei panorami; l’uso delle risorse idriche è determinante anche per mantenere l’equilibrio ambientale. E’ una battaglia, che stiamo conducendo attraverso Irrigants d’Europe e sulla quale, proprio in questa giornata, chiediamo l’impegno dell’intero Paese.”

Fonte: Servizio stampa Anbi

Trento, gelate sui frutteti, presto per la conta dei danni

Le gelate, ben evidenziate dagli “allert” diramati dai tecnici della Fondazione Edmund Mach, che proseguono per le prossime nottate, purtroppo potrebbero avere causato qualche lieve danno. In particolare, per le colture sensibili, come ciliegio e meleti precoci, e per alcune circoscritte aree della provincia trentina. “In un momento, fortunatamente ancora non particolarmente delicato per le colture che sono in una fase vegetativa ancora quasi “dormiente” – spiega Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. – si sono verificate alcune gelate che potrebbero avere causato, in alcuni particolari e circoscritti areali e per le varietà precoci, danni limitati alle produzioni. Danni che stiamo accertando e monitorando, ma comunque, per una vera eventuale stima dell’impatto di questi eventi meteo avversi, dovremmo attendere lo sviluppo del prodotto. In questo contesto possiamo però sottolineare che una percentuale di queste colture sono dotate di impianti per la difesa attiva, i cosiddetti antibrina e in alcuni casi soluzioni quali i ceri riscaldanti, e, inoltre, sono coperte dall’assicurazione“.Franchigia. Fr

Franchigia. “Nel 2021 – continua Sartori – gli agricoltori nostri associati sono stati particolarmente attenti, infatti, ad oggi produzioni per oltre 360 milioni di euro sono coperte con l’assicurazione e di queste quasi 5 milioni sono ciliegie. Risultato importante, raggiunto anche grazie ad un inizio della campagna assicurativa record e con condizioni particolarmente vantaggiose, infatti le prime assunzioni sono avvenute il 26 febbraio, proprio per i ceraseti, notoriamente molto sensibili al gelo anche nelle fasi precoci. Anche quest’anno, caso unico Italia, le condizioni contrattuali della Polizza Collettiva 2021 di Co.Di.Pr.A. prevedono franchigia 30 a scalare anche per quanto riguarda i danni da avversità catastrofali”

Difesa attiva e passiva 4.0. “Numeri che sottolineano – evidenzia Giorgio Gaiardelli, presidente di Co.Di.Pr.A. – come noi agricoltori siamo sempre più attenti agli strumenti di gestione del rischio e focalizzati sull’innovazione. Come Consorzio – continua il presidente – siamo alla continua ricerca di innovazione e sostenibilità, esempio ne è il progetto europeo per l’innovazione C&A 4.0 che sta sperimentando soluzioni innovative per la difesa attiva e passiva, cercando di trovare il giusto equilibrio nelle strategie di mitigazione dei rischi. È necessario favorire una razionalizzazione delle soluzioni di gestione del rischio e, conseguentemente, un efficientamento della spesa pubblica. L’obiettivo del progetto è quello di effettuare un monitoraggio e la mappatura del territorio agricolo trentino, da un punto di vista agronomico-climatico, per quantificarne la sensibilità al rischio gelo e le specificità orografiche e geopedologiche, al fine di identificare e il sistema di difesa attiva più idoneo per le diverse aree e colture e conoscere le caratteristiche specifiche per migliorare le soluzioni di difesa passiva.” conclude Gaiardelli. “Siamo costantemente al lavoro – spiega Sartori – per portare ulteriori sviluppi alla sperimentazione sfruttando le potenzialità delle tecnologie, in particolare ad esempio in un progetto sperimentale per il prodotto “prato pascolo” utilizzando rilievi satellitari, implementando tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale, sempre con l’obiettivo principe di valorizzare e tutelare il lavoro dei nostri associati e nell’ottica di perseguire una agricoltura sostenibile e resiliente, che è uno degli obiettivi della Politica Comunitaria”.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A.

