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Crisi pandemica, spiragli per l’agroalimentare veneto

Un anno caratterizzato da lockdown e restrizioni dovute al Covid hanno penalizzato fortemente l’intera economia ma un po’ meno l’agricoltura. Comunque il comparto agroalimentare veneto non è sfuggito alla potente morsa della crisi ma in misura minore rispetto ad altri settori economici, si pensi per esempio al turismo e alla ristorazione. I diversi comparti del primario hanno raggiunto nell’anno appena concluso performance in chiaroscuro che Veneto Agricoltura, com’è consuetudine ad inizio di ogni anno, ha analizzato nei dettagli.

Nel 2020 maggiori produzioni per le coltivazioni legnose e per numerose colture erbacee, questo grazie ad un andamento climatico che ha favorito lo sviluppo vegetativo e ridotto le problematiche fitosanitarie. L’andamento dei prezzi di mercato è risultato invece diversificato: la chiusura di molte attività dovuta al lockdown ha generato una riduzione della domanda, a fronte di un’offerta rigida, che ha inciso negativamente sui listini dei prodotti. Tuttavia, le difficoltà di commercializzazione a livello internazionale hanno ridotto la pressione concorrenziale sui prodotti competitors(in particolare i cereali), stimolando una tendenza al rialzo dei listini nella seconda parte dell’anno.

Alla fine del terzo trimestre 2020 (ultimi dati disponibili) le imprese venete attive erano 61.695 unità (-1,4%), un dato in linea con l’andamento del settore nazionale che ha registrato anch’esso una diminuzione simile (-1%). Di contro, sempre nei primi nove mesi dello scorso anno, nel Veneto è stata registrata una crescita degli occupati agricoli del +10%, un andamento ben superiore rispetto a quello nazionale (+1,5%), ma in linea con quello dell’intero Nord-Est (+7%). In aumento gli occupati dipendenti (+42,4%), mentre diminuiscono gli indipendenti (-1,9%).

Note positive arrivano anche dalla bilancia commerciale veneta che per la prima volta risulta in avanzo: il saldo positivo si è attestato infatti a circa +204 milioni di euro, in crescita del 96% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In pratica, le importazioni sono calate (4,9 miliardi di euro; -3,7%) più delle esportazioni (5,1 miliardi di euro per un -1,7%).

Una prima valutazione dell’andamento dell’annata agricola 2020 non può non tener conto degli effetti dell’emergenza sanitaria legata al Covid. Il settore agricolo ha subito ingenti danni, ma meno di altri. Tanto nella prima quanto nella seconda ondata della pandemia il blocco imposto a bar, ristoranti, agriturismi e agli spostamenti si è fatto e si sta facendo sentire sulla filiera degli allevamenti e sulle altre aziende che li riforniscono. Particolarmente colpiti gli agriturismi e le attività dei servizi offerti dalle aziende agricole (fattorie didattiche, centri estivi in fattoria), che registrano perdite di fatturato nell’ordine del -50% rispetto al 2019.

Passando alle singole produzioni, per quanto riguarda i cereali e le colture industriali l’annata agraria 2020 ha registrato incrementi generalizzati a due cifre, recuperando le flessioni registrate nel 2019. Rese record hanno interessato il mais (+30,7%), la colza(+33,7%), il grano duro (+27,3%), il grano tenero (+16,7%), le barbabietole (+14%), il tabacco (+23%) e la soia (+9%).

Andamento altalenante per le colture orticole con performance positive per pomodoro(+6%), asparago (+11,6%), patate (+23,5%) e negative per radicchio (-12,6%), lattuga (-5%), fragole (-3%), ecc. Calano le superfici produttive: Veneto Agricoltura stima che le orticole in piena aria, che rappresentano oltre il 70% degli ortaggi coltivati in Veneto, si attestino a circa 19.100 ettari (-5,3%), mentre le orticole in serra vengono stimate a circa 4.100 ettari (-4,7%).

