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Verso Fieragricola Tech 2023. Rinnovabili, la sfida del fotovoltaico, opportunità per l’agricoltura senza spreco di suolo.

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La sfida è ambiziosa: arrivare ad almeno 52.000 MW di capacità fotovoltaica entro il 2030, con una crescita dell’82% fra il 2025 e il 2030. E il vantaggio non è solo di natura ambientale, visto l’obiettivo di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche di aumentare la resilienza degli agrosistemi ai cambiamenti e migliorare l’efficienza energetica. La strategia delle energie rinnovabili, a livello europeo inserita nei progetti «Green Deal» e «Fit for 55», richiede impegno, ma allo stesso è alla portata degli operatori, purché si semplifichino gli iter autorizzativi e procedurali. E anche l’agricoltura, attraverso veri e propri «sistemi» agrovoltaici, giocherà un ruolo nella diffusione dell’energia pulita, anche se ad oggi solo l’11,5% della potenza fotovoltaica installata in Italia (pari a 2.497 MW) è generata da 38.115 impianti installati nelle aziende agricole (il 4,07% del totale degli impianti). I numeri, forniti da Nicola Colonna del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali del Gruppo agrivoltaico sostenibile di Enea, sono stati illustrati nei giorni scorsi nel corso del webinar moderato da Giulio Meneghello (caporedattore di QualEnergia, partner dell’evento) sulle “Applicazioni fotovoltaiche per le imprese agricole italiane”, organizzato da Fieragricola Tech, manifestazione in programma a Veronafiere i prossimi 1 e 2 febbraio e dedicata, come ha ricordato Sara Quotti Tubi (event manager di Fieragricola), «ha tre focus specifici nell’ambito delle tecnologie: le energie rinnovabili in agricoltura, l’agricoltura digitale e la smart irrigation».

L’Italia, grazie alla dotazione finanziaria prevista dal Pnrr, può contare su un piano di risorse pari a 1,10 miliardi di euro per gli impianti agrovoltaici di medie e grandi dimensioni e su 1,5 miliardi di euro per la realizzazione del cosiddetto Parco agrisolare, così da incentivare l’installazione di pannelli ad energia solare sui tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. «Fra i benefici dell’agrovoltaico – ha riassunto Michela Demofonti, coordinatrice del gruppo di lavoro Agro-Fv di Italia Solare – vi è la possibilità dell’utilizzo simultaneo del territorio per l’agricoltura e per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico, che permette così di aumentare la resilienza dei terreni agricoli, diversificare le fonti di reddito e creare valore aggiunto alle aree rurali». Secondo i calcoli di Italia Solare, entro il 2030 sono necessari 41,4 GW di nuove installazioni fotovoltaiche e la nuova potenza, in particolare, richiederebbe circa 54.000 ettari di superficie, il 30% della quale potrebbe sfruttare i tetti. «Pertanto – ha reso noto Demofonti – la superficie agricola necessaria è di meno di 38.000 ettari, equivalente allo 0,23% della superficie agricola totale».

Per rispettare gli ambiziosi obiettivi europei è necessario, tuttavia, un cambio di marcia. Lo ha riferito Marino Berton di Esco Agroenergetica (Cia-Agricoltori Italiani): «Nel corso del primo semestre 2021 sono stati installati in Italia impianti fotovoltaici per 362 MW, mentre, a partire dal prossimo anno e per tutto il prossimo decennio, sarà necessario installare mediamente 2.500 MW ogni semestre, cioè quasi sette volte tanto», ha calcolato.  Sarà sicuramente utile, per Berton, «cogliere l’opportunità offerta dalla futura costituzione di numerose comunità energetiche, nelle quali gli agricoltori produttori di energia potranno partecipare, fornendo un contributo alla produzione di rinnovabili al servizio della comunità e ottenendo benefici economici. E a livello comunitario, l’Unione europea sta mettendo a punto una strategia per promuovere le Comunità energetiche rurali, che rappresentano una nuova opportunità». Fra impianti elevati da terra, interfilari, verticali, gli impianti agrovoltaici che adottino soluzioni integrative innovative «devono svilupparsi in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, anche consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione – ha specificato Nicola Colonna di Enea –. Il decreto legge 77 del 31 maggio 2021 prevede infatti che l’accesso agli incentivi per gli impianti sia subordinato alla contestuale realizzazione di sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

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