22 marzo, nella Giornata mondiale dell’acqua, Veneto protagonista del simposio nazionale dei Consorzi di bonifica con la videoconferenza “Terrevolute 2022-Il valore dell’acqua”

Terrevolute 2019

C’è molto Veneto nel convegno nazionale dedicato al “Valore dell’acqua” che vedrà riuniti, pur virtualmente, i Consorzi di bonifica di tutto il Paese lunedì 22 marzo In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, infatti, Anbi, l’Associazione Nazionale Consorzi di Gestione e Tutela delle Acque Irrigue, ha promosso la videoconferenza “Terrevolute 2022 – Il valore dell’acqua”, trasmessa in diretta dalle 14.15 sul canale Facebook di Anbi e rilanciata a livello regionale su Facebook.com/AnbiVeneto, nel corso della quale saranno introdotti i temi di Terrevolute 2022, il Festival della Bonifica ideato da Anbi Veneto e dall’Università di Padova, che dopo le prime 3 edizioni a San Donà di Piave (Ve) ha ormai a assunto un’importanza nazionale grazie all’approccio che unisce registri tecnico-scientifici e divulgativi nel trattare il rapporto tra acqua, uomo e ambiente.

Il 2022, del resto, sarà un anno molto importante per la bonifica italiana, ricorrerà infatti il centenario del Congresso Regionale delle Bonifiche Venete che nel marzo del 1922 pose a livello nazionale le basi di un nuovo modo di fare bonifica, unendo pratiche di sanificazione a pratiche di gestione delle acque a uso irriguo. Da qui, l’importanza di Terrevolute 2022, un festival che, sempre a San Donà di Piave – sotto il coordinamento dell’Anbi nazionale che sta coinvolgendo Università, organizzazioni, istituzioni di tutto il Paese – intende porre le basi per una nuova gestione sostenibile del territorio, partendo dalle acque di bonifica, così come il Congresso del 1922 pose le basi per la bonifica che conosciamo.

Il webinar rappresenta in questo senso un appuntamento da non perdere per una panoramica a 360° sulle tematiche che riguardano l’acqua trasportata dai fiumi e dalla rete idraulica minore. Tanti i temi trattati e i relatori coinvolti, tra i quali spiccano i veneti Giampaolo Vallardi, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Margherita Vanore, docente di progettazione urbana dello IUAV di Venezia, Maurizio Borin, docente del dipartimento di Agronomia dell’Università di Padova, nonché, sempre per l’Università di Padova, la curatrice di Terrevolute Elisabetta Novello. A fare gli onori di casa: il presidente e il direttore nazionali di Anbi Francesco Vincenzi e Massimo Gargano

Il webinar sarà diviso in due parti. La prima riguarda gli aspetti normativi e amministrativi: si parlerà di “Acqua e Costituzione” (Alfonso Celotto, Roma Tre), “Sostenibilità” (Carlo Pilia, Università di Cagliari), “Comunità Europea” (Paola Grossi, avvocato), “Fisco e incentivi per la valorizzazione delle risorse idriche” (Gabriele Sepio, Accademia Guardia di Finanza), “Programma MIUR 2021-2027” (Fabrizio Borin, Università di Padova). Nella seconda parte (inizio alle 17.00) si parlerà di paesaggio, comunicazione e innovazione tecnologica: “Paesaggio” (Margherita Vanore, IUAV), “Acque reflue” (Claudio Gandolfi, Università di Milano), “Irrigazione” (Marco Mancini, Politecnico di Milano), “Qualità delle acque” (Giuseppe Castaldelli, Università di Ferrara, Parma e Firenze), “Trasferimento tecnologico” (Carlo Maria Medaglia, Link Campus University).

Fonte: Servizio stampa Anbi Venet

21 marzo, Equinozio e…Tiramisù day

Domenica 21 marzo si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale del Tiramisù Day 2021. A questo proposito, la Tiramisù World Cup ha convocato 30 dei suoi migliori concorrenti per una gara “virtuale” del tutto particolare: dalla propria abitazione, gli aspiranti chef si cimenteranno in una lunga diretta durante la quale affronteranno le tradizionali fasi, esattamente come nella TWC: Selezioni, Semifinali e Finale. 