Andamento climatico favorevole e problematiche di cimice asiatica più contenute rispetto allo scorso anno hanno riguardato le frutticole. Buoni aumenti delle rese in particolare per melo (+29,9%), pero (+195%), ciliegio (+69,4%). In calo, invece, le rese per pesche nettarine (-41,6%) e kiwi (-24%). Annata eccellente per l’olivo, dopo l’infausto 2019, con forti rialzi delle rese unitarie (+756%) e della produzione di olive (+762%).

Buone notizie arrivano anche dal vigneto veneto che nel 2020 ha ottenuto una produzione di uva di circa 14,1 milioni di quintali (+6,9% rispetto al 2019) e 11,7 milioni di ettolitri di vino (+7%). La superficie vitata è salita a 92.804 ettari, con un rialzo annuo del +3,9%. Il 77,1% circa della superficie riguarda aree DOC/DOCG, il 18,4% aree IGT e il restante 4,5% vitigni da tavola e varietali, a conferma dell’altissima qualità raggiunta dal comparto vitivinicolo veneto. Stabili i prezzi, mentre le conseguenze della pandemiainteressano prevalentemente le chiusure delle frontiere e del canale Horeca. Dopo diversi anni, si registra il primo segno meno nel commercio estero di vino veneto nei primi tre trimestri del 2020, visto che la nostra regione ha esportato per circa 1,57 miliardi di euro(-3,6%).

In difficoltà il comparto lattiero-caseario, con pesanti ricadute sugli allevamenti che forniscono la materia prima. La chiusura, o parziale chiusura, del canale Horeca e l’azzeramento dei flussi turistici hanno causato situazioni di eccedenza di latte (primavera) con crollo dei prezzi. Il prezzo del latte alla stalla diminuisce del -6% fermandosi ad una media annua pari a circa 36,5 euro/100 lt. In aumento le produzioni dei principali formaggi, soprattutto gli stagionati, come l’Asiago d’allevo (+40%), il Piave (+23%) e il Montasio (+8%), ma non del Grana Padano (-1,5%), condizionato negativamente dalle difficoltà di esportazione.

Anche il comparto zootecnico da carne veneto ha subito gli effetti del lockdown, seppure in maniera diversa a seconda della filiera produttiva. In forte diminuzione le macellazionidi bovini del -10%, soprattutto dei vitelli a carne bianca che hanno un importante sbocco nel canale Horeca, nonostante il sostegno della domanda domestica (+4,5% in volume).

Per quanto riguarda la pesca marittima, nel 2020 si sono registrate diminuzioni generalizzate della produzione locale e dei transiti di prodotti ittici nei mercati veneti a causa del protrarsi della chiusura delle attività commerciali abituali sbocchi di vendita del pesce, in primis ristorazione e turismo, oltre alle problematiche dovute al minor numero di giornate utili di pesca in mare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Helga Fazion nuovo direttore generale del Consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta

Helga Fazion – Direttore CB Alta Pianura Veneta

Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta ha nominato Helga Fazion nel ruolo di direttore generale dell’ente consortile che si occupa della sicurezza idraulica e della gestione della risorsa irrigua in un territorio pari a 172.998 ha diviso tra 61 comuni vicentini, 30 comuni veronesi e 5 padovani.

50 anni, originaria di Verona, laurea in economia e commercio, Helga Fazion è stata scelta, dopo un’attenta selezione, in virtù dell’esperienza acquisita sia nell’ambito della bonifica – ha ricoperto il ruolo di direttore del Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord – sia nel mondo delle utility pubbliche, in particolare nei settori delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dei servizi idrici integrati e dei rapporti tra azienda e utenti. “E’ per me un piacere tornare a lavorare in un Consorzio e per giunta in Veneto, mi sento a casa” dichiara il neodirettore, ed aggiunge “ringrazio il Consiglio per la fiducia riposta che farò assolutamente in modo di meritare anche alla luce delle importanti eredità che vado a raccogliere dai miei predecessori”.

Nominato anche il vicedirettore. “Persona dinamica e di grande esperienza, la dott.ssa Helga Fazion ha il profilo ideale per dirigere il Consorzio in un periodo di grandi sfide legate alla gestione del territorio in quest’epoca di mutamenti climatici: le faccio i più sinceri auguri di buon lavoro”, afferma il presidente del Consorzio di Bonifica Silvio Parise. Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre individuato in Paolo Ambroso, già dirigente dell’ente, la figura del vicedirettore generale che avrà il compito di affiancare il nuovo direttore nelle sfide che si presenteranno.

Fonte: Anbi

15 gennaio 2021, a partire dalle ore 18 webinar Argav sui Biodistretti veneti e italiani

“Dalla nascita dei biodistretti alla certificazione di gruppo. L’esperienza dei territori bio italiani” è il tema del webinar Argav organizzato venerdì 15 gennaio, dalle ore 18:00 alle ore 19:30 sulla piattaforma Zoom e sulla propria pagina Facebook.

Dopo il saluto del presidente Argav, Fabrizio Stelluto, questi gli argomenti che verranno affrontati: “Biodistretti in Italia, lo stato dell’arte”, relatore Alessandro Triantafyllidis, responsabile rete Biodistretti Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica); “L’esperienza della Calabria: il Biodistretto del Grecanico”, relatore Antonino Modaffari, vicepresidente Aiab Calabria e responsabile ricerca, sviluppo nonché referente per biodistretti, università ed enti di ricerca; “L’esperienza del Veneto: il Biodistretto dei Colli Euganei”, relatrice Sandra Furlan, referente biodistretti del Veneto; “Creare un biodistretto, sembra facile…”, relatore Renato Maggiolo, esperto di produzioni agroalimentari, fondatore de “Il profumo della freschezza” di Lusia (Ro); “Certificazione di gruppo, il futuro dei biodistretti”, ricerca di Sandra Furlan e Alba Pietromarchi, relatrice Alba Pietromarchi, ricercatrice esperta di filiera agroalimentare biologica Firab (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica). Coordina i lavori: Marina Meneguzzi, giornalista e vicepresidente Argav.

Per chi desideri partecipare, ottenendo il link di accesso, è necessario accreditarsi presso la segreteria Argav inviando una mail  ad  argav@fastwebnet.it

Impatto Covid su agroalimentare veneto nel 2020, venerdì 15 gennaio mattina su Zoom le prime valutazioni regionali in merito

Le prime valutazioni sull’andamento del settore primario regionale saranno presentate da Veneto Agricoltura venerdì 15 gennaio (ore 11:00) online sulla piattaforma Zoom. I diversi comparti, l’import/export, le conseguenze della pandemia finiranno sotto la lente di ingrandimento degli esperti dell’Agenzia regionale. Presenti anche l’assessore Caner e il direttore Dell’Acqua.

Sono quasi 61.700 le imprese agricole attive in Veneto iscritte nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio al terzo trimestre del 2020, annus horribilis a causa della pandemia. Si tratta di un numero che segna un calo di circa 900 unità (-1,4%) ma in linea con l’andamento registrato dal settore anche a livello nazionale (-1,2%). È questo il primo macrodato reso disponibile dagli esperti di Veneto Agricoltura che in queste ore stanno elaborando le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nel 2020 che saranno presentate in occasione del tradizionale incontro di inizio anno con la stampa. Per motivi Covid l’evento non si svolgerà in presenza ma sulla piattaforma Zoom (ai giornalisti interessati sarà fornito il link per poter partecipare; pertanto va segnalato a Veneto Agricoltura il nominativo della persona a cui inviare l’invito, ufficio.stampa@venetoagricoltura.org ).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Cresce in Veneto il bosco sostenibile: certificazione a 52.000 ettari

tagli di alberi gestiti dalle Regole

Avanza il bosco sostenibile in Veneto. Salgono a oltre 52.000 gli ettari che possono fregiarsi del marchio di gestione forestale sostenibile. Si tratta del marchio internazionale Pefc – Programme for endorsement of forest certification schemes -, assegnato ad enti e privati che garantiscono una gestione delle foreste mantenendone la biodiversità, la capacità di rinnovamento, la vitalità e la potenzialità ad adempiere a rilevanti funzioni ecologiche, senza comportare danni ad altri ecosistemi.

Crescono le adesioni in tre province venete. New entry del progetto di certificazione, di cui è capofila Confagricoltura Belluno in collaborazione con Confagricoltura Veneto, sono in provincia di Belluno i Comuni di Calalzo, Lamon, Longarone e Seren del Grappa, che si aggiungono a 15 Regole (Comelico, Auronzo, Vigo) e ai Comuni di Mel e Trichiana, raggiungendo quota 23.237 ettari. Ma il progetto piace anche alla provincia vicentina, dove sono entrati i sette Comuni dell’Altopiano di Asiago oltre a Caltrano, Calvene, Lugo e Valbrenta, per un totale di 27.399 ettari di bosco sostenibile. Nell’Alta Marca trevigiana hanno aderito invece Miane, Pieve del Grappa e Valdobbiadene, per un totale di 1.180 ettari.

Il certificato di sostenibilità è intestato a Confagricoltura Veneto, mentre Confagricoltura Belluno rappresenta il gestore e coordinatore del gruppo, denominato Veneto Foreste. La certificazione di gestione forestale sostenibile garantisce al consumatore finale che i prodotti di origine forestale (il legno o un suo derivato, come la cellulosa, ma anche i prodotti forestali non legnosi, come funghi, tartufi, frutti di bosco, castagne) derivino da foreste gestite in maniera legale e sostenibile, quindi che non provengano da tagli illegali o da interventi irresponsabili, che possono portare all’impoverimento o alla distruzione delle risorse forestali. Il legname o la fibra può essere marchiato per poter rimanere rintracciabile nelle varie fasi delle successive lavorazioni, sino al prodotto finito, ed è quindi commerciabile come proveniente da boschi gestiti in maniera corretta.

Diversificazione. “Siamo in continua espansione – spiega Michele Salviato, responsabile della gestione forestale sostenibile di Confagricoltura Belluno -. “Il progetto piace ed è ritenuto interessante a livello commerciale, anche perché ci sono bandi regionali del Programma di sviluppo rurale che offrono contributi a chi abbraccia la gestione sostenibile delle foreste. Il marchio Pefc diventa un valore aggiunto anche per gli enti pubblici e privati. Ci sono Comuni che ci credono così tanto che si certificano pur non avendo vantaggi diretti, in quanto possono contare su piccole superfici. La certificazione, inoltre, ora comprende anche la possibilità di vendere piccoli oggetti realizzati direttamente nel bosco come panche, tavoli, strutture. Si adatta anche a progetti di valorizzazione dei prodotti forestali da filiera locale, come quello finanziato dalla Camera di Commercio di Belluno e da Confagricoltura per favorire il comparto forestale e la filiera corta, con un sistema di tracciabilità che può dare certezza sull’origine del legno impiegato nella produzione”. “Il mercato accorda sempre di più la preferenza ai manufatti realizzati con legname proveniente da foreste gestite in modo sostenibile – chiosa Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno -. Il bosco copre circa il 25 per cento della superficie del Veneto ed è in continua espansione. La certificazione è un passo in avanti importante per valorizzare i nostri boschi, che vantano legni molto pregiati e può servire, in un’ottica futura, a creare filiere che portino lavoro e occupazione”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Brexit: raggiunto l’accordo commerciale tra UE e UK, ripristinati i controlli di frontiera ma no a tariffe doganali

Dalla mezzanotte del 1 gennaio 2021 è scaduto il periodo di transizione concesso al Regno Unito per i negoziati per l’uscita dall’Unione europea.

La necessità di cercare un accordo su “come lasciarsi” ha portato ad un’accelerazione delle trattative che si è concretizzata nel raggiungimento di un’intesa comune coronata dall’aggiunta degli ultimi elementi mancanti, arrivati ed approvati da Westminster proprio nella giornata del 30 dicembre 2020: il trattato di commercio e cooperazione, l’accordo che riguarda le procedure di sicurezza per lo scambio e la protezione delle informazioni classificate e l’accordo tra il governo del Regno Unito e la Comunità Europea dell’Energia Atomica per la cooperazione sugli usi sicuri e pacifici dell’energia nucleare.

Entrambe le parti hanno lavorato per scongiurare un’uscita “no deal” (senza accordo). Dopo aver raggiunto un’intesa su questioni come l’abbandono dell’UK al programma Erasmus+, la libertà di circolazione dei cittadini europei nel paese (dal 2021 sarà necessario il passaporto), la condizione di permanenza dei cittadini europei e quelle di arrivo per i nuovi lavoratori, l’abolizione del free roaming, è stato raggiunto un accordo sulle questioni commerciali, le più spinose. Il Regno Unito lascerà infatti il mercato unico europeo ma i commerci con i paesi UE non vedranno l’introduzione di tariffe doganali mentre saranno ripristinati i controlli di frontiera. L’accordo complessivo e definitivo approvato entrato in vigore in modo temporaneo dal 1 gennaio 2021 è in attesa della votazione formale del Parlamento europeo che si riunirà in plenaria a inizio marzo.

Fonte: Europe Direct Comune di Venezia

Epifania. Le donne di Coldiretti sostengono le mamme in Africa. Il progetto #solodalcuore incassa i primi 10mila euro di solidarietà, obiettivo: dopo l’ambulatorio, il reparto e la scuola di formazione per ostetriche.

Il cuore della gratitudine è arrivato nelle case degli italiani che, partecipando all’operazione di solidarietà a favore del Cuamm Medici con l’Africa, ha prodotto quasi 10 mila euro già versati a sostegno dell’iniziativa “Prima le mamme e i bambini” 

Spiega Chiara Bortolas presidente delle agricoltrici: “Grazie alle donazioni di molti cittadini che hanno ordinato questo cuscino fatto dalle agrisarte di Sant’Erasmo abbinando due tessuti uno “Made in Italy” e l’altro Wax, che racchiude un interno in fibra naturale a base di ortica e mais, abbiamo raccolto la prima cospicua cifra che permetterà al personale sanitario di costruire un primo ambulatorio per le visite. Il prossimo passo è un reparto e una scuola di formazione. Serve dunque ancora lo sforzo di tutti per dare forza all’idea è di Katia Zuanon, titolare di Prayers Collection e finalista del concorso per l’innovazione Oscar Green che – continua la dirigente – ha coinvolto molte espressioni del mondo femminile padovano. Dalle imprenditrici della Laguna Nord abili in sartoria fino all’agenzia di comunicazione Ipsofactory guidata da Fiorella Toffano, una rete femminile ha lavorato all’intera pianificazione dai social alla piattaforma e-commerce. Una filiera che ha prodotto un risultato concreto”. Basta navigare in www.solodalcuore.it e procedere con la compilazione dei campi per avere a domicilio un cuore morbido e promuovere un atto di beneficenza.

Finalità sociale. “C’è ancora stupore per la risposta registrata da tutte le parti d’Italia, i cuori che si possono ancora acquistare sono recapitati direttamente a domicilio con spedizioni tramite corriere. Si tratta di oggetti esclusivi – sottolinea Chiara Bortolas – nessuno è uguale e soprattutto è il cuore che ti sceglie. E la magia avviene ogni volta che si scarta la confezione”. In un momento in cui siamo obbligati alla distanza Coldiretti ha creato un ponte per stare più vicinoalla gente di buona volontà e ai bisognosi. L’Africa è il cuore del mondo e le donne sono la vera speranza di un continente saccheggiato da troppo tempo, sfruttato e pieno di contraddizioni. E seppur nella sua fragilità quella terra e quei popoli hanno fame di vita”. In questo periodo sui profili facebook instagram gente comune, personaggi famosi, politici e artisti hanno postato il loro messaggio alimentando la condivisione e la conoscenza di questa campagna solidale che continua con edizioni speciali per la Befana, per San Valentino  per la festa della donna e della mamma fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: una scuola per ostetriche e un reparto attrezzato per le visite e i ricoveri.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Vendemmia 2020 in Veneto, ottima produzione sia in termini di quantità che di qualità

14 milioni di quintali di uva per oltre 11 milioni di ettolitri di vino, di cui l’80% a Denominazione, Veneto primo in Italia per produzione ed export: ecco i dati ufficiali definitivi dell’ultima vendemmia forniti lo scorso 23 dicembre in occasione del terzo e ultimo focus 2020 del Trittico Vitivinicolo, “storico” evento organizzato giocoforza online da Veneto Agricoltura con Regione e Avepa, che ha visto la partecipazione di oltre un centinaio di operatori.

Sinergie. Nell’occasione, l’Assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner, ha ribadito l’importanza e la necessità di stringere un rapporto sempre più stretto tra agricoltura, nello specifico il comparto del vino, e il settore del turismo al fine di valorizzare e promuovere sempre più il territorio e le eccellenze agroalimentari che il Vento sa esprimere. Ma ha anche chiesto più collaborazione tra gli operatori del settore, tra loro e con la stessa Regione. Durante l’incontro, non si è discusso solo di vendemmia ma anche di export di vino veneto, dei mercati del vino, di vendite nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e sulle piattaforme online in questo periodo Covid, caratterizzato da lockdown e limitazioni di ogni tipo.

Complessivamente, la vendemmia 2020 – senz’altro molto positiva, in particolare per i vini rossi, in termini sia di qualità che di quantità, come hanno sottolineato Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Regione Veneto-Direzione Agroalimentare – ha prodotto nel Veneto 14.039.000 quintali di uva, una quantità superiore rispetto allo scorso anno (che era stata di 13,159 mln/q) e inferiore rispetto all’abbondante vendemmia del 2018 (16,409 mln/q). Di questi 14 milioni di quintali, ben 10 milioni (per l’esattezza 9,936 mln/q) sono DOC e DOCG e circa 3 mln/q  (2,921 mln/q)IGT, a conferma dell’altissima qualità ormai raggiunta dal vigneto veneto. La parte del leone come sempre l’ha fatta il Prosecco (un risultato che quasi non fa più notizia) con 4,241 mln/q di uva prodotta, segnando un balzo del +19,42% nel quadriennio 2017-2020 (+1,5% rispetto al 2019). Seguono a distanza siderale tutte le altre Denominazioni: Delle Venezie cioè il Pinot grigio (1,379 mln/q; +2,92% rispetto allo scorso anno); Conegliano-Valdobbiadene (1,005; -2,56%); Valpolicella (0,773; -14,30%); Soave(0,584; -22,51%); Garda (0,351; +15,13%); Venezia (0,343; -1,11%); Asolo Prosecco (0,285; +31,54%); Bardolino (255; +2,59%); Valdadige(0,153; +7.70%), ecc. Ricordiamo che l’elenco completo delle performance raggiunte nel 2020 dalle 21 Denominazioni venete sono disponibili, assieme a tutte le slide presentate questa mattina (superfici, export, ecc.) all’indirizzo internet: https://www.venetoagricoltura.org/evento/consuntivo-vendemmia-2020-e-focus-su-il-mercato-del-vino-veneto/

Relativamente alla superficie vitata, suddivisa per varietà, la Glera (Prosecco) si posiziona al primo posto con oltre 36.000 ettari coltivati, seguita da Pinot Grigio (16.147), Garganega (8.923), Corvina (7.050), Merlot (5.797) e tutte le altre. Come accennato, se la vendemmia 2020 nel Veneto è andata bene, altrettanto però non si può dire per l’export di vino che, come ha sottolineato Alessandra  Padoan della U.O. Sistema Statistico della Regione Veneto, a causa delle difficoltà dell’anno in corso, ha visto interrompersi la lunga e inarrestabile crescita che negli ultimi anni aveva portato la nostra Regione nelle prime posizioni della graduatoria mondiale dei Paesi esportatori, collocandosi infatti alle spalle di Italia, Spagna e Francia. In pratica l’export di vino veneto, dopo un primo trimestre 2020 positivo, ha subito un rallentamento, confermando comunque il Veneto prima Regione italiana esportatrice di vino (in valore: 1.574 mln/euro, il doppio di Piemonte e Toscana messe assieme).

Gdo. Tra lockdown e restrizioni di ogni tipo, la crisi per Coronavirus ha dunque colpito duro anche il comparto del vino che, però, ha trovato nella GDO un importante canale di vendita. Sull’argomento è intervenuto Francesco Scarcelli, responsabile del segmento vini e liquori di Coop Italia, che ha spiegato dettagliatamente perché la GDO ha registrato un andamento positivo relativamente le vendite di vino durante la pandemia. Anche il video con l’intervento di Scarcelli è disponibile all’indirizzo internet sopra segnalato. Interessante anche l’intervento di Fabrizio Gatto, buyer e consulente di importanti aziende vinicole che operano sui mercati internazionali, il quale ha ricordato che oggi i prodotti di fascia troppo bassa faticano sempre più ad imporsi sui mercati globali. Ritrovarsi nella fascia bassa dello scafale significa, per i produttori, squalificare i propri vini con pesanti conseguenze nel lungo termine. Alcuni dei marchi più importanti hanno totalmente abbandonato la GDO puntando solo sulla ristorazione perché “fa moda” ma, in periodi di crisi come questi, la GDO è stato l’unico canale di vendita che ha resistito, anzi che ha visto aumentare le vendite del 20%. Ne hanno così beneficiato i marchi che erano già presenti con etichette di fascia medio-alta, magari inseriti in vetrine speciali insieme a qualche champagne francese. Gatto ha anche chiesto maggiore collaborazione e meno provincialismo tra le realtà produttive italiane, nane in confronto ai grandi player internazionali del vino.

On line. Al focus di Veneto Agricoltura è intervenuta anche José Rallo, consigliere di amministrazione dell’Istituto per il Commercio con l’Estero e Amministratore delegato di Donnafugata, una delle più importanti aziende vitivinicole italiane. Nell’occasione, la manager ha ribadito l’importanza delle vendite online di vino, cresciute in tutto il mondo in maniera quasi esponenziale in questo 2020. Si pensi che in Cina l’e-commerce di vino è cresciuto quest’anno del 30%. Nel 2021 si stima che il Paese asiatico sarà superato dagli USA dove il valore medio di una bottiglia di vino è di 28 dollari, cifra che non ha bisogno di commenti. Si può vedere la registrazione dell’evento al seguente link:  https://venetoagricoltura-org.zoom.us/rec/share/4PBCafJg24l5lpFHMbE7key8PaEXfc1JgcqglWK_oZLxd8pAZJi9TCveddzRTA3W.VxRkR90d95hIJQPt digitando alla richiesta questo Passcode di accesso: 3YZc%K5=
(e si può scaricare il video).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

In Veneto un nuovo Presidio Slow Food: la pecora brogna della Lessinia

Pecora brogna (foto Marco Malvezzi)

In provincia di Verona, nei pascoli di un’area incontaminata circondata da vette che raggiungono i 1800 metri di altezza e protetta, in parte, dal Parco Naturale Regionale della Lessinia, una speciale razza ovina autoctona ha trovato il luogo ideale in cui stabilirsi e di cui, da secoli, è la protagonista. Si tratta della pecora brogna, conosciuta anche come badiota, prognola o nostrana, che da oggi è entrata a far parte della ricca famiglia dei Presìdi Slow Food.

L’importanza della brogna per il territorio risale al tempo degli Scaligeri, attorno al XIII secolo, che traevano dall’indotto della sua lana molta della loro ricchezza. La pecora brogna era ormai perfettamente insediata e ricopriva un ruolo di prim’ordine nell’economia locale. A testimonianza di ciò, alcuni simboli architettonici sono tuttora presenti in città, come il Capitello dell’agnello, simbolo dell’Arte della Lana, o la loggia delle Sgarzerie, un portico del XIV secolo dove storicamente si svolgeva la commercializzazione dei panni di lana.

La pecora brogna è di taglia media, ha zampe sottili e una struttura più snella rispetto alle razze più produttive. Ciononostante, viene allevata per la sua carne delicata, il latte e la lana, caratterizzata da una fibra morbidissima molto più sottile rispetto ai filati delle razze locali più comuni. «Uno dei principali problemi della zootecnia moderna – spiega Marcello Volanti, referente locale dei produttori – è l’eccessiva specializzazione a cui vengono sottoposti gli animali. La pecora brogna invece, in netta controtendenza, pur non essendo nota come animale squisitamente lattifero o ideale per grandi produzioni di carne o lana, raggruppa in sé questa triplice attitudine produttiva che, soprattutto in passato, ha rappresentato un’importante integrazione al reddito, e questo fino agli anni ‘70 del secolo scorso per molte famiglie che abitavano queste montagne». E, nonostante con il passare del tempo le condizioni di vita in queste vallate si siano fatte meno gravose, la pecora brogna continua a rappresentare un presidio preziosissimo per il territorio.

«In queste montagne – racconta Volanti – il nostro motto è: una pecora per l’ambiente. È stato coniato perché siamo fieri del lavoro prezioso che questo animale svolge nelle nostre zone. Pascolando, oltre a tenere viva la montagna, non permette il rimboschimento dei prati e dei pascoli. Inoltre questo animale, nutrendosi in via pressoché esclusiva di erba e fieno, non entra in concorrenza con l’uomo nella catena alimentare. Si tratta di una produzione zootecnica ampiamente sostenibile, visto che per alimentarla non abbiamo bisogno di ricavare superfici seminative sempre nuove e più grandi». Gli ovini, infatti, vengono allevati al pascolo, in greggi con meno di cento capi, e sono alimentati con le essenze spontanee dei pascoli dell’alta Lessinia, uno dei pochi territori italiani ad aver ottenuto il riconoscimento di Paesaggio Rurale Storico. A partire dal 2012, anno di fondazione dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna, allevatori, tecnici, ristoratori e trasformatori lavorano sinergicamente per valorizzare questa razza e i suoi prodotti. Non solo lana e formaggi a latte crudo, ma anche una carne dalle caratteristiche uniche. «Dal punto di vista organolettico – spiega Antonella Bampa, fiduciaria della Condotta Slow Food di Verona – la carne della brogna non è caratterizzata dal tipico afrore ovino, ma risulta gradevole e profumata. È molto delicata e porta con sé un equilibrio tale da non influenzare prepotentemente le preparazioni di cui è protagonista. I ristoratori veronesi l’hanno sempre inserita volentieri nei loro menù, rappresentando un’alternativa locale e poco commerciale rispetto ai più noti agnelli scozzesi o neozelandesi. La vera difficoltà sta nel vincere le resistenze legate al consumo della pecora, a cui, nel tempo, la maggior parte della popolazione si è disabituata, e ai luoghi comuni associati alla sua invadenza olfattiva e gustativa».

Un obiettivo, questo, che richiede un paziente e costante dialogo con il territorio e che guarda inevitabilmente al futuro. Da oggi, però, con più ottimismo. «Il riconoscimento del Presidio Slow Food, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, – conclude Volanti – è molto importante non solo da un punto di vista simbolico, ma soprattutto per coloro che, da una decina d’anni, si impegnano attivamente per sensibilizzare cittadini, ristoratori e turisti sul ruolo cruciale sia per l’ambiente che per l’economia locale che questa pecora ricopre nel nostro territorio. La salvaguardia della biodiversità comincia, innanzitutto, con ciò che ciascuno di noi decide di portare nel proprio piatto ogni giorno, ragionamento che diventa ancora più fondamentale se si parla di razze in via d’estinzione come, appunto, la pecora brogna. Ci sono molti giovani volenterosi della zona che si stanno avvicinando a questa razza ovina ma è necessario che, nei loro sforzi, si sentano sostenuti dalla comunità in cui vivono. È questo il nostro augurio per il futuro».

Fonte: Servizio stampa Slow Food

Lutto in casa Argav

E’ mancata lunedì 28 dicembre scorso Edda, mamma del collega giornalista Argav Donato Sinigaglia, consigliere Unaga. Il  rito funebre sarà celebrato mercoledì 30 dicembre p.v. alle ore 10:30 a Rovigo nella chiesa di San Pio X. 

Il Presidente, il Direttivo, i giornalisti e i soci Argav esprimono a Donato e alla sua famiglia sentite condoglianze e vicinanza in questo momento di dolore.