Grazie alla piattaforma online Reno (da questo link è possibile vederne il funzionamento > clicca qui ), trenta concorrenti si sfideranno in una gara virtuale divisa in due momenti: ore 11-13: due ore dedicate alle Selezioni sulla piattaforma Reno, visibili attraverso i canali social della TWC;  ore 14-16: due ore dedicate alla fase Finale, che avrà luogo sulla piattaforma Zoom e in diretta sui canali social della TWC. Infine, a conclusione della giornata, dalle 18,00 alle 21,00 ci sarà un collegamento di 3 ore con food blogger, chef ed istituzioni estere (in particolare dagli USA, Russia e Canada), che preparando il tiramisù dialogheranno con Francesco Redi e Alessandra Gambini, autrice italiana residente a Los Angeles nota per i suoi libri “A Queen in the Kitchen” e “No Ketchup on Spaghetti”. I canali social attraverso i quali sarà possibile seguire la diretta dalle ore 11,00 del 21 marzo “Tiramisù Day” sono Youtube Facebook.

La vera storia del dolce al cucchiaio più famoso al mondo. Come per ogni evento della TWC, anche questo appuntamento vedrà la partecipazione di nomi illustri del settore dolciario, personaggi ed esperti che verranno svelati a pochi giorni dalla sfida. Fra loro, anche Clara e Gigi Padovani, gli “inventori” del “Tiramisuday”, che hanno stabilito di festeggiare il 21 marzo, quando si celebra l’arrivo della primavera. Il primo evento si è svolto nel 2017 negli Stati Uniti, a New York City, e a Trieste, negli stores Eataly delle due città. Nel 2018 e nel 2019 si sono svolti due contest nel parco agroalimentare Fico di Bologna: «Nonostante nel mondo si celebrino decine di “food days” in nome di un prodotto, un piatto, un cibo – dicono i food writer Clara e Gigi Padovani -, nessuno aveva ancora pensato a dedicare un giorno al Tiramisù, il dolce italiano più conosciuto nei cinque continenti. Noi abbiamo pubblicato nel 2016 il libro Tiramisù. Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato (Giunti), con il quale abbiamo ricostruito la vera storia di questo dessert, nato nel Nord Est dell’Italia, tra Friuli Venezia Giulia e Treviso, e ci è sembrato giusto lanciare questa idea, che nelle prime edizioni ha avuto grande successo. Questa sarà la seconda volta, purtroppo, con eventi virtuali, ma abbiamo trovato un ottimo partner negli organizzatori della Tiramisù World Cup e quindi anche in questo periodo difficile facciamo squadra per celebrare il tiramisù: ci meritiamo un momento di dolcezza!».«Abbiamo una grande community che ci segue con entusiasmo – racconta Francesco Redi, ideatore ed organizzatore della Tiramisù World Cup -. In questa nuova fase di limitazioni alla socialità, il Tiramisù Day nazionale rappresenta un modo per restare a casa seguendo le proprie passioni e sfruttando la tecnologia a disposizione. Ovviamente, nel giudizio finale della gara (che non sostituisce quella autunnale, ndr.) manca la possibilità di assaggio; ci si basa su altri criteri quale l’esecuzione tecnica e la presentazione estetica».

Fonte: Servizio stampa TWC

L’Abbazia di Praglia (PD) sposa la bio-economia circolare

La presentazione dell’impianto

L’innovazione incontra la tradizione con un occhio particolare alla salvaguardia ambientale. La millenaria Abbazia di Praglia (PD), fondata tra l’XI e il XII secolo, si affaccia al ventunesimo secolo con un tema di scottante attualità: la riduzione dei gas serra a favore di una mitigazione dei cambiamenti climatici.

Lo scorso 11 marzo, l’Abbazia ha aperto le proprie porte per presentare un innovativo impianto di abbattimento dell’anidride carbonica proveniente dalla propria centrale termica a biomassa. Il tutto in un’ottica di bio-economia circolare. Infatti, il cippato ottenuto dagli scarti di potatura dell’azienda agricola dell’Abbazia stessa e di altre aziende partner viene impiegato nella caldaia a biomasse, mentre le emissioni dell’impianto termico sono convogliate in un prototipo di fotobioreattore per alimentare il processo di accrescimento di bioalghe, da usare come fertilizzante in agricoltura, chiudendo così il circolo virtuoso della filiera legno energia.

Tutto questo grazie al contributo del Gruppo di Azione Locale (GAL) Patavino e del PSR Veneto, insieme a Coldiretti Padova e alle altre organizzazioni agricole padovane: i fondi destinati allo sviluppo rurale hanno permesso la realizzazione del progetto denominato “Remed”, che sta per “Reduction of EMission by bioEnergy as rural areas Development”. I partner del progetto sono: l’azienda agricola a responsabilità limitata Abbazia di Praglia, che ospita l’impianto prototipale, Biomass Green Energy Srl e azienda agricola Colli del Poeta, che forniscono il materiale per il mantenimento della caldaia a cippato, Università degli Studi di Padova – Centro Levi Cases, che si occupa della progettazione e test dell’impianto prototipale, ed Eco-Management srl, capofila di progetto, che oltre a coordinare tutte le azioni del partenariato, si occupa delle analisi LCA e SWOT del progetto.

L’abbattimento di gas climalteranti della combustione degli scarti attraverso il prototipo del fotobioreattore consente inoltre di aprire nuovi scenari di ricerca verso l’uso delle alghe che in esso sono inserite, quali ammendanti e/o fertilizzanti, creando uno spazio di ulteriore ampliamento della redditività della soluzione sperimentate in Remed.“Tutto parte dalle ramaglie – spiega Mirco Muraro di Eco Management – le quali, anziché venire trattate con un rifiuto vengono recuperate a basso costo e utilizzate in caldaie a biomassa come quella dell’Abbazia di Praglia. Il Gal Patavino la finanziato con 145 mila euro la costruzione di un impianto pilota che prevede il reimpiego dell’anidride carbonica in un fotobioreattore  per la produzione di alghe da usare come fertilizzante in agricoltura. In questo modo si riducono le emissioni e si rafforza la filiera”.

L’Abate padre Stefano Visintin sottolinea il significato di questo progetto: “la nostra abbazia è anche una società agricola e cerchiamo di mantenere approccio sostenibile e rispettoso della natura, anche nell’uso delle caldaie. E’ una iniziativa che si inserire in una visione ben più ampia perché guarda alle future generazioni e alla tutela dell’ambiente. Nelle nostre abbazie ragioniamo in un’ottica di secoli, pensando a chi verrà dopo di noi”.  Il professor Alberto Bertucco, docente dell’Università di Padova nonché direttore del Centro Levi Cases, illustra il funzionamento del fotobioreattore: “questo prototipo che rimarrà in funzione per tutto l’anno è stato progettato dall’ingegner Vecchiato. Noi abbiamo fornito la consulenza scientifica sulle micro alghe e il loro processo di accrescimento che qui viene favorito. Il fumo che esce dalla caldaia viene convogliato e pompato nella vasca. Grazie all’anidride carbonica aumentiamo fino a dieci volte la fotosintesi e le alghe crescono in modo esponenziale. A regime l’impianto produrrà mezzo metro cubo di alghe dalle particolari proprietà biostimolanti e fertilizzanti. Al termine delle sperimentazione pubblicheremo uno studio scientifico su tipologia di approccio utile per abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, un tema molto attuale che va risolto”. Erminio Cappellari del Gal Patavino osserva che questo progetto il risultato “di un lungo percorso che abbiamo fortemente voluto che fa diventare punto di forza gli scarti delle ramaglie”. “Con questa iniziativa l’economia circolare diventa realtà – aggiunge Paolo Minella che ha seguito il progetto per Coldiretti Padova – perché gli scarti della potatura si trasformano in risorsa per alimentare la caldaia dell’abbazia, un impianto a bassa emissione che comunque produce anidride carbonica. Anziché essere dispersa in atmosfera viene convogliata nel prototipo bioreattore, nel quale abbiamo inserito anche delle piastre a led perché alghe si producano anche di notte. Queste microalghe tornano poi all’agricoltura come fertilizzante: è la realizzazione del circolo virtuoso che fa bene all’ambiente e alle nostre aziende agricole”. Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova conclude: “Ci auguriamo che questo progetto permetta di realizzare il nostro sogno di replicare questi impianti anche in altre strutture come scuole, edifici pubblici per favorire una politica energetica veramente green. Nel prossimo futuro gli interventi a favore della sostenibilità ambientale saranno sempre più incoraggianti e finanziati, questo progetto può essere un primo passo significativo”